giovedì 21 luglio 2011

DONNE, STEREOTIPI E MENTALITA'

Immagine tratta da www.lesignorinedival.com. Click to open

Ci sono giorni in cui capisco come il nostro lavoro di sensibilizzazione e di innalzamento della consapevolezza sui temi della rappresentazione delle donne e gli stereotipi di genere sia davvero durissimo, ma fondamentale perché si scontra con una mentalità più o meno ostile decisamente diffusa.

Il Web è ricchissimo di luoghi, articoli e commenti che rendono palese questo modo di pensare. Ne ha fatta recentemente una panoramica Sabina Ambrogi, riportando alcuni commenti dei lettori di Libero e Il Giornale in relazione ad articoli che riguardavano non tanto la rappresentazione delle donne ma la recente mobilitazione di SNOQ. Vale la pena leggerli, li trovate nell'ultima parte del suo articolo. Certo, si tratta di siti come Libero e Il Giornale. Ma fenomeni simili sono abbastanza trasversali e non avvengono solo in contesti di centro-destra.

Sempre recentemente sono rimasta basita da alcuni commenti pubblicati sul sito de Il Fatto Quotidiano al post di Caterina Soffici che denunciava la censura del TG1 nei confronti dell'evento di Siena SNOQ. Il TG1, in quei giorni, aveva preferito dedicare un servizio ad una gara di tacchi a spillo di giovani russe piuttosto che al meeting delle 2000 donne italiane (A dirlo sembra una barzelletta, e invece).

D'altra parte io stessa ricevo commenti ad alcuni miei post non sempre simpatici, per usare un eufemismo.

Infine, sempre per restare in tema di opinioni di questi giorni, vi invito a leggere la recente intervista - segnalatami da una lettrice - al creativo del contestato manifesto "Cambia il vento" del PD, che ritraeva le gambe di una donna scoperte con una gonna alzata in stile Marilyn Monroe. Credo sia una lettura formativa (sia delle risposte che delle domande) in quanto a mio avviso rappresentativa di un modo di pensare diffuso.

Di seguito, mi sono "divertita" a riassumere sinteticamente alcuni degli argomenti ricorrenti (correggeteli o integrateli sotto al post, se credete) nelle opinioni di chi dissente o non comprende il motivo del nostro attivismo in merito alla rappresentazione del corpo delle donne, ovviamente secondo la mia personale esperienza:

- Ci sono cose più serie, gravi o più importanti 
- Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a
- Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre  
- La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo
- Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)
- Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)
- Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)
- E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?
- Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità

Facciamo un esercizio, volete? Proviamo, per una ognuna di queste argomentazioni, a scrivere una risposta?

24 commenti:

  1. Per chi "la parità c'è già ma non ci sono donne abbastanza in gamba"... "nei gruppi di donne serpeggia sempre l'invidia"... e altre amenità penso sia utile una lettura e riflettere su come siano duri a morire certi luoghi comuni... forse più che "invidia del pene" perchè non ragioniamo sull'invidia della maternità/capacità di procreare... Eva è stata creata da una costola di Adamo... i bambini crescono nel ventre materno... Ma spunti ce ne sono veramente tanti!!

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  2. @Miki Mou: hai ragione, "la parità c'è già" me l'ero persa!

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  3. tutte frasi sentite (o lette) almeno una volta. è proprio così e la cosa più triste è che spesso sono anche le donne a pronunciarle. per non parlare delle affermazioni sulle quote di genere, la più ridicola delle quali è che sono una "discriminazione al contrario", ma anche che "manderebbero avanti le amanti dei capi", che "costringerebbero ad assumere/candidare persone poco qualificate/competenti pur di dare il posto a una donna", ecc.
    poi c'è lo stereotipo della casalinga/mamma chioccia che ha capito tutto della vita perchè si fa mantenere dal marito, anche questo duro a morire. quindi si potrebbero citare tante frasi e luoghi comuni che ti fanno sentire una povera pazza - madre sconsiderata - o peggio ancora sfortunata, se vai a lavorare lasciando tuo figlio all'asilo o con la pancia di 7 mesi.
    mi piacerebbe scrivere un post con le risposte alle frasi da te citate. se oggi riesco a trovare 5 minuti di calma ci provo.

