giovedì 13 novembre 2014

"L'ALTRA PARTE DI ME", LA STORIA DI GIULIA E FRANCESCA

Due persone si incontrano su Facebook, si scrivono, si conoscono, abitano lontane e così parlano tramite Skype. Si innamorano. Sono davvero molto giovani, tuttavia riescono a incontrarsi, seppur fra mille difficoltà, sancendo l'inizio di una storia d'amore importante.

Ora, se queste due persone fossero un ragazzo e una ragazza potrebbero, per esempio, parlare ai propri genitori di questa novità così grande nella loro vita, potrebbero chiedere il loro consiglio, l'aiuto per potersi incontrare con una certa costanza, potrebbero invitare a casa la loro metà per conoscere la propria famiglia, potrebbero mangiare tutti insieme e poi, magari, passeggiare mano nella mano per la città...

E invece tutto questo, per le persone protagoniste de "L'altra parte di me", non è affatto scontato, né così semplice. Perché queste persone non sono un lui e una lei, ma sono Francesca e Giulia.
E' forse questo che mi ha più toccata del nuovo libro di Cristina Obber pubblicato per le edizioni Piemme, la semplicità con cui viene narrata una storia d'amore intensa e, di contro, lo spietato realismo con cui questa storia viene contrastata dal mondo esterno, per paure e pregiudizi. Ho empatizzato con le protagoniste e mi sono arrabbiata con chi non le comprendeva e la faceva sentire sole, come se stessero facendo qualcosa di male e non semplicemente vivendo un amore pieno di rispetto.

Eppure sarebbe così semplice, mi dicevo. Eppure basterebbe tanto poco...
Il finale non lo racconto ma posso solo dire che non lascia con l'amaro in bocca ma che, al contrario, dona speranza.

Sono stata contenta di vedere questo romanzo in libreria nella sezione dedicata agli adolescenti o young adult come dir si voglia, pubblicato da una casa editrice importante, accanto ad altri testi a loro dedicati. Rendere storie d'amore come questa in un certo senso "mainstream" (mi si passi il termine) credo che possa aiutare le ragazze e i ragazzi ad accettare l'unicità propria e altrui con semplicità e naturalezza liberandoci, tutti, dai pregiudizi.
Perché, alla fine, sono le storie che parlano al cuore a cambiare il mondo.

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