venerdì 3 maggio 2013

SE QUESTA E' LIBERTA'

Queste le tre notizie d'apertura del sito del TG1 di oggi, nel momento in cui scrivo: Giovane accoltellata e uccisa in strada a Ostia; Ragazza uccisa nel Livornese, fermato un senegalese; Ventenne trovata morta in stanza d'albergo.

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In Italia abbiamo un problema. Ma sembra che questo problema sia sempre meno urgente di altri problemi. C'è gente che si suicida, gente che muore perché non ha lavoro, gente che non ha i soldi per campare, per studiare, gente che deve emigrare...E poi, diciamolo, la violenza non è mica solo quella contro le donne. Insomma, oggi come ieri, il problema della violenza sulle donne continua ad essere qualcosa di meno prioritario.

Laura Boldrini, che per inciso è una che sull'emergenza del lavoro continua instancabilmente a battere chiodo, racconta in un'intervista delle minacce subite via web e della necessità di arginarne l'anarchia: minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini. Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra. (Fonte: Repubblica.it).

Risultato? Un'alzata di scudi contro la censura del web (almeno, questa è stata la mia percezione).
Ma io mi e vi chiedo: può la libertà di parola essere scambiata per libertà di minaccia e incitamento alla violenza? No, mi rispondo, non può.
Mi si dice: le leggi ci sono, basta farle rispettare.
Ma mi domando: quali leggi? Le stesse che agiscono in un contesto in cui le donne muoiono nonostante le ripetute denunce? In cui i centri antiviolenza, che dovrebbero assisterle e proteggerle, non ricevono gli adeguati finanziamenti?
Per lo stalking è stata fatta una legge ad hoc, pur con tutte le sue imperfezioni,  proprio, credo, per la necessità di risolvere in modo adeguato e tempestivo un problema urgente. Perché non pensare a forme di tutela specifiche anche per la violenza e il cyberbullismo in Rete?

E soprattutto di quale libertà stiamo parlando? La stessa che rende libere le persone di insultare gli altri con un effetto di eco di proporzioni incredibili? Quando Twitter ha bloccato un account neo-nazi, posso sbagliarmi, ma non mi pare che nessuno abbia gridato alla censura.
Perché quando si parla di violenza sulle donne non c'è la stessa medesima intolleranza?

Nella sua recensione al libro “L’ho uccisa perché l’amavo”, scritto da Michela Murgia e Loredana Lipperini, Elena Stancanelli scrive:  "Soltanto se si tratta di decidere tra la tua vita e quella di chi ti sta attaccando, nella nostra civiltà è lecito uccidere. Niente pena di morte, prese di distanza dai poliziotti violenti, una scarsa seduzione nei confronti delle armi. Eppure, quando si tratta si donne, la reprimenda sociale sfuma leggermente. Secondo Murgia e Lipperini questo avviene, soprattutto, per una distorta e impresentabile idea di possesso: tu sei mia, e come tale dispongo di te. Se scappi, ti uccido".

Invece che l'alzata di scudi a difesa della Rete, mi sarebbe piaciuto che per una volta il dibattito fosse ricaduto sulle parole di denuncia nei confronti di un fin troppo tollerato sessismo che lega una certa mentalità condivisa alla violenza, proferite da un'alta figura istituzionale. "Ci sono due temi di cui dobbiamo parlare a viso aperto - dice Boldrini su Repubblica.it - Il primo è che quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l'aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni. E questa davvero è una questione grande, diffusa, collettiva. Non bisogna più aver paura di dire che è una cultura sotterranea in qualche forma condivisa. Io dico: un'emergenza, in Italia. Perché le donne muoiono per mano degli uomini ogni giorno, ed è in fondo considerata sempre una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade è anche - non solo, ma anche - perché chi poteva farlo non ha mai sollevato con vigore il tema al livello più alto, quello istituzionale. Dunque facciamolo, finalmente".

Facciamolo. Non lasciamo che questa denuncia resti a una sola voce e che almeno tutte/i coloro che sono state/i vittime o testimoni di cyberbullismo la sostengano.
Perché la libertà della rete, come tutte le libertà, non è assoluta e avulsa dal confine della libertà dell'altra/o. La libertà della rete è, in primis, quella di potersi esprimere civilmente, di dissentire civilmente, di esercitare una carica politica civilmente, di essere, in poche parole, se stesse civilmente, senza subire intimidazioni, minacce e insulti che vadano di fatto a limitare la mia civile libertà di convivere. Anche online.

1 commento:

  1. Tutta la mia solidarietà alla Boldrini, e a Giulia Sarti, considerata donna di serie B anche dalle altre donne a quanto pare, visto che nessuno parla dell'odiosa violazione che ha subito e sta subendo.

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