mercoledì 22 maggio 2013

MISS ITALIA E IL DIRITTO A UNA RAPPRESENTAZIONE NON STEREOTIPATA DELLA PERSONA

Le blogger di Un altro genere di comunicazione hanno pubblicato una lettera aperta alla senatrice PD Silvana Amati in merito alla notizia della sua interrogazione parlamentare circa la cancellazione di Miss Italia dal Palinsesto RAI (interrogazione richiesta per altro anche da Fucsia Nissoli di Scelta Civica).
Ora, è vero che la senatrice Amati si è mostrata preoccupata per un possibile tentativo di agevolare aziende competitor, ma è anche vero che sembra essersi altresì spesa in generose parole nei confronti del concorso (almeno, stando a questo articolo dell'agenzia parlamentare).

Ci chiediamo, prima di tutto - scrivono le blogger - perché una senatrice della Repubblica pensi sia necessario difendere e promuovere una simile rappresentazione e consideri Miss Italia un evento di “importanza storica”. Mirigliani sostiene che il concorso celebri l’”indipendenza delle belle donne” e ne imputa alla Rai la paura. E’ anche la Sua opinione?

Noi ci auguriamo che tutte le donne possano considerarsi indipendenti da terzi, a prescindere dal rispetto dei canoni estetici vigenti dettati dai media, e che non vi siano discriminazioni alcune in tal senso nei contesti sociali e lavorativi. Riteniamo, invece, che siano proprio rappresentazioni come quella di Miss Italia esempio di moralismo, dove una serie di donne giovanissime viene rimessa ad un giudizio esterno e debba assecondare i canoni di “femminilità” socialmente accettata.
Personalmente credo che Miss Italia non dovrebbe essere mandata in onda in prima serata dal servizio pubblico radiotelevisivo. Se l'intento è quello di celebrare il valore della bellezza, mi chiedo, perché allora solo quella femminile? (non che io mi auspichi la medesima diffusione televisiva del concorso anche per gli uomini, tutt'altro, ma è una domanda legittima). E perché solo quella di donne giovani che rientrano in determinati canoni estetici dettati dalla moda o dai media? 

Il Comitato CEDAW delle Nazioni Unite ha più volte raccomandato all’Italia di adottare una strategia politica completa e coordinata per contrastare la rappresentazione stereotipata e sessista di donne e uomini, in particolare nei media e nel settore pubblicitario - si legge sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico a proposito dell'evento La rappresentazione di donne e uomini nei media e nel settore pubblicitario - La risoluzione del Parlamento Europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione Europea – 2011/2244/INI evidenzia l'importanza di promuovere la rappresentazione dell'immagine femminile in modo che rispetti la dignità delle donne e di lottare contro i persistenti stereotipi di genere, in particolare contro la prevalenza di immagini degradanti, nel pieno rispetto della libertà di espressione e della libertà di stampa.

L'avv. Barbara Spinelli, nel suo brillante intervento proprio al mesesimo evento, fra le altre cose, afferma:

Il sistema multilivello di tutela dei diritti umani ha definito una serie di principi e obbligazioni per gli Stati tali per cui è stato delineato un vero e proprio diritto fondamentale a una rappresentazione non stereotipata della Persona (sulla base del genere, dell’orientamento sessuale, della etnia, della nazionalità, della religione di appartenenza). Infatti, per quanto riguarda nello specifico la discriminazione di genere, tanto a livello internazionale quanto dall’Unione Europea è stato riconosciuto che gli Stati, ivi incluso quello italiano, hanno l’obbligazione di adottare ogni misura adeguata al fine di:

a) modificare gli schemi ed i modelli di comportamento socioculturale degli uomini e delle donne al fine di giungere ad una eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di altro genere, che siano basate sulla convinzione dell'inferiorità o della superiorità dell'uno o dell'altro sesso o sull'idea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne
b) far sì che l'educazione familiare contribuisca alla comprensione che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo, restando inteso che l'interesse dei figli è in ogni casola considerazione principale

Ecco, io penso, che Miss Italia sia un programma televisivo che può contribuire a diffondere lo stereotipo della donna-oggetto valutata, celebrata (e in molti casi, in tv, usata) per il suo aspetto fisico più che per la sua professionalità o le sue intrinseche qualità  personali. Penso inoltre che il famoso trampolino di lancio dovrebbe essere offerto alle donne, che tanto faticano a conquistare ruoli e posti di potere nella società, indipendentemente dal loro aspetto fisico. Penso infine che la prima campagna sociale a favore delle donne dovrebbe essere quella di accettarle, proporle e diffonderle in quanto persone a prescindere dall'avvenenza dei loro corpi.
La bellezza umana è un concetto molto più profondo e complesso di quello sovente proposto dai media, sia per gli uomini che per le donne. Ed è quello che vorrei davvero vedere sempre più valorizzato dalla tv e in particolare dal servizio pubblico.

Per approfondimenti, vi consiglio di leggere:
L'intervento integrale di Barbara Spinelli

Aggiornamenti:
La risposta della senatrice Silvana Amati

3 commenti:

  1. io non sono contro i concorsi di bellezza ma non credo dovrebbero essere trasmessi in tv dal servizio pubblico.
    Per il resto, l'estetica fa parte della nostra vita di uomini e donne..ci sono dei canoni maschili e femminili in ogni epoca e cultura..cambiano, si allargano ma non spariscono, e ovviamente ognuno di noi ha i suoi gusti estetici, l'importante è sapere che la bellezza anche fisica è plurale e sfaccettata

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    1. sono d'accordo con Paolo, il punto è che la bellezza promossa dal concorso Miss Italia non è nè plurale nè sfaccettata. e comunque il servizio pubblico non dovrebbe dedicare a un concorso di bellezza tanto spazio.

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  2. Grazie Giorgia Vezzoli, e grazie alle ragazze di "Un altro genere di comunicazione". E che bello leggere le parole di Barbara Spinelli. Rileggiamole attentamente. E diffondiamo.

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