martedì 6 settembre 2011

BELLE DI MARCA

Giorni di crisi. Giorni di scioperi. Ma anche giorni in cui l'Italia migliore si rimbocca le maniche per creare qualcosa di nuovo, come il blog de Il corpo delle donne che si rifà il look e annuncia tante novità "dal web al territorio".

Sono giorni anche di concorsi, da Miss Italia a Bella di Marca (lo conoscevate? E' un altro "fantastico" contest di bellezza - locale - segnalatomi da una lettrice. Uno dei tanti), giorni - ancora - di denuncia di pubblicità sessiste. Giorni in cui ad essere presa di mira, purtroppo, sembra essere sempre di più l'infanzia, in un inquietante fenomeno che vede, dopo lo sfruttamento dei corpi delle donne, strisciare pericolosamente verso la manipolazione di quello delle più piccole.  

L'erotizzazione precoce (vedi il recente caso Boobs&Bloomers) si insidia nelle immagini pubbliche e, mentre il concorso di Miss Italia vieta a chi non ha diciott'anni compiuti di partecipare alla gara, tutt'intorno non accennano a diminuire le "sfilate" di immagini di bambine rese più grandi della loro età e sessualizzate oltre il lecito.

Il messaggio che propongono è chiaro: essere belle, ma soprattutto sensuali. Sempre. Anche in tenerà età. Ma per chi? viene da chiedersi. Per chi guarda, dico io, non certo per loro stesse.
Ci lamentiamo della violenza e degli abusi, ma non stiamo forse creando noi stessi i mostri della nostra società?

Altro che educazione all'indipendenza, di cui proprio oggi parla il blog della Lipperini, o all'autorealizzazione personale, non siamo tutte un po' figlie di una cultura da "belle di marca"? 

"Abbiamo perfezionato i grandi discorsi sulla parità e una retorica inquietante sulla maternità, ma nessuno parla più di vera indipendenza economica. Non sproniamo pubblicamente le giovani a farne il principale obiettivo. Il risultato è una moltitudine di donne preparatissime che accettano lavori part-time, sottopagati. Si precarizzano da sole con il più indifendibile degli argomenti: così posso occuparmi dei bambini”.

(Elisabeth Badinter - dal blog Lipperatura).

4 commenti:

  1. occuparsi dei bambini non è un argomento indifendibile, semmai è da chiedersi perchè anche i lavoratori padri non lo chiedono?

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  2. @Paolo: diciamo che è indifendibile il fatto che questo sia l'argomento usato dalle donne per autoprecarizzarsi.

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  3. Concordo totalmente con Badinter, la controprova della validità della sua affermazione è: ci sono uomini che usano lo stesso argomento per autoprecarizzarsi?

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  4. Precisazione: considero Elisabeth Badinter una voce importantissima e trovo che abbia ragione su una gran quantità di argomenti, qui però continuo a pensare che la vera cosa indifendibile è che i lavoratori padri non chiedano il congedo di paternità..quegli stessi padri che magari quando si separano si lamentano che l'ex moglie non gli fa vedere i figli. Ecco penso che se le organizzazioni dei padri separati chiedessero a gran voce congedi parentali obbligatori anche per i papà e un welfare che aiuti a conciliare lavoro e famiglia sarebbe un gran bel segnale. Nè gli uomini nè le donne dovrebbero autoprecarizzarsi, semmai si dovrebbero riformare tempi e modi di lavoro come accennavano anche alcune commentatrici su Lipperatura, questo unito ad un welfare che venga incontro alle esigenze del genitore lavoratore

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