venerdì 21 ottobre 2011

MA ESISTE UN'INDIGNAZIONE FEMMINILE?

Immagine da Etnografiadigitale.it
In questi giorni ho letto diverse riflessioni sul rapporto fra genere e violenza in seguito agli episodi del 15 ottobre. La Lipperini sul suo blog ha riassunto bene alcuni articoli usciti sul tema aprendone un interessante dibattito.
Da più parti infatti, sui media, si è voluto sottolineare come i violenti fossero tutti maschi e come una protesta delle donne sarebbe stata invece più pacifica, dipingendo come anomale le donne cosidette violente.

Ora, voi sapete che in Italia la violenza di genere (di uomini su donne) è una cosa seria (oggi su Repubblica.it: secondo Eures/Ansa, ogni tre giorni una donna viene uccisa dal partner), tuttavia c'è qualcosa, in questa sorta di difesa delle virtù pacifiste femminili, che non mi convince: perché attribuire sempre alla donna le qualità di conciliazione, dialogo e mansuetudine? Non stiamo, in questo modo, anche noi rischiando di diffondere a nostra volta uno stereotipo di genere?

Femminismo a Sud in questi giorni sta raccogliendo documentazioni e riflessioni sul 15 ottobre affinché il dibattito sia ricco di materiale e resti a futura memoria. Qui c'è un bel post di riflessione sulla comunicazione di questa vicenda, che si chiude così:

"Non siamo sante e non siamo puttane. Siamo donne, persone e le ragazze che si incazzano e agiscono in modi di vario tipo sono diverse da altre donne che non la pensano così ma non sono “anomale”. Sono altro da. Bisogna parlarne e cogliere le modalità di reazione come elementi di cui tenere conto. Elementi autonomi che non implicano l’imitazione di modelli maschili ma c’entrano con rivendicazioni proprie, soggettive, delle donne."

Comunque la pensiate sull'argomento (spinoso, molto spinoso), io credo che non esista un modo maschile ed un modo femminile di indignarsi, ma che esistano, piuttosto, comportamenti violenti e comportamenti nonviolenti (e pure su cosa sia la nonviolenza, il dibattito è tutt'altro che semplice). E non credo che questi ultimi siano appannaggio delle donne.

Piuttosto, credo sarebbe interessante pensare alla creazione di nuove forme di protesta che bypassino la possibilità che queste sfocino in scontri (indipendentemente da chi siano stati provocati, perché anche su questo si potrebbe aprire un ulteriore dibattito), come afferma un interessante articolo del Centro Studi Etnografia Digitale, che fornisce una visione possibile di quando accaduto il 15 ottobre a Roma e di come i dati degli utenti avrebbero forse potuto modificare la situazione. Le tecnologie digitali, infatti, potrebbero diventare strumenti veramente utili al fine di inventare innovative forme creative di protesta "per bypassare e superare i trucchi che le strutture di potere e le persone e organizzazioni che vogliamo combattere hanno imparato a svolgere così bene da essere in grado di smantellare e far scomparire tutte le parti buone della critica proveniente dalla manifestanza pacifica".

8 commenti:

  1. Concordo in pieno con le tue riflessioni e colgo l'occasione per farti conoscere quello che succede dalle mie parti. A Firenze da Gennaio ci ritroviamo a protestare a mo dei Cacerolazos dell'amarica latina http://www.litalianoneunbordello.it/cacerolazo-regole-del-gioco/ Questa idea è partita da un gruppo di genitori di una scuola elementare. Ho conosciuto già dalla prima manifestazione queste persone e posso affermare che le donne sono il motore trainante di questo gruppo.

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  2. Giorgia, grazie del tuo intervento sul tema, come al solito a distanza di tempo e meditato.
    Io c'ero, e sto al pc da quella notte, a leggere e a scrivere, penso quindi di aver detto tutto quello che potevo dire. Compresa la speciosa questione se la violenza è una modalità femminile oppure se è imitata dal maschile. Siccome io penso che tutto sia culturale, e dato che la violenza pubblica è stata storicamente appannaggio maschile, tutte le volte che le donne vi hanno partecipato, sia pure minoritariamente, per forza l'hanno imitata. Ma anche, però, chisseneimporta. Come dici tu, è importante cercare nuove forme di azione, e io direi anche al fine di persuadere della loro efficacia tutte e tutti coloro che si invaghiscono dello squadrismo. Perché quello era, secondo me. E se vuoi sapere qualcosa sulle mie pulsioni violente, be', quando ci siamo viste/i scippare la manifestazione dagli squadristi, e quando siamo state costrette a subire una doppia prevaricazione, quella degli squadristi che hanno devastato la nostra manifestazione, e quella della polizia che impediva l'accesso a San Giovanni e caricava chiunque, compresi i manifestanti, anzi, preferibilmente i manifestanti, mentre aveva lasciato agire indisturbati gli squadristi. Ebbene, in quel momento, ti assicuro che il mio istinto primario sarebbe stato quello di menare, tranne che non avevo l'oggetto disponibile davanti a me, né forse sarei stata in grado fisicamente, ma ti posso certificare che l'istinto era quello. Che vuoi, io mi attivo aggressivamente soltanto quando subisco un sopruso, e sabato abbiamo subito un (doppio) sopruso.

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  3. @sabrina ancarola: grazie del link, molto interessante! :) mi domando però a questo punto se la manifestazione sia ancora una forma di dissenso sicura e non strumentalizzabile... :(
    @paola: quanto ti capisco! condivido ogni singola parola che dici e ti ringrazio per la tua preziosissima testimonianza.

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  4. se non vogliamo che uomini e donne cadano nella spirale della violenza cieca bisognerebbe dimostrare che con le proteste nonviolente si ottengono delle vittorie..anche parziali.
    sulla questione della violenza delle donne statisticamente è probabile che le donne siano meno inclini alla violenza fisica, ma a me pare ovvio che anche una donna possa essere violenta e aggressiva: siamo moralmente e intellettualmente pari nel bene come nel male, non mi stancherò mai di ripeterlo

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  5. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/22/i-sogni-son-desideri-al-tg1-canta-cenerentola/164956/

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  6. http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/252991/sabato-nero.html#tf-s1-c1-o1-p1

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  7. Una proposta forse banale,perchè come donne non proponiamo da ora in poi manifestazioni di sit-in e non di cortei che sfilano? Si rendono più difficili e più visibili eventuali azioni dannose o violente, si rendono visibili quelli che per qualunque azione sul territorio dovrebbero farlo in piedi. il Sit-in mi ricorda anche Ghandi....., può essere una condizione di maggiore vicinanza,conoscenza, scambio tra le persoen. Sit-in a forma di rettangoli leggermente separati, tipo falange pacifica :-)

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  8. Certo Rossana, le forme ci sarebbero già e altre se ne possono inventare, un esempio attuale è la forma scelta dagli studenti di Roma accampati a piazza Santa Croce in Gerusalemme, e con il permesso di Giorgia vi linko il reportage di una blogger che se ne è occupata http://furiosa.noblogs.org/post/2011/10/24/la-resistenza-indignata-per-una-democrazia-partecipativa/

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