“Senza chiedere il permesso”, a dispetto del sottotitolo così come delle battaglie che hanno visto l’autrice impegnata in questi ultimi anni sull’uso del corpo delle donne in tv, non è un libro che parla di televisione. O meglio, non solo. E’ piuttosto un libro che parla di democrazia e che lo fa da un punto di vista ormai comodamente sottovalutato in Italia: la comunicazione e l’informazione nella tv e nei media. E’ un libro pratico, pragmatico e senza sconti.
“Senza chiedere il permesso” è dedicato principalmente ai ragazzi e alle ragazze affinché, in un Paese che ha smesso di investire su di loro e che vede oggi un tasso di disoccupazione giovanile e di abbandono scolatisco allarmanti, riprendano in mano un destino che è stato loro “rubato” dalla generazione precedente, incapace della naturale restituzione di un mondo migliore.
Ma è anche un libro dedicato agli adulti che vogliono apprendere tecniche e scenari di
comunicazione ai più totalmente sconosciuti, un po’ come quei docenti che si
mettono a prendere appunti durante le lezioni di media education “Nuovi occhi
per la TV” che la Zanardo dedica agli studenti delle superiori.
E’ un libro, questo, che ci inchioda alle nostre
responsabilità, sia che siamo produttori
che semplici fruitori dei mezzi di comunicazione, e che ridà all’utente/telespettatore
una dimensione non più di prodotto come inteso oggi dai media, ma di cittadino
in tutta la sua dignità, il cui comportamento può e deve influenzare i media e
per riflesso la società. La posta in gioco è altissima: la sopravvivenza della
democrazia, dove per democrazia si intende anche la tutela del più debole. Un
concetto, questo, quasi completamente dimenticato dalla comunicazione della tv e dei media.
La prima parte del libro è dedicata proprio alla questione
etica dei media, portando all’attenzione riflessioni troppo opportunamente
scansate dai grandi dibattiti intellettuali e sottolineando concetti che sembravano
ovvi ma che in realtà quasi nessuno ha il coraggio di affrontare senza che
venga, ormai, tacciato di censura o moralismo. Perché quel che non si capisce è
il motivo per cui si abbia quasi paura a chiedere un palinsesto etico quando nessuna azienda si sognerebbe di produrre
deliberatamente un prodotto dannoso per la salute, giustificandosi con il fatto
che tanto gli acquirenti possono scegliere e volendo possono sempre comprarne
un altro.
Zanardo punta il dito sul lassismo generale nei confronti dei media, sul conflitto di interessi, sulla RAI che ha disatteso il proprio mandato
educativo e il contratto di servizio appiattendosi alla scelte della tv
commerciale e entrando con essa in competizione, sull’Auditel e sulle sue ombre
che decreta da anni il successo delle programmazioni senza tener conto
del loro gradimento.
In un Paese dove i media sono ormai divenuti terreno di
conquista di pubblico e mercato degli investitori pubblicitari, tutto è lecito
nella guerra all’accaparramento dell’audience ed ecco che la notizia diventa
spettacolarizzazione,
i sentimenti mercificati, le persone deumanizzate, le immagini veloci, la realtà resa superficiale e avulsa dalla propria complessità dove attecchiscono luoghi comuni e stereotipi. Primi fra tutti, quelli
di genere.
Una dinamica al ribasso perversa a cui nessuno sembra voler porre un
limite e che si ripropone anche nell’informazione dei telegiornali e delle testate
on line influenzando i social media e la Rete, troppo spesso territorio di
scontro e competizione piuttosto che di dialogo costruttivo.
La seconda parte è forse quella più innovativa e, oserei dire, illuminante. Si tratta di un vero e proprio breve manuale tecnico di educazione
ai media ricco di esempi, di decostruzioni di immagini e di tecniche
manipolatorie ignorate dalla maggior parte delle persone.
