lunedì 26 dicembre 2011

"DONNE SOLE CON CARRELLO" DI SILVANO AGOSTI

Pubblico di seguito un breve racconto di Silvano Agosti recentemente postato sul suo blog, che mi è sembrato adatto per il periodo natalizio e per la poesia con cui l'artista ha saputo dipingere uno scorcio di dure eppur sublimi solitudini femminili. Buona lettura.

Donne sole con carrello.

In qualsiasi momento della giornata, nessuno puo’ notare la sua diversità incontrandola una sola volta.

Chiunque semplicemente vede una donna anziana dall’aspetto comune che, trainando un carrello per la spesa, si avvia verso il mercato.
Io che la osservo da oltre vent’anni e ho memoria di averla incontrata innumerevoli volte, ormai la posso identificare anche solo attraverso il carrello, lo stesso da sempre.
Cammina fissando il vuoto con l’andatura un po’ trascinata, quasi a voler testimoniare in modo permanente, il proprio stupore di essere ancora mondo.
Da circa vent’anni la vedo girovagare. Questa volta, dopo il saluto, giocando in tono quasi confidenziale, mi sono azzardato a mormorare.
“Donna con carrello, cerca suo fratello.”
Per la prima volta si ferma e sembra dare anche più spazio alla perplessità.
I suoi occhi si velano di lacrime.
“Ha voglia a cercà mi fratello, quello ormai è dappertutto. Ce l’ho con lui perché se n’è andato senza di me. Vent’anni aveva. Poi anche l’altro fratello di cinquant'anni m’ha lasciato, e pure mio padre e la Cinzia è sola.”
Cinzia è lei e finalmente capisco perché anche nel cuore della notte l’ho vista vagare per il quartiere con il suo carrello. Per anni è andata a fare la spesa, non più per loro ma con i suoi morti nel cuore.

Avrei certamente cercato di consolarla se proprio in quel momento non fosse apparsa la vecchina che alle dodici in punto, traversa ogni giorno la strada accando alla Metropolitana tirando a sua volta un carrello del tutto consunto dal quale estrae qualche manciata di granoturco.
Intanto alcune centinaia di piccioni si vanno allineando su ogni sorta di filo aereo, formando interminabili geometrie di sagome imploranti e ciondolano delicatamente in attesa del segnale.
La vecchietta, con mossa rapida, in un gesto che sembra racchiudere l’intero senso della sua vita, estrae una minuscola trombetta giocattolo, emette il suo segnale tremante e languido, subito seguito dal frullare di centinaia di ali e viene letteralmente sepolta dai piccioni che le si posano con frettolosa abilità sulle spalle, sul capo, sulle braccia tese a spargere i chicchi.
Lo spettacolo è tanto fiabesco e affascinante da consentire a Cinzia di abbandonare per un attimo il suo carrello e rimanere incantata di fronte alla vecchina ormai quasi scomparsa nella nube dei piccioni.
Cinzia come attratta da un invisibile magnetismo si muove verso la vecchietta proprio mentre la nube alata, dopo aver perfettamente pulito il marciapiede anche dell’ultimo chicco di grano, si sta rialzando in volo. Nel suo carrello socchiuso, rimasto accanto a me, intravedo dei ritratti.
La sento mormorare “Potrebbe essere mi madre.”
Per qualche secondo ha dimenticato i suoi cari nel carrello.
Per la prima volta in 20 anni la vedo sorridere.

(Silvano Agosti)

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