martedì 21 febbraio 2017

PRIMA DI PENSARE ALL'APOSTROFO, COMINCIAMO A USARE IL LINGUAGGIO IN MODO ANTISESSISTA

Ho trovato lodevole la campagna di Real Time ("Un amore è un'amore") che invita a firmare una petizione affinché l'amore "non sia mai un errore". Ne ho trovato lodevole l'intento antidiscriminatorio, diciamo, ma non la sua richiesta ovvero la petizione all'Accademia della Crusca: "Chiediamo all’Accademia della Crusca di poter scrivere la parola amore sia al maschile sia al femminile. Un amore universale, che certifichi in ogni momento la legittimità dell’amore, di ogni genere di amore. In tal modo vogliamo istituire il genere neutro per la parola amore. Anche se il genere neutro nella nostra lingua non esiste."

L'idea è molto bella ma mi domando: perché scomodare l'introduzione del genere neutro, che nella nostra lingua non esiste, per diffondere il messaggio che l'amore non sia mai un errore?
Perché, se ragioniamo così, credo che anche altri bellissimi sostantivi non dovrebbero avere un genere, come la speranza, la bellezza, la pace, l'universo, la saggezza, la musica...Perché mai la musica deve essere solo femminile? E perché il senno solo maschile?

L'Italiano è una lingua che declina le parole al femminile o al maschile. Un genere neutro avrebbe fatto molto comodo anche a me nella stesura di "Ti amo in tutti i generi del mondo" dove per tutta la lunghezza del romanzo ho dovuto parlare di una persona senza esplicitarne mai il genere e il sesso ma non mi è sembrato il caso di crearne uno ex novo.

Ben altre, dovrebbero essere, a mio avviso, le "battaglie" linguistiche, per altro condotte senza sovvertire le nostre regole grammaticali.
Basterebbe, ad esempio, iniziare a declinare anche al femminile cariche finora usate solo al maschile (sindaca, ministra, avvocata...), come proposto anche sullo stesso sito dell'Accademia della Crusca per fare in modo che nell'immaginario collettivo anche i ruoli più importanti siano associati alle donne, non solo agli uomini. Oppure basterebbe evitare termini maschili come "assoluti" (ad esempio: "uomo" usato al posto di "persona" o "essere umano"). Sarebbe inoltre utile aggiungere anche i nomi femminili a quelli maschili quando si parla di un gruppo di persone eterogeneo (ad esempio usare "signori e signore", "bambini e bambine", etc etc).
Sempre valide e utilissime, a questo proposito, le "Raccomandazioni per un uso non sessita della lingua italiana" di Alma Sabatini cui faccio spesso riferimento quando ho qualche dubbio.

Vi invito anche a leggere, sulla questione, l'articolo di Mariangela Galateo Vaglio pubblicato su L'Espresso dal titolo "No, la lingua italiana non è sessista: ci sono il maschile e il femminile. Cominciate a usarli" di cui cito un passaggio: "Non è discriminatorio usare amore come termine al maschile, anche perché amore copre tutta una serie di possibilità: può essere amore fra un uomo e una donna, fra due donne, fra due uomini, fra madre e figlio, padre e figlia, genitori e figli, e chi più ne ha più ne metta. Non c'è quindi nulla di discriminante, così come la bellezza copre bellezza femminile e maschile, la scienza è fatta da scienziati e scienziate, la virtù può essere praticata da chiunque."

E voi cosa ne pensate?

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