Il tutto veicolato
con un linguaggio chiaro e diretto tipico della Zanardo, che rende concretamente
l’idea di cosa significhi fare una comunicazione in modo educativo e comprensibile
in un Paese dove, ci ricorda l'autrice, il neo-alfabetismo è divenuto preoccupante, forse anche per via dell’appiattimento culturale prodotto proprio dai media.

Lo leggerò volentieri, oggi guardo in libreria se lo trovo. So che può sembrare una domanda sciocca, ma...esiste per caso anche la versione e-book, che voi sappiate?
RispondiEliminaSi penso di si
EliminaBella recensione. Forse però intendevi 'La posta in gioco'? :)
RispondiEliminaMarina
Ah ah ah, si hai ragione. Ho modificato il refuso :)))
Eliminabe un telegiornale deve riuscire a informare in modo imparziale ed ad essere seguito, se fa un calo di ascolti il direttore deve essere allontanato, e se la rai va in perdita siamo noi italiani che ci perdiamo, quindi forse andra bene alla Zanardo ma la maggior parte del popolo italiano(uomini e donne) e contrario a questa idea, allora se un sindaco fa un buco da mezzo miliardo al comune è una buona cosa?
RispondiEliminaUn telegiornale deve informare, non trattenere e non deve usare logiche di accaparramento dell'audiecence che rischiano di favorire il veicolo di una realtà in modo spettacolarizzato o sensazionalistico. Le tecniche di montaggio dei servizi spesso sono simili a quelle della moda, per dire. Non credo sia etico né corretto. Il libro cmq fornisce diversi esempi su questo, ti consiglio di leggerlo per farti un'idea.
EliminaAlessio, i dati di ascolto sono sempre e comunque presunti e gestiti di comune accordo tra aziende pubblicitarie e quelle televisive ignorando completamente, come non fosse utile, l'indice di gradimento perché mirano unicamente a stabilire il prezzo degli spazi pubblicitari, nient'altro. Leggiti attentamente come funziona l'azienda Auditel, da chi è amministrata, chi sono i controllati e i controllori... è fondamentale per capire, altrimenti il malinteso è evidente. Un telegiornale ben fatto, eticamente corretto sarebbe di sicuro più seguito. Non sottovalutiamo l'intelligenza degli/lle italian* solo perché qualche industriale ci ha fatto credere, per il proprio tornaconto politico o economico, che siam tutt* imbecilli e c'interessano le puppe delle pincipesse più delle porcate che le suddette coprono o delle ricchezze culturali del nostro Paese, per favore!
RispondiEliminaIl lavoro di un direttore di telegiornale deve essere valutato per la sua qualità, con lungimiranza come tutte le aziende dovrebbero tornare a fare.
L'alta qualità non produce mai una azienda in perdita, questo lo ha sempre dimostrato il made in Italy finché è stato tutelato e sostenuto... Se andiamo al ribasso credendo all'inganno dei dati di ascolto, il futuro è quel che si vede...
be Minzolini è stato cacciato per gli ascolti, e poi lasciamo stare i telegiornali ma un canale tv deve confrontarsi con gli ascolti, poi se alla zanardo non piace un programma questo non significa che sia offensivo.
RispondiEliminahai proprio capito il senso del discorso, insomma...
Eliminafinalmente raggiungo questo blog!
RispondiEliminaio lo già letto e sinceramente non ho capito niente mi sembrano solo delle parole messe a caso senza seguire il filo di un discorso
RispondiEliminaSalve, volevo segnalare che LORELLA ZANARDO, autrice de IL CORPO DELLE DONNE e di SENZA CHIEDERE IL PERMESSO, sabato 2 marzo alle ore 17.30 nel ridotto della Città del Teatro di Cascina (pi) terrà un incontro aperto al pubblico dove presenterà lo spettacolo LA MERDA/THE SHIT che andrà in scena alle 21.00.
RispondiEliminaAll’incontro parteciperà Silvia Gallerano.
Al termine l’autrice si soffermerà per dialogare con il pubblico intervenuto.