lunedì 9 luglio 2012

DONNE E MEDIA: IN USA UNA RAGAZZINA VINCE SU UN GRANDE EDITORE, E IN ITALIA?

La petizione a Seventeen Magazine
Negli Stati Uniti, scrive Corriere.it, una ragazzina di 14 anni, Julia, ha promosso una petizione per chiedere  a Seventeen Magazine di non usare più il Photoshop per truccare le fotografie e fare sembrare perfette le ragazze ritratte e ha raccolto ben 85mila firme riuscendo nel suo obiettivo. Scrive il Corriere:

I responsabili della rivista — che tra l’altro per un certo periodo è stata lo sponsor della America’s Next Top Model — l’hanno convocata insieme alla madre, le hanno parlato, si sono interrogati sul da farsi e pochi giorni fa hanno dato l’annuncio: non pubblicheranno più fotografie di modelle trattate con il Photoshop.

Certo, Julia non era proprio sola, ci fa sapere il Corriere, a sostenerla ci sono stati anche gli attivisti di Spark (Sexualization, Protest, Action, Resistance, Knowledge). Ma il risultato è notevole, come notevole sembrerebbe essere il prossimo obiettivo: Teen Vogue. Mica bruscolini.

E adesso veniamo a noi.
Chi segue questo blog sa quante iniziative, appelli, lettere e post abbiamo promosso contro l'immagine svilente delle donne sui media. Non solo noi, ma tantissime donne e associazioni.
Risultato?
A parte forse qualche sporadica e temporanea conquista, sostanzialmente ritengo un sostanziale niente di fatto.

A questo punto, dunque, mi e vi chiedo:
- Perché in Italia non si riesce a creare un'azione di protesta di massa contro l'immagine finta, svilente o stereotipata delle donne sui media?
- Perché, nonostante il grandissimo dibattito che Il Corpo delle donne ha scatenato in questo Paese sull'immagine femminile veicolata dai media, moltissimo è ancora rimasto come prima?
- Perché in Italia non esiste una lobby antisessista in grado di supportare le iniziative dei singoli nei confronti dei grandi editori?
- Perché SNOQ non si fa promotrice di queste campagne mettendosi in rete con le donne impegnate in questo tipo di attivismo e queste proteste ormai da anni?
- Perché Corriere.it oltre a pubblicare #buonenotizie di questo genere non si fa anch'esso promotore di questi mutamenti (magari evitando di pubblicare gallery tipo quelle delle hollandette o delle deputate in look estivo, per cominciare)? Non è polemica, è una domanda seria: Corriere chiamaci, facciamo una riunione insieme pure noi e vediamo come migliorare le cose!

Mi chiedo questo perché, poniamo che io domani mi svegli e lanci una petizione contro l'uso del photoshop su un magazine italiano, quante firme pensate che raccoglierei e quanti sostenitori pensate che mi appoggerebbero?

Ecco, questo è il punto. 
Vogliamo affrontarlo insieme?

17 commenti:

  1. C'è un lavoro molto capillare d affrontare insieme, culturale e soprattutto estenuante. Lo si fà. Continueremo a farlo. Siamo in poche. Cane sciolte o organizzate. Il potere contro cui dobbiamo combattere s'è insinuato nella mente delle persone in maniera così porofonda..non so come stanno messi in america, forse lì c'è più pluralismo. La domanda che poni è importante ma non riesco davvero a trovare risposta. Mi spiazza. In un modo doloroso ma positivo.

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  2. Perché molte donne italiane sono insicure. Non hanno ancora capito che la competizione deve essere spostata sul cervello e non sul corpo.

    Perché molte donne italiane sono maschiliste. Già sembrerà assurdo, ma remano contro sè stesse.
    Ale

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    1. io sarò banale come sempre, che ognuno/a viva come meglio crede, questa mi sembra la premessa necessaria ad ogni ragionamento

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  3. Perché la class action in America è un diritto e le imprese (anche le grandi imprese) non si possono permettere di ignorarla.
    Perché l'associazionismo americano ha un suo potere e non è l'alternativa laica all'oratorio. Perché le grandi imprese sanno fare business anche sulle buone azioni.
    Perché il concetto di democrazia negli USA è "leggermente" più evoluto.
    Perché l'Italia è e rimane uno stato feudale (e patriarcale) ....
    Il nostro è un (gravissimo) problema strutturale.

    Micaela

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    1. Penso che tu mi abbia dato una risposta onnicomprensiva e che tu abbia molto colto nel segno.

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    2. Eppure, poi, mi chiedo. Ma abbiamo avuto un movimento femminista della madonna che in pochi anni ha conquistato quello che in secoli non siamo riuscite ad avere, perché?

