martedì 15 maggio 2012

LA LITTIZZETTO SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Oggi su Repubblica.it ho avuto modo di vedere il breve spezzone di video in cui Luciana Littizzetto ieri sera ha parlato di violenza domestica durante la trasmissione di Fazio e Saviano "'Quello che (non) ho''.
Permettetemi di dedicare due righe a ciò che penso di questo intervento perché vorrei aprire un dibattito come già ampiamente cominciato sulla pagina Facebook di Vita da streghe. Intanto il video potete vederlo qui di seguito:



Premesso che:
- il programma non è stato veduto dall'autrice di questo post
- la Sig.ra Littizzetto piace di molto all'autrice, la quale si dichiara felice che l'artista abbia discusso di una simile questione in un programma televisivo in prima serata. In Italia, allo stato delle cose, non è da poco.
- la suddetta autrice ha firmato l'appello "Mai più complici" ed è contenta dell'eco mediatica che il termine femminicidio (che qui però non mi sembra sia stato usato) stia avendo nel nostro Paese.

Il blog, nella persona della sua autrice, valuta l'intervento della Littizzetto da una parte positivo (soprattutto all'inizio quando Luciana ha snocciolato i numeri del femminicidio ed accennato al motivo per cui gli uomini uccidono le donne) dall'altra come una mancata opportunità.

Perché è vero ed è giusto ammonire le donne che considerano amore ciò che in realtà non lo è. Ma è altrettanto vero che insistere ancora sulla colpevolezza delle donne come potenziali vittime rischia di eludere ancora una volta il problema principale: la nostra cultura sessista che porta gli uomini a considerare le donne come una loro proprietà, la mancanza di basi educative su cui porre relazioni sentimentali e sessuali sane ed equilibrate, gli stereotipi  dei quali sono imbevuti i nostri modelli così come le nostre stesse azioni e financo le parole, l'autodeterminazione delle donne più volte sbeffeggiata e i comportamenti machisti troppo spesso valorizzati.

Perché è vero, è necessario parlare di violenza sulle donne da parte di mariti, compagni ed ex al grande pubblico in maniera semplice ma, quando si hanno la possibilità ed i mezzi per fare una denuncia pubblica di tale portata, personalmente credo ci si debba anche assumere la responsabilità di informarsi approfonditamente sulla questione affinché le parole e i concetti espressi siano quelli realmente più utili alla causa, e non solo perché io personalmente li ritenga tali.

Infine, credo che la cronaca purtroppo ci abbia insegnato che, per quanto sia fondamentale lottare contro l'indifferenza di chi è vicino a queste situazioni, non basti "prendere, impacchettare e portare a casa" nostra figlia allontanandola dal suo uomo violento per scongiurarne il femminicidio.
Occorre tutta una rete di aiuto diffusa e professionale sul territorio troppo spesso priva di fondi per garantirle un'incolumità che la sola famiglia non può, occorre un'opera di educazione su questi temi piuttosto massiccia per consapevolizzare sia le nostre figlie ad essere le loro prime difensore, anche agendo legalmente per tutelarsi, sia soprattutto i nostri figli a non diventare dei potenziali aguzzini o peggio assassini.

E siccome l'educazione passa anche e soprattutto dalla TV, io lo capisco, le buone intenzioni della nostra Luciana sono evidenti e anche l'accorato appello alle donne risulta oltremodo forte e sincero, però credo sia anche giunto il momento di fare quel salto in più di contenuti che lasci nel pubblico un profondo dubbio, una riflessione anche su se stessi e sui propri comportamenti quotidiani da parte non solo delle donne ma anche degli uomini, che vada insomma oltre la solita "faccenda di donne per le donne" come ben scrive oggi la redazione de la 27a ora in un passaggio che riporto di seguito: 

"Il tema della violenza sulle donne nel nostro Paese sembra ancora relegato in quella prima fase, la «pre-maturità». Una faccenda di donne per le donne. Oggi la chiamata alla responsabilità da parte degli uomini è sostenuta da poche voci. Ma è tempo che gli alibi e gli steccati cadano, che vengano svuotati gli stereotipi che determinano poi certi comportamenti maschili, perché quello che Lea Melandri chiama «il fattore molesto della civiltà» — quel groviglio fra amore e violenza che inchioda le donne nel ruolo delle perdenti — venga sezionato e dipanato, filo dopo filo. C’è una cultura da cambiare. Intanto, proteggiamo quel poco che abbiamo: i centri antiviolenza."

11 commenti:

  1. Non ho visto lo show della Littizzetto, ma leggendo i commenti su Twitter ho capito che non si è scostata dalla sua volgarità dimostrata a Chetempochefa. Non penso, quindi, che sia la testimonial ideale per la campagna contro la violenza sulla donna.

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  2. Volgare perché ha detto che un uomo che picchia una donna è uno stronzo? O doveva dire che è solo un po' superficiale?
    E poi, rivolgendosi al grande pubblico, ha saputo dire in modo, seppure divulgativo, ma incisivo ed efficace e con poche parole quello che ci diciamo da tempo, nessun vittimismo, mi pare, ma rabbia, quella sì!
    Sono convinta che si stia cominciando a parlare diffusamente del problema anche in TV, ma è anche vero che non possiamo pretendere che tutto avvenga in una volta sola: sono piccoli passi, ma proprio per questo le cose dette possono essere più incisive, proprio perché meglio sedimentate.
    Per tutte noi la battaglia continua...

