mercoledì 5 ottobre 2011

LA NORMALIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE FEMMINILE

Riporto un post dal titolo "Come tornare indietro di cinquant'anni" tratto dal blog amico Consumabili : un'interessante analisi di un articolo tratto da una testata universitaria che mi ha lasciato basita:

"Da un po' di tempo ho notato la grande diffusione in articoli di giornali e portali online, in affermazioni di opinionisti e nella letteratura per teenagers, di una sorta di apologia e normalizzazione della prostituzione femminile, come se si trattasse di una manifestazione di libertà sessuale e nel contempo di furbizia consistente nel "far fruttare la fortuna su cui sei seduta". Sì, ho trovato scritto proprio così, non ricordo dove.

Un esempio particolarmente scioccante mi è venuto dalla lettura qualche giorno fa sul "Corriere dell'Università job", un mensile che arriva nel mio ateneo, di un articolo che mostra la prostituzione delle studentesse come una simpatica e più remunerativa alternativa ai vecchi lavoretti part-time:
Ecco due passi particolarmente "illuminanti":

"Diverso è invece quando le incontri su internet, quando raccontano di volersi aprire a nuovi incontri perché hanno bisogno di pagare l’affitto anche questo mese o perché hanno semplicemente capito che il divertimento a volte paga. Di mattina sono testa, di sera quando si collegano in chat o lasciano annunci e foto in siti creati apposta per loro, diventano corpo."

"Non dimenticare che come sugar baby parte di ciò che offri risiede in una relazione leggera e divertente, scevra di conflittualità. Una delle principali ragioni per cui si cercano le sugar babies è il sollievo di una donna che ti allontani dallo stress."

Quest'ultimo brano è preso dal decalogo di Brandon Wade (interamente pubblicato dal giornale) un uomo che negli Stati Uniti ha creato un sito (e ci si è arricchito) che è un vero e proprio bordello online e a cui il giornale non si preoccupa di fare indiretta pubblicità, nonostante in Italia sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione siano (ancora?) reati.

Del resto, che esista lo sfruttamento anche nell'ambito della prostituzione studentesca è confermato dalle cronache quotidiane ( che purtroppo sfuggono ai più) come in questo articolo: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/06/18/news/reclutavano_prostitute_tra_le_studentesse_bologna_arrestati_due_sfruttatori-17879296/

Dei due brani sopra faccio notare solo una cosa: come viene presentata oggi la sessualità e il ruolo femminile, nonostante la rivoluzione femminista e le grandi conquiste che ci sono state verso la parità socio-economico-culturale. Per una giovane ragazza a quanto pare dovrebbe essere addirittura motivo di divertimento intrattenersi - invece che con uno o tanti uomini che la attraggano - con un vecchio o maturo signore facoltoso non cercato da lei per attrazione fisica, ma subendo il suo corpo dietro compenso monetario. Addirittura, questo significherebbe per lei "diventare corpo". Insomma, ancora una volta il corpo femminile visto come inerte oggetto del desiderio, non capace e desideroso di soddisfazione soggettiva. E quale deve essere alla fine il suo ruolo? Essere di sollievo a un uomo ricco allontanandolo dallo stress, secondo l'illuminante pensiero di Wade. Non quindi reclamare il proprio diritto - nell'ambito di una crisi economica che si sta facendo pagare particolarmente alle giovani donne - a un lavoro ben retribuito che la renda autonoma e le faccia dispiegare il proprio talento. Ma, ancora una volta, far dipendere il proprio mantenimento, sia pure per gli svaghi e il lusso da un uomo o tanti uomini che siano, loro sì detentori di loro proprie ricchezze.

E questa sarebbe la modernità, la libertà sessuale contro ogni moralismo bacchettone? 

Come più di cinquant'anni fa, come se la storia non fosse mai andata avanti, questi signori insomma mostrano di ritenere ancora la sessualità e il corpo della donna, semplici strumenti di servizio per l'unico desiderio che conta, quello maschile. Da che mondo patriarcale è mondo, la donna è sempre stata mutilata della sua propria sessualità, diventando o casta sposa vergine fino al matrimonio o prostituta e quindi addetta per lavoro o costrizione al piacere maschile, per contratto soffocando ogni necessità del proprio corpo.