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  4. @CosmicMummy: si la mia intenzione era proprio quella di continuare pubblicando poi un post con le risposte per cui se vuoi intanto cimentarti tu, ben venga :)

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  5. Queste le mie risposte:

    - Ci sono cose più serie, gravi o più importanti
    R: Nessuno è in grado di fare una classifica tra i problemi più o meno gravi, perché nessuno può arrogarsi il diritto di sentire al posto di altri. Questa "cosa", comunque, riguarda più della metà della popolazione del nostro paese: direi che è "abbastanza" importante.

    - Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a
    R: Dire così significa non sapere che vuol dire bigotto: qui non si tratta di "tornare indietro" e rivendicare una figura femminile più arcaica, retriva, passata o legata a una supposta morigeratezza appartenente al passato. Si tratta di rivendicare una rappresentazione "altra", diversa, non legata agli stereotipi sessisti. Questo non può essere in nessun modo definito "bigottismo".

    - Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre
    R: "Brutto" e "bello" sono parole di cui quegli stereotipi hanno sconvolto l'uso: qui "brutto" è usato come a dire "non aderente ai canoni della moda e del mercato". La bellezza non c'entra davvero niente. In questo senso, è vero: chi è libero da quei canoni denuncia la miseria di chi ci crede e ne viene ancora ammaliato e/o sfruttato. Sono ben felice di essere definito "brutto", in questo caso.

    - La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo
    R: Certo, "si prestano", come se avessero mille altre alternative a un sistema di potere e controllo che agisce sul loro corpo, dandone i vantaggi all'altro sesso. Si vede cosa ne guadagnano: le donne, com'è evidente, guadagnano molto, sono stimatissime, non soffrono di nessun disagio sociale. Insomma, se la spassano. Ma fatemi il piacere.

    - Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)
    R: Vale quanto detto per il "brutta". Il femminismo ha una storia così lunga e variegata che questa frase ha lo stesso inutile senso di "non mi piace la letteratura". Quale? Perché? Che vuol dire? Usare "femminista" come insulto dice molto di più su chi la usa, questa parola.

    - Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)
    R: eh, che volete farci, la pornografia non basta mai. E' nata per questo, dopotutto: alimentare un desiderio insoddisfacibile, perché irreale.

    - Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)
    R: vedi sopra, è lo stesso caso della "brutta". La donna che parla e denuncia non è "alla moda", non risponde ai canoni vigenti imposti da una società normalizzante. E' la risposta tipica dell'ipocrita, che invece di entrare nel merito dell'argomento attacca la fonte, pensando di aver capito "l'origine" del problema.

    - E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?
    R: Giusto: se fai pubblicità a un assorbente devi per forza far vedere la fica. Allora voglio pubblicità dei profilattici con in vista un gran bel pisellone, o pubblicità delle carte igieniche con bei culi maschili pelosi e merda in quantità. Non c'è altro modo, dopotutto, no?

    - Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità
    R: quindi non bisogna né usare la vista, né le orecchie, né gli occhi. Gran bella soluzione. Il cervello arriva per ultimo, quando ve ne renderete conto che il condizionamento prima di tutto colpisce i corpi?

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  6. Manca anche "certe se la cercano proprio" (perchè stronze/puttane/vestiti troppo appariscenti-succinti ecc...) in casi di stupro, femminicidio, insulti, ecc...

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  7. Altro luogo comune che sento ripetere spessissimo è "le belle donne poco vestite si usano in pubblicità dappertutto e da sempre, di che vi sorprendete?". Chi dice questo non ha mai messo piede in nessun altro paese europeo, né di persona, né via navigazione internet.

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  8. - Ci sono cose più serie, gravi o più importanti

    Per qualsiasi argomento si può trovarne uno di più serio e importante. Se si può passare il tempo a discutere se un rigore era fuorigioco o meno, si può anche trovarlo per discutere dell'immagine femminile.

    - Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a

    In realtà è bigotto il tradizionale binomio donna onesta contro peccatrice, donna che induce al peccato, tale soltanto in funzione del desiderio maschile.
    La donna indipendente, proprietaria del proprio corpo è invece molto poco consona alla visione di quasi tutte le religioni.

    - Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre

    Questo genere di affermazioni è così puerile che non riesco neanche trovare una risposta matura a parte scendere al loro livello con un:
    Forse sei tu che vuoi ammirare belle ragazze nude, perché fuorché nei manifesti non avrai mai la possibilità di vederle.

    - La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo

    Se si lasciano alle donne solo alcuni ruoli e professioni, se si tende a scoraggiarne la scolarizzazione e l'indipendenza, è chiaro che loro faranno quello che resta.

    - Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)

    Femminista e fiera di esserlo, come tutte quelle donne che hanno rispetto di sé, che sono consapevoli delle proprie capacità e possibilità.

    - Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)

    Stessa risposta di basso livello di prima: le vuoi sui manifesti perché sai che è l'unico modo in cui potrai mai avere quella bellezza.

    - Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)

    E' ovvio che le donne brutte ti spaventino.
    Noi vogliamo un mondo dove le donne vengano valutate in base ad altri criteri come l'intelligenza, le capacità e non l'aspetto fisico.
    Tu in questo mondo non ti troveresti perché non riesci a confrontarti con le donne alla pari.

    - E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?

    Nello stesso modo in cui l'avrebbero fatto con un uomo protagonista.

    - Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità

    Io non devo rinunciare a guardare la televisione, leggere riviste, camminare per strada, navigare sul Web perché voi volete continuare con dei comportamenti sbagliati.
    Negli altri paesi civili questo non succede, quindi anche da noi è possibile avere un trattamento paritario sulla pubblicità e sui media.

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  9. Vorrei mettere in evidenza ciò che accomuna quasi tutti i punti analizzati :
    1 La donna che denuncia,parla, analizza, contesta criticamente va zittita, dà fastidio.
    -La donna che contesta va ricondotta al suo atteggiamento "naturale" o "decoroso": l'accettazione e la passività mentale e verbale.
    -Le persone che "criticano" la pubblicità sono prive di spirito critico perché sono le prime ad essere condizionate ed è per questo si occupano di questi temi,coloro che contestano l'uso strumentale del corpo femminile sono brutte o bigotte in ogni caso parlano spinte da motivi egoistici, personali perciò le loro affermazioni non hanno valore.Essendo le contestatrici(quasi generalmente)tutte donne eccoci ritornate al punto 1 si tratta di nuovo di un "invito" al silenzio. Penso che si tratti di un' atmosfera intimidatoria molto preoccupante.L'unica risposta può essere solo continuare a parlare, scrivere diffondere ed agire attraverso l'organizzazione di iniziative di lotta concreta.Cioè continuare a rompere...il silenzio.

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  10. Bella questa discussione. Ci sarebbe stato bene un wiki ma farò del mio meglio per raccogliere le varie risposte in modo sintetico ed efficace :)

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  11. Su una cosa non sono d'accordo; come ho scritto nel mio post, io sono di quelle convinte che il fatto di non prestare il proprio corpo a certe cose dipenda da noi. Che non vuole affatto dire mortificare la propria femminilità...

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  12. Molto spesso si viene definite brutte, bigotte o invidiose perché si spera di scoraggiarci e colpirci nell'orgoglio, sperando magari che arriveremo anche noi a pensare così di noi stesse. Quando mi mettevo a criticare il blog di Libero sulle donne (il portale wind) e parlavo bene di blog più seri e innovativi come quello di Lorella Zanardo oppure avevo da ridire su di un'altro stereotipo sulle donne, cioè che la depressione è donna ed è una malattia che va curata con psicofarmaci (loro sederebbero volentieri anche i bambini!) venivo attaccata da una in particolare che forse era una psichiatra. Mi definiva spesso e volentieri una ragazzina immatura, una bambina dell'asilo e una scientologist e copiava i commenti negativi che mi facevano altri. Non si firmava neppure. Alla fine si è stufata lei.

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  13. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/lisola-degli-escort-ecco-il-nuovo-saturno/146815/

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  14. Condivido le repliche di Lorenzo e degli altri, anche se credo che per molti interlocutori siano un po' troppo elaborate e razionali.

    Non vi sembra che in molti casi possa colpire di più dare a chi ti chiama cesso o bigotta dell'impotente (se maschio) o della sfigata priva di autostima (se femmina)?

    Anche a me da piccola hanno insegnato che "non bisogna abbassarsi al livello di certe persone", ma poi da grande ho riscontrato che questo genere di repliche, se fondate, hanno spesso molto più effetto e insegnano molto di più a come comportarsi o non comportarsi.

    Ditemi se secondo voi dico caxxxxte... ciao :-)

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  15. - Ci sono cose più serie, gravi o più importanti: del riconoscersi come soggetto e quindi diventare responsabili di sé e delle proprie azioni scelte decisioni, influendo così sul mondo circostante e su quello interiore?

    - Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a: questa è sol paura. Paura di pensare