mercoledì 6 luglio 2016

L'EDUCAZIONE SESSUALISTA

E poi ti arrivano articoli da parte di lettrici ai quali non puoi proprio dire di no e così, volentieri, finisci per rompere il "silenzio stampa" che per impegni vari negli ultimi mesi avevi tenuto sul blog per pubblicare qualcosa che possa far riflettere. 
Ringrazio Maria per avermi inviato questo post che inoltro.

"Si parla sempre di femminicidio. Ci sono periodi in cui l’ondata sembra sempre più intensa, ma non c’è giorno, purtroppo, che alle cronache non si parli di atti violenti commessi contro le donne. Questa pessima ‘quotidianità’ mi fa pensare come la cultura e il contesto in cui viviamo siano un elemento inscindibile per la legittimazione tacita a certi abusi. E mi è venuto in mente un episodio accadutomi qualche anno fa a Bologna.

Un sabato sera, in pieno centro, fui molestata per strada da due ragazzi sui vent'anni i quali mi accerchiarono e palpeggiarono per qualche secondo, senza nessuna motivazione se non la noia. Furono un paio di secondi eterni nei quali, guardandoli negli occhi, chiesi loro di andarsene. Loro ridevano, mi sfidavano a gesti provocatori come a dire "guarda che se voglio continuiamo non abbiamo bisogno che tu ci dica cosa dobbiamo fare". Contuinuarono a ridere per poi allontanarsi soddisfatti in una direzione opposta alla mia.

Per pura fortuna quel 'gioco' fu per loro sufficiente e non proseguì oltre. Iniziai a correre verso casa, prestando un occhio sempre dietro perché temevo potessero tornare e memorizzare dove abitassi, ma erano già andati via. Una volta arrivata a casa, iniziai a piangere di rabbia e di umiliazione. Avrei voluto spaccar loro la faccia. La notte diedi pugni al cuscino per il nervosismo che avevo addosso. Mi sentivo impotente.

La cosa curiosa è però che in quei momenti pensai anche ad alcune altre cose tipo "ma se indossavo un giubbotto pesante, ed ero tutta coperta, perché lo hanno fatto? ... Ma mica hanno avuto il tempo di vedere che avevo la gonna corta! Era sotto il piumino e poi avevo dei collant così spessi! ...Forse avrei dovuto farmi accompagnare, se fossi stata con un uomo questo non sarebbe successo". Insomma, una donna 'emancipata' come me, si ritrovava a pensare come i suoi stessi aggressori. 

Il fatto che passasse tanta gente da lì, non mi fece soffermare sul perché quella stessa gente non mi avesse aiutato (del resto io ero così impietrita che riuscii soltanto a guardare i miei aggressori con rabbia e senza riuscire ad emettere alcun suono), quanto che quei ragazzi, in base alla loro educazione, si fossero sentiti legittimati a farlo. Ero una donna sola, per strada, di sabato sera, quindi non importava che ci fossero testimoni perché evidentemente per loro non era sbagliato, era solo una bravata. Che i passanti abbiano pensato lo stesso? Non lo so, ma forse, senza accorgermene, io sì perché non li denunciai, in quanto temevo che, se fossi entrata in una questura, magari non avrebbero preso la cosa molto sul serio (e temo che si sarebbe dato poca rilevanza all'accaduto anche se il verbale lo avesse steso una donna).

Quello che voglio dire è che senza accorgercene siamo noi stess* a sminuire certe brutte esperienze. E' stata un'aggressione di lieve entità rispetto a quello che sarebbe potuto succedere, non mi sono fatta del male e non ha avuto ripercussioni se non per il fatto che non mi sentivo a mio agio già da prima a camminare da sola la notte, ma è stata violata la mia dignità di persona. L’entità dell’atto violento non è quantificabile in termini di tempo. Per me pochi secondi sono stati un’eternità e non oso pensare cosa siano in una violenza sessuale. E la stessa cosa vale se fossi stata ubriaca o comunque in uno stato alterato: no, non me la sarei andata a cercare. E loro, anche se fossero stati ubriachi, non avrebbero avuto attenuanti. Ma questo la società sembra sempre ignorarlo, perfino le donne stesse.

L'educazione sessual(ista) che ci è sempre stata impartita è che se un uomo ci prova, in qualche modo lo hai sempre provocato tu. Se cammini sola, vuol dire che non appartieni a nessuno, neanche a te stessa. Siamo abituate a giustificare, a tralasciare, ad accettare certi sguardi e certe frasi di passanti divertiti che fanno branco con i loro amici.

Sono cose molto forti quelle che sto scrivendo e volutamente provocatorie perché più che lo stupore o la rabbia dovrebbe prevaricare il senso d'identità e dignità.
Siamo noi stess* che alimentiamo in maniera del tutto inconscia certi stereotipi. Retaggi culturali che appartengono anche alle persone violente. Purtroppo c'è un minimo comune denominatore che ci lega. E questo legame lo dimostra anche che io provi comunque imbarazzo a scrivere questo episodio, nonostante il tempo passato, nonostante quello che abbiano fatto, in quel momento, mi abbia nuociuto; di quell’imbarazzo che non proverei se avessi raccontato che tempo addietro mi rubarono il portafogli. Perché in quest'ultimo, ipotetico, episodio ci sarebbe stata pure una denuncia e non mi sentirei in colpa di portare sempre dei soldi in tasca".

Maria La Paglia

Web content e Social media manager. Socia dell’Associazione Frame http://www.associazioneframe.it. Coautrice del libro di racconti “Bye bye bulli” contro il bullismo omofobico.

1 commento:

  1. Una volta un tizio ha iniziato ad insultarmi per strada perché secondo lui il mio cane non doveva stare lì, dettaglio: era un parco aperto ai cani, però il cane era un pretesto, tempo fa ho lasciato chiaro che i suoi avanzi non mi interessavano, lui ferito nel suo ego ha voluto farmela pagare cercando di umiliarmi o farmi vergognare davanti a tutti, peggio per lui perché ho iniziato a urlarli contro dicendogli che era un vigliacco e se ne inventava queste cazzate solo perché ero donna e non lo ca**vo per nulla.
    Lui se ne andato di corsa

    Non dico che le donne debbano reagire ma a volta una semplice urlata in faccia, oppure un atteggiamento da "dura" allontana queste carogne. Come ho imparato durante il corso di arti marziali bisogna sempre cercare di dare una distanza di almeno un braccio dalle persone e non assumere posizioni da vittima, è brutto ma il mondo funziona cosi un po' di mer**

    Ciao!!

    Sky

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