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  4. .. perché erano bei tempi ;) ...

    scherzi a parte (ma fino a un certo punto):
    erano anni, senza mitizzarli - perché sono stati anche densi di contraddizioni, collocati tra un discreto grado di benessere che stava aumentando e ancora un forte tessuto tradizionale/culturale.
    Si credeva veramente di poter fare un salto di qualità, e noi donne per la prima volta dopo millenni avevamo diritto di parola.
    Poi è seguita la repressione senza remore sotto la bandiera della lotta al terrorismo ed a seguire l'era delle briochine.

    Quella protesta, che negli USA è stata istituzionalizzata come class action - per es. - da noi è diventata sindacato ... SNOQ: entrambi - mio avviso - a struttura feudale.

    La protesta, in Italia, non viene mai accolta ma - se fa troppo rumore - con una serie di promesse aumma-aumma, viene istituzionalizzata in strutture obsolete e col tempo troppo compromesse per diventare realmente pericolose.

    Essere ignorati dai media è segno che si è effettivamente potenzialmente pericolosi: l'unico modo di tagliarti fuori - se non ti adegui - è far finta che non esisti o darti poco rilievo.
    E questo accade in tutti i campi.

    Che fare?
    bella domanda ...
    Forse unirsi ad esperienze (femminili) estere, creare una rete con realtà fuori dall'Italia (come fossimo un paese del terzo mondo ...). Forse così la nostra voce sarebbe più difficile da ignorare.
    Non so, sono idee ... te le butto lì... è un vecchio dilemma per me questo!

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  5. @FeminaVersi ha risposto delineando il quadro in modo eccellente.
    aggiungo solo che:
    guardando le riviste femminili USA nel corso del tempo appare evidente il loro essere "avanti" sui temi dell'emancipazione (mi si passi il termine) femminile. Negli anni '80 in copertina sparavano titoli senza mezzi termini sulla fisiologia dell'orgasmo femminile, cosa che qui è avvenuta un bel po' dopo, e ora pubblicizzano senza pudori creme lubrificanti per il sesso post-menopausa.
    E così sul tema della Body Image sono più attive, più consapevoli.
    Qui poi manca totalmente un'ammissione di responsabilità da parte dei media, tutte le colpe vengono imputate unicamente "alla famiglia" - come se la società non fosse un unico corpo organico in cui tutto è collegato.

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    1. Sì verissimo. Sono avanti, avantissimo e noi siamo esterofili solo quando ci fa comodo.

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  6. Secondo me, Giorgia, dobbiamo innanzitutto dimenticare SNOQ - che non ci rappresenta e non lo ha mai fatto - e creare noi un movimento femminista che lotti su questi temi. Diamoci un nome, manca solo quello e vedrai che man mano avremo anche visibilità perché ce la conquisteremo nei fatti. Per ora siamo disperse un po' in rete, nei nostri blog, ma possiamo diventare una forza se ci uniamo in un movimento. Faccio l'esempio di OBJECT in Gran Bretagna che organizza anche manifestazioni, ricorsi compatti allo IAP locale, ecc.. Ma Chiara magari può parlarti molto meglio di me del movimento inglese e di come è articolato. Chiara già pensava di creare un ponte col movimento inglese, lei può senz'altro agire da tramite.

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    1. Interessante. Hai un link di Object?

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    2. Ho chiesto a Chiara se può parlarti meglio lei di questa iniziative e del movimento britannico. Per ora ti do il link di F word (di cui mi ha parlato Chiara) e di Object (di cui parla Natasha Walter nel libro): http://www.thefword.org.uk/ http://www.object.org.uk/
      Comunque sono certa che la strada da seguire sia quella di organizzarsci sempre meglio tra di noi. Baci!

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  7. Molto D'accordo con FeminaVersi. Gli Stati Uniti Sono una tale democrazia da rendere il cambiamento praticabile. Con buona pace dell'Italia, di tutti i suoi sindacati e diritti costituzionalmente e legalmente garantiti. Qui c'è un forte movimento femminile ma è frustrato da regole e sistema che sono fatte non per cambiare ma mantenere tutto com'è LauraP

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  8. Brava! Siamo in Italia, non è fattibile tutto questo! Leggi invece questo articolo:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/09/paola-ferrari-quando-le-donne-usano-male-la-tv/288062/

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  9. Guarda invece questo:
    http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50273431
    Trasgressivo! Fa il tassista, fa quiz e paga in contanti!

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  10. però bisogna dire che questa ragazzina, aveva come obbiettivo solo quello di togliere photoshop dalle riviste, e già c' era stata una battaglia precedente vinta, non aveva come scopo di cambiare le immagini della rivista, ne tanto meno, di chiedere che interi palinsesti tv fossero cancellati o totalmente rivisti per giunta in tv private.

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  11. Grazie a ValentinaS e a FeminaVersi per i loro commenti. Utilissimi.
    Mi piace moltissimo l'idea di un solo nome per tutte e tutti: blogger, attiviste/i sul campo vecchio stile. Tutti uniti sotto un unico nome e spingere insieme finché il muro non si sfondi. Denominare vuol dire spesso far esistere, no?

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