Ci sarebbe quasi da ridere – seppur amaramente - se non fosse in atto una strategia mondiale del capitalismo neoliberista globalizzato per aumentare il giro d’affari dell’industria del sesso, come si legge nell'interessantissimo "Prostituzione:globalizzazione incarnata" di Richard Poulin che sto leggendo in questi giorni. Interi stati dell'Africa, America latina, Sud-est asiatico, Europa dell'est, impoveriti o indebitati e divenuti ostaggio del Fondo monetario internazionale, basano ormai una notevole parte delle loro economie sulla prostituzione e sulla tratta di donne e bambine/i, nonostante l'adesione formale ai protocolli internazionali anti-tratta. Così da togliersi di mezzo il problema dell'occupazione femminile e contemporaneamente ricavando enormi profitti dalla mercificazione del corpo delle donne. Come è facile immaginare, le potenti multinazionali del sesso hanno tutto interesse al mantenimento di una condizione femminile arretrata e inferiore dal punto di vista economico, dell’ istruzione e della percezione sociale.

Checchè se ne dica - accostando prostituzione e libertà delle donne - la stragrande maggioranza delle donne reclutate da questa industria provengono infatti dai paesi in cui la condizione femminile è più arretrata, la violenza sessuale è più diffusa e le ragazze, reclutate in età sempre più giovane, spesso spinte o vendute dalle proprie famiglie, scoprono di frequente prima la violenza del bordello che la loro propria sessualità. Questo è il vero volto della mercificazione del corpo della donna e penso che noi occidentali abbiamo una grande responsabilità, noi che potremmo agire, noi che dovremmo avere gli strumenti per farlo. Se forse troppi colpevoli intellettualismi non impediscano ormai persino di vedere la realtà per quella che è."

di Valentina S

8 commenti:

  1. temo che alla barbarie del pensiero siano cresciute molte nostre figlie, pensiero dissociato e asservito all'imperativo categorico: soldi innanzitutto e tutto quel che serve a far soldi va bene! quindi il tema si allarga al concetto di umanità e modello di società che sta passando...

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  2. Donne che hanno capito che "il divertimento a volte paga".

    Solo un uomo poteva fare una considerazione del genere sulla prostituzione. Come se fosse una cosa divertente andare a letto con chi non ti piace... Come se durante la prostituzione l'unica soddisfazione importante non fosse solo quella del cliente...

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  3. Sono d'accordissimo con tutto ciò che è stato scritto.
    Una sola nota: "come viene presentata oggi la sessualità e il ruolo femminile, nonostante la rivoluzione femminista".
    Secondo me, non è stato un "nonostante", ma una conseguenza di una sbagliata (o forse no?) interpretazione del femminismo. Se un tempo si agognava alla libertà sessuale, questa in realtà (per motivi che non mi spiego) ha portato ad un'oggettivazione ancora più violenta del corpo femminile a favore del desiderio maschile. Anche alcuni blog che si dicono dalla parte delle donne e femministi (mi spiace dirlo, ma ne ho riconosciuto adesso uno tra la lista dei link amici)seguono la linea di pensiero "prostituzione uguale libertà e DIGNITA'".
    Comunque mi ha fatto molto piacere leggere questo post, "l'elogio della prostituzione" è una questione troppo sottovalutata di cui invece si dovrebbe parlare (e scrivere) molto più spesso.
    Un abbraccio, Serena

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  4. eh già.
    Oggetti di piacere, mica soggetti. Del piacere della donna se ne infischiano.
    Che tristezza

