giovedì 27 ottobre 2011

PHOTOGALLERY SEXY: IL CASO "LETTERA 43"

Le ragazze di Un altro genere di comunicazione mi hanno segnalato una lettera inviata da un lettore del quotidiano on line Lettera 43 che chiede, in sostanza, alla redazione del sito: "come è possibile che tutti i giorni in prima pagina, tra le notizie più rilevanti di politica ed attualità, ve ne sia sempre una su una “donna” in lingerie che sembra una “escort'?"

Vi invito a leggere per intero la risposta della redazione di cui riporto solo la chiusa, che mi sembra la parte più significativa:

"Semplice, perché riteniamo che un quotidiano generalista come Lettera43.it debba affrontare e raccontare la realtà senza paraocchi né falsi pudori. E che possa riuscire a mescolare l’alto con il basso senza involgarire il primo né farsi sporcare dal secondo.

Sappiamo bene che il vero problema alla base della sua lettera è il dispiacere per l’imbarbarimento del giornalismo italiano, ma pensiamo che il crollo della cosiddetta Seconda repubblica sia rappresentato dalla guerra per bande a colpi di dossier, insinuazioni e attacchi personali. E che questi fatti non siano paragonabili con la pubblicazione del sedere rotondo di una giovane fanciulla o dei pettorali scolpiti di un ragazzo.

Questi rappresentano tuttavia una parte della realtà che ci circonda, veicolata dalle televisioni e dagli ultimi periodici patinati. Perciò anche noi ne parliamo:
di questa realtà facciamo parte – in quanto giornale –  che ci piaccia o no.
Ma ci difendiamo: ai temi importanti di politica, economia e cronaca dedichiamo più del 90% della nostra attenzione e dello spazio disponibile".


Innazitutto vorrei fare i complimenti al lettore di Lettera 43. Alla redazione del quotidiano online indipendente vorrei invece dire alcune cose:

1. Come prima cosa, un distinguo: le photogallery sexy nella vostra homepage , da quel che vedo io, mi sembrano di donne e non di uomini, dunque occorre parlarsi chiaramente: il "basso" e la "volgarità" riguarderebbero solo o prevalentemente corpi di donne sul vostro sito e questo a casa mia si chiama sessismo, dal momento che è l'immagine femminile più che quella maschile a risultarne svilita. (Non che un abuso del corpo maschile di medesime proporzioni sarebbe qualcosa di gradito, intendiamoci,  il paritarismo al ribasso svilisce tutti e non serve a nessuno).

2. Occorre intendersi su cosa sia l'alto e il basso nel giornalismo. Io per esempio non credo che né il corpo delle donne né quello degli uomini siano qualcosa che possa essere considerato basso, lo è piuttosto l'uso che se ne fa e la loro mercificazione.

3. Sull'imbarbarimento del giornalismo italiano: magari fosse solo dovuto alla guerra per bande a colpi di dossier, insinuazioni e attacchi personali e non anche ad una diffusa sottocultura mediatica stereotipata e sessista che ci pone in una situazione retrograda per quanto riguarda il divario di genere, dove le donne sono rappresentate come oggetti sessuali (non lo dico io, lo dicono le Nazioni Unite). Ognuno, in un simile contesto, dovrebbe assumersi le responsabilità dei messaggi che veicola.

4. Che un giornale faccia parte di una realtà mediatica che sfrutta i corpi delle persone non giustifica il fatto che anche tale giornale debba contribuire ad incrementarla. C'è modo e modo di parlare di un argomento. Su questo come su tanti altri blog, per esempio, parliamo quasi quotidianamente di corpi delle donne, ma criticandone lo svilimento e prendendovi le distanze, non diffondendolo a nostra volta. C'è una certa differenza.

Come sapete, sul tema corpi, voyeurismo e photogallery sexy nei media in questo blog abbiamo dedicato tanti post e ben tre iniziative: una lettera aperta parte ai media italiani, una Facebook action dal titolo CHIEDIAMO COERENZA (entrambe facenti parte della campagna IO NON CI STO agli stereotipi) e la terza, più recente, dedicata ad una testata a noi ben nota: la lettera "Cara Repubblica.it, PER UN'ORA QUANTO?".
Anche questa volta, al quotidiano LETTERA43 invierò le mie personali considerazioni.

2 commenti:

  1. Complimenti, ottima lettera. :D Immagino già le parole vuote con cui risponderanno, trovandosi spalle al muro :P Speriamo che serva a qualcosa, che magari ci ragionino su e valutino sia meglio evitare di aggravare ancora di più la situazione italiana.

    RispondiElimina
  2. Ho appena dato un'occhiata alle photogallery di cui sopra. Di sicuro non raccontano "la realtà", a meno che qualcuno non sia convinto che, nella quotidianità, le ragazze si facciano veramente fotografare coi seni al vento mentre bevono il caffè o sim. Nella risposta al lettore, poi, c'è l'assicurazione che le photogallery non servono a far vendere il prodotto. Viede dunque da chiedersi a cosa servirebbero. Specialmente ad un quotidiano che privilegia le notizie di politica, economia e cronaca. ;-)

    RispondiElimina