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    1. Concordo appieno. E come ha detto Kiara, per gli approfondimenti ci sono altri spazi e altri contesti

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  3. Ho visto l'intervento della Litizzetto e non condivido assolutamente le critiche di questo blog. Come sempre è stata capace di far ridere affrontando un argomento delicato senza essere nè superficiale nè banale. In uno sketch comico non si può pensare di fare della sociologia. Per quella ci sono convegni e seminari. Luciana Litizzetto ha utilizzato qualche minuto per ricordarci che siamo noi donne per prime a dover imparare a volerci bene e a non confondere l'amore con le sberle. E per questo merito solo il nostro plauso. Per gli approfondimenti ci sono altri spazi e altri contesti.

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    1. Non credo che un'attenzione a non colpevolizzare le donne significhi fare della sociologia e che questo sia un argomento da relegare a convegni e seminiari.
      così come non credo che in tv e in pochi minuti si debba per forza essere sommari e superficiali. Né la sintesi, nè il mezzo, né il contesto sono mai stati una scusa per veicolare messaggi fuorivianti. Credo che la storia ci abbia dimostrato che una comicità intelligente possa far passare qualunque messaggio, anche in pochissimo tempo, con grande efficacia.

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  4. Ok, ma se non cominciamo da noi sarà impossibile che gli uomini agiscano su loro stessi. Su questo la Litti ha ragione.

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  5. APPUNTI PER UNA CRITICA DELLA LITTIZZETTO.
    Qualcuno dovrebbe attaccare decisamente questo suo far pendant di soggetti miserabili come Fazio e Saviano (nello stereotipo della racchietta pur non essendolo, della donna "isterica" repressa, vogliosa e frustrata, che usa un linguaggio da caserma, funambolicamente metaforizzato per rafforzare e sollecitare una censura che non c'è, atto a sorprendere moralisti che non ci sono, che evoca un ipotetico superIo maschile repressore e censore da sfottere, ma da mantenere nella sua autorità fantasma... e la cosa farebbe ridere, mentre per me risulta noiosa e fastidiosissima)... La Littizzetto non può portare avanti certe istanze femministe proprio per il ruolo che le è stato concesso e ritagliato... le neutralizza per forza di cose... Lei, a livello spettacolare, che è il solo che conta in TV, è un cliché maschile.

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  6. non condivido l'attacco che Valerio ha portato a Luciana Littizzetto che è una brava comica, qua nella fattispecie ha detto delle cose anche giuste (bisogna lasciare gli uomini violenti, bisogna fare attenzione ecc..) ma banali, dire che il proprio compagno se lo sceglie la donna (come l'uomo sceglie la compagna, ci si sceglie in due) è un'ovvietà..non significa colpevolizzare le vittime. A me piacerebbe indagare le ragioni che spingono a portare avanti una relazione distruttiva e opprimente con un carnefice, ma la Littizzetto non ha le competenze per farlo, non è una psicologa, è un'attrice comica per quanto brava e "impegnata" quindi ha fatto ciò che voleva e può nell'ambito della sua professione
    E a proposito, ben venga il lavoro culturale ma da solo non basta o meglio arriva solo a chi già di suo non torcerebbe un capello alla compagna (a prescindere dal linguaggio che può usare)..mi sto convincendo che chi non capisce che l'altra ha il diritto di vivere anche senza di lui soffre di gravi problemi psicologici (a scanso di equivoci: non dico che non è responsabile di quello che fa, nè dico che chiunque ha problemi psicologici uccide, non è così semplice).
    In geerale mi sto convincendo che il male non può essere spiegato completamente ma solo raccontato

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  7. Un intervento superficiale, banale e qualunquista come tutto in questo paese retrogrado.
    Vergognoso, l'ennesimo rimprovero alle donne!!
    Come se lasci quello violento hai risolto il problema... preparati poi a fronteggiare chi ti mancherà di rispetto in mille altri modi. Cominciano i padri a chiamarti cretina da bambina per nessun motivo, solo perché hai un'opinione, ti sminuiscono in famiglia, proseguono i fratelli, ti picchiano i mariti. Ma come volete uscirne?Questi capiscono solo violenza arroganza e prevaricazione fisica... Paradossalmente comprenderebbero la parità solo se li picchiassimo a nostra volta uahuahuha. Fantastico.

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  8. Lavoro in un centro antiviolenza, apprezzo molto Luciana Littizzetto in generale, ma condivido pienamente la riflessione di Giorgia. Questa volta Lucianina non mi ha convinta.. ed ho provato a condividerne i perchè in un post sul mio blog:

    http://al-mafraj.blogspot.it/2012/05/lucianina-sulla-violenza-contro-le.html

    E' vero: era solo uno sketch comico dopotutto ed è già tanto che si sia sollevata la questione; non era il momento, nè la sede per fare molto di più penserà qualcuno..
    Però io credo sia stata una piccola occasione mancata, un'occasione per prendersi la parola: una parola dissacrante, pungente, ironica per dire come stanno le cose, guardandole da dentro, davvero, senza superficialità, rinunciando parole vecchie e cariche di stereotipe o ad esortazioni "facili" e banalizzanti, per esempio.
    Perchè anche l'ironia, soprattutto quella che disvela l'ignoranza e l'inconsistenza di alcuni luoghi comuni,è Logos e può essere la pars costruens di un discorso sul sè e sull'altro/a che le donne potrebbero e dovrebbero riprendersi.
    Ed è sempre il momento opportuno per farlo.
    Perchè... se non ora, quando?

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  9. Ecco, grazie, un'occasione mancata.

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