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  5. Intanto, grazie mille a Giorgia, per aver ospitato questo mio articolo! E' sempre un onore essere su Vita da streghe!
    @Lucia Sciuto Sicuramente questo aspetto del liberismo selvaggio di oggi esiste, però mi sembrano prevalenti i problemi di genere. La cultura dominante non educa generalmente i ragazzi a far soldi facendo fruttare "quello che hanno tra le gambe", rendendo il loro sesso un prodotto commerciabile in un sistema di mercato, avulso da loro stessi. Quando parliamo di prostituzione non parliamo di qualcosa che riguarda un mondo "strano" o minoritario (tra l'altro i "clienti" sono 9 milioni in Italia) ma di come sono pensati complessivamente ancora nella cultura dominante i rapporti tra i generi. La sessualità della donna - ancora non vista nella sua piena soggettività di persona - come sessualità di servizio, il suo corpo come oggetto, la sessualità maschile immiserita nella logica autistica del dominio e del possesso, che prescinde dall'essere desiderato (rubo qui le parole agli ottimi uomini di Maschile plurale). E' da qui che bisogna ripartire, mi sembra, dalla necessità di una "rivoluzione culturale" nei rapporti tra i generi, nella sessualità. Se dovessi parlare a una ipotetica futura figlia adolescente o sorella minore le insegnerei l'importanza non della morale (roba da misogini che poi sono anche i più affezionati "clienti") e nemmeno della dignità, ma semplicemente della sua LIBERTA' di donna. Libertà che è data solo dall'essere DENTRO il proprio corpo facendone fonte di soddisfazione personale, vivendo per il PROPRIO piacere e arricchimento emotivo le sue relazioni e contemporaneamente farsi autonoma attraverso le proprie capacità personali e il proprio lavoro, senza dover dipendere economicamente da un uomo o da più uomini che siano. Rivendicando contemporaneamente condizioni più giuste nel lavoro, lottando contro lo sfruttamento e per il diritto al tempo per la propria vita extra-lavorativa.

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  6. @simonsiren Purtroppo quella frase l'ha scritta una donna, autrice dell'articolo. Certo, il pensiero è come dici tu, tutto dal punto di vista del "cliente", come se il "divertimento" fosse per definizione la soddisfazione del piacere maschile.
    @serena Non concordo con la tua interpretazione, che è tra l'altro ampiamente presente nel pensiero di molti opinionisti. In verità l'oggettivazione del corpo femminile non c'entra nulla col femminismo. E' vecchia come il cucco e persino Sant'Agostino elogiava l'esistenza dei bordelli come "contenitivo della lussuria". La prostituzione è stata sempre vista come necessaria al piacere maschile e all'ordine sociale, salvo poi apostrofare le prostitute con gli epiteti di maggior disprezzo ed elogiare la castità delle mogli e madri (ma a guardar bene sono le due facce della stessa medaglia, ruota tutto intorno al dominio e controllo del corpo delle donne). Oggi quel che è cambiato è solo la sfacciataggine del neoliberismo selvaggio del capitalismo globalizzato che ha eliminato i veli della vecchia "morale" e ha fatto del massimo profitto unico dio da adorare. Ha allargato enormemente il business sul corpo delle donne, quello sì. Ormai ci sono tanti stati indebitati in cui Fondo monetario internazionale e Banca mondiale hanno fortemente incoraggiato lo sviluppo di un'industria della prostituzione e del turismo sessuale che ormai rappresenta un'ampia fetta del PIL di quei paesi. Sulle nostre strade ogni giorno vediamo ragazze deprivate della loro sessualità di donne e spesso della loro vita.

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  7. Scusate se aggiungo ancora una cosa: quando parlo di apologia e normalizzazione della prostituzione da parte dei mass-media non parlo certo della fine del disprezzo per chi si prostituisce. Al contrario: se leggete attentamente l'articolo del Corriere dell'università si sottolinea bene come gli uomini preferirebbero le studentesse perché non sono percepite come prostitute di mestiere. Mi ricorda gli insegnamenti impartiti dalle tenutarie alle ragazze nei bordelli di lusso (chiamalo "amore", "tesoruccio", "papi")oppure lo stesso Berlusconi che disse a Nadia Macrì di non andar in giro dicendo che "faceva marchette" perché non stava bene. Il disprezzo resta comunque, come resta il dominio, fanno parte del gioco e del sistema. Il business della prostituzione (che per la massima parte vede uomini "clienti" di donne, ma anche di trans) è fondato proprio sull'asimmetria uomo-donna e sulla misoginia.

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  8. Grazie Giorgia, e grazie Valentina S., avete detto tutto nel testo e nei commenti, non mi resta che condividere su FB. Aggiungo soltanto che l'altra faccia, complementare a quella da voi descritta, della strategia culturale e di mercato globale diretta a riportare le donne nei loro ruoli "storici", è quella descritta da Loredana Lipperini in "Ancora dalla parte delle bambine".

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