venerdì 30 marzo 2012

DONNE, VIOLENZA E LINGUAGGIO DEI MEDIA: DUE PETIZIONI

Dopo il post dell'altro giorno che faceva il punto sui recenti episodi di giornalismo in cui il linguaggio e le opinioni sul tema della violenza alle donne avevano suscitato molto sdengo, segnalo due iniziative di cui sono venuta a conoscenza poiché in molt* mi avete chiesto cosa poter fare e a chi scrivere.

La prima petizione riguarda proprio l'articolo "incriminato" di Massimo Fini pubblicato su Il Fatto Quotidiano allargando poi la questione alla stampa tutta.
Nel testo, tra l'altro, viene anche ricordato questo: "L'Unesco, in collaborazione con la Federazione Internazionale della Stampa, pubblicarono un Manuale che riprendeva le linee guida emanate alla Conferenza di Pechino del 1995, la quale riconobbe l'importanza di stabilire un equilibrio nei mezzi di comunicazione per contribuire al progresso delle donne e per intraprendere azioni contro la diseguaglianza nell'accesso agli stessi mezzi di informazione".

La seconda petizione è rivolta a Napolitano e contiene anche una lettera inviata agli Ordini Dei Giornalisti nazionali e regionali. 
"Non è possibile che si continui - si legge nel testo - salvo lodevoli casi abbastanza rari, a ignorare l’inestimabile peso del linguaggio e che si alimenti negli uomini l’idea che aggredire, violentare, assassinare una donna che non li ama più o che rifiuti di cominciare a farlo sia riprovevole, sì, ma “emotivamente comprensibile”, sentiero ignobile da cui si giunge a ritenerlo anche lecito. Non è accettabile che chi detiene le leve del linguaggio mediatico si renda, per ignoranza, stupidità o indifferenza, assurdo complice del persistere di una mentalità delittuosa e la trasmetta alle generazioni maschili ancora in crescita".

7 commenti:

  1. Grazie, Giorgia per averle segnalate tutt'e due. L'ordine temporale in realtà è inverso, ma questo conta poco. Quel che serve è che chi ne firma una firmi anche l'altra e non si astenga, ritenendo di aver già compiuto il suo "lavoro". Se dobbiamo raggiungere l'obiettivo che è ampio - femminicidio e sessismo non sono affatto lontani ma, al contrario, sono il primo conseguenza del secondo -, allora bisognerà spendere il tempo necessario per FIRMARLE ENTRAMBE e per firmare anche quelle che dovessero rendersi necessarie in seguito. Perché non illudiamoci: gli articoli di un certo tipo continueranno ancora per un pezzo, se non staremo all'erta tutte quante.

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    1. E' chiaro che non sono in ordine temporale ma, visto che la prima faceva riferimento al fatto di cronaca del momento (fini) ho preso l'aggancio di quella per poi segnalare anche l'altra che è a più ampio respiro.
      Credo davvero conti poco l'ordine di citazione delle iniziative quanto piuttosto i loro contenuti.

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    2. ma la petizione contro la violenza sulle donne è SPARITA? non ci si arriva più da nessuna parte..

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  2. Grazie Giorgia, per la generosità e l'intelligenza che dimostri, in ogni occasione, riprendendo e diffondendo le iniziative delle altre donne nella rete.

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  3. Se devo essere onesta ho trovato grandi verità in quell'articolo. Al contrario di altri suoi scritti devo dire che qui è stato piuttosto lucido.
    Dissento solo sulla chiusura solita nel suo stile di donna=demone=tentatrice.
    Mi piacerebbe fargli capire che se mi passasse un uomo nudo davanti io in quanto donna non mi sentirei in dovere di stuprarlo, ma vaglielo a fare capire.
    Come se ammettessero di essere animali incapaci di controllo, con tutto il rispetto per le bestie.

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  4. Continuo a chiedermi perché l'articolo vergognoso di Fini sia passato tutto sommato nel silenzio? Ci stiamo abituando alle sue esternazioni? sarebbe Gravissimo! Perché non è stato cacciato a calci nel sedere dal Fatto? Perché le donne che collaborano con il giornale, a parte la Sanzo, mi sembra, non si sono dissociate? L'articolo di FINI è di una gravità mostruosa. chi tace, mi spiace, acconsente. Alessandra

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  5. Io non lo trovo giustificazionista. Coglie l'attrito fra i generi in una prospettiva chiaramente non femminista ma che ha il pregio di non dividere in vittime e carnefici per genere ma di osservare la cosa in modo disincantato. Non nega nemmeno che la violenza fisica sia storicamente più diffusa da parte dell'uomo. Tira fuori più o meno la vecchia massima asimoviana secondo cui chi uccide lo fa per "rifugio dell'incapace". Il fatto che capisca il fenomeno, che va oltre l'omicidio di genere, non vuol dire, almeno in questo articolo, che approvi la cosa. A dire il vero, nello squilibrio degli stipendi italici, il ruolo maschile (lasciamo perdere la parte sulle virilate guerriere dove fini fascisteggia) resterebbe quello del portafoglio. Ma se ci pensate è avvilente almeno quanto quello di fattrice (precisamente: di vasca axolotl). Un compagno di vita non è un bancomat. Ormai sono arrivato alla conclusione che i cosiddetti ruoli privilegiati di genere facciano star male anche la parte teoricamente avvantaggiata, a meno che non si tratti, in entrambi i sessi, di furbastri disposti a tutto per avere due pesi e due misure (ma poca dignità)

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