lunedì 12 dicembre 2011

ALL'INDOMANI DELL'11 DICEMBRE

Allora, devo credere a Repubblica e ritenere che la manifestazione organizzata da Se non ora quando sia stata un successo o dare retta a opinioni come questa  o questa che invece la dipingono come deludente?
Perdonate se sono più propensa a credere alle seconde.
D'altra parte i numeri non sono certo quelli del 13 febbraio e lo vediamo tutti/e.

Personalmente credo che le responsabilità di chi si mette a parlare in nome e per conto di una categoria di persone (in questo caso le donne) siano sempre elevatissime perché, se poi non lo si sa fare davvero, si rischia che i risultati potrebbero non piacerci.
Eppure i segnali di avvertimento e di scontento nei confronti della gestione di SNOQ mi pare fossero stati diversi.
Questo stesso blog aveva espresso pubblicamente la sua opinione a seguito dell'evento di Siena. Ma le critiche al comitato promotore erano state diverse e provenienti da più parti.

Per favore, però, smettiamola di parlare di femminismo, di donne, di invidia e di incapacità di fare squadra. Io non ne posso più. Trattiamo la questione da persone, una volta tanto.
Le persone si coinvolgono democraticamente e un movimento si crea valorizzando le differenze.
Se questo non succede, può avvenire l'isolamento.

Dalla mia esperienza ho potuto riscontrare che i problemi delle dinamiche di gruppo, ove non vi siano meri interessi ma ideali in mezzo, siano in fondo sempre gli stessi, sia con le donne che con gli uomini.

Secondo me è arrivato il momento di smetterla di parlare sotto a un cappello ma di riunirsi, di volta in volta, per obiettivi concreti mettendosi in Rete e coinvolgendo democraticamente tutte le realtà che se ne occupano. Ad esempio: una volta per una legge, una volta sull'educazione, una volta sulla violenza, un'altra sui congedi, una sull'aborto, un'altra ancora sui media, un'altra sugli stereotipi di genere e via dicendo. Forse così le manifestazioni potrebbero diventare più mirate, partecipate ed efficaci.

5 commenti:

  1. Io c'ero. C'ero alla manifestazione di ieri e anche a quella di febbraio.
    Poche? Tante? Cosa vogliono dire in realtà?
    L'importante, per me, è che eravamo unite e che altre donne, di passaggio, ci hanno ringraziato e hanno lasciato un loro messaggio.

    qui il post che ho realizzato sulla giornata di ieri: http://almacattleya.blogspot.com/2011/12/le-donne-per-le-donne-e-non-solo.html

    RispondiElimina
  2. Ho avuto anche io la sensazione di una minore partecipazione... forse perché bisogna organizzarsi e passare ai fatti... dopo la piazza devono seguire azioni, non dispersione e di nuovo piazza... lo trovo piuttosto sterile.

    RispondiElimina
  3. Io c'ero a febbraio e a luglio, a Siena. Sempre con molto scetticismo, sempre con molte perplessità, ma c'ero. Non questa volta. Il passaggio da poche a tante significa e molto. Significa il venir meno di ogni aspettativa di molte di noi, anzi della maggior parte. Il che era evidente sin da Siena: il movimento era già agonizzante, spento, senza proposte, si muoveva alla cieca, sulla retorica dei luoghi comuni e dei buoni propositi. Le motivazioni non sono difficili da rintracciare: come molte avevano già fatto notare, il movimento SNOQ è stata una abile mossa mediatica agitata dall'opposizione in funzione antiberlusconiana. Adesso non serve più, le lasciano cantare e divertirsi in piazza, tanto non danno fastidio a nessuno. Si è visto quello che sono riuscite a ottenere con il cambio di governo.
    E poi c'è il fatto, su cui anche Loredana Lipperini ha più volte invitato a riflettere, che un comitato organizzatore composto da attrici, cantanti e donne di spettacolo non può essere rappresentativo delle donne comuni. Di me, precaria storica e della mia povertà, no di sicuro.

    RispondiElimina
  4. Errata Corrige: volevo dire il passaggio da tante a poche,ovviamente.

    RispondiElimina
  5. Grazie Giorgia, condivido tutte le cose fondamentali che dici, fare rete per raccogliersi intorno ad obiettivi concreti, individuati di volta in volta. Ma come? non certo per decreto di qualche comitato promotore, ma comunque i modi ci sono. E discutere discutere discutere su ogni obiettivo e sulle modalità per attuarlo. Anche per questo i modi, oggi, ci sono. Antonella, anch'io questa volta, non sono andata, non si poteva proprio.

    RispondiElimina