martedì 2 aprile 2013

UNA DONNA AL QUIRINALE: LA PETIZIONE

Dopo la nomina dei dieci saggi da parte di Napolitano (tutti uomini), non appare affatto irragionevole la proposta di eleggere una donna come Presidente della Repubblica. Anzi, oserei dire quanto mai necessaria. Se pensavate infatti che ormai la lotta per la parità rappresentativa fosse cosa obsoleta, forse è il caso che vi prendiate un attimo per riflettere, alla luce dei fatti recenti, se le cose stiano davvero così e se non sia forse il caso di firmare e diffondere la petizione lanciata su Change da Enrica Beccalli.

Nel momento in cui scrivo sono già oltre 1.800 i firmatari e le firmatarie. Sarebbe bello se fossero di più e soprattutto se il valore simbolico della petizione arrivasse, tramite il nostro tam tam, alle orecchie della politica, che a quanto pare senza pressioni dal basso, su questo tema pare ancora abbastanza sorda.
Certo, essere donna non è garanzia di bontà istituzionale, siamo tutti d'accordo, ma è pur vero che di donne in ruoli autorevoli abbiamo un gran bisogno e non penso sia impossibile trovarne di degne e meritorie fra la maggioranza della popolazione italiana, quale è il numero di donne oggi in Italia.

Il testo della petizione, che vi copincollo di seguito, invita anche a scrivere le vostre proposte di nomi di donne per la presidenza della Repubblica:

PARLAMENTO ITALIANO: ELEGGERE UNA DONNA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

E' importante perché serve un chiaro e radicale segnale di cambiamento in questo paese. La condizione delle donne in Italia dimostra che siamo un paese che ha bisogno di una radicale evoluzione culturale. In Italia il 52% della popolazione è femminile, tuttavia non sono garantite le pari opportunità e a pagarne le spese sono tutte le famiglie, tutti i cittadini e le cittadine, tutta la nazione.
C'è una forte correlazione tra il divario di genere di un paese e la sua competitività nazionale, perché le donne rappresentano la metà della base di potenziali talenti di un paese. La competitività di una nazione dipende in modo significativo dalla condizione delle donne.
Nel 2011 il Paese continua a collocarsi tra i più arretrati nella graduatoria dell’indice Global Gender Gap (al 74° posto su 145 paesi; 21° posto tra quelli dell’Unione europea), i ritardi riguardano l’accesso al mercato del lavoro, il livello delle retribuzioni, la carriera, il raggiungimento di posizioni apicali e l’iniziativa imprenditoriale.
Evidenze internazionali mostrano i possibili benefici di una maggiore partecipazione
femminile al mercato del lavoro, nelle posizioni di vertice, nelle amministrazioni.
A una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli
di corruzione più bassi e un’allocazione delle risorse orientata alla spesa sanitaria e ai
servizi di cura e di istruzione. Una maggiore occupazione femminile si associa all’acquisto di beni e servizi, specie quelli di cura, altrimenti prodotti all’interno della famiglia, stimolando l’espansione di un mercato in Italia poco sviluppato; può determinare un aumento del numero di famiglie con redditi da lavoro e una riduzione del rischio di povertà, con una crescita complessiva del PIL.
E' tempo di cambiare. Facciamolo insieme.
Un presidente della Repubblica Italiana donna sarebbe un forte segnale per dare inizio a questo cambiamento, visto che fino ad ora il problema è stato sottovalutato o ignorato da chi avrebbe dovuto prendere decisioni in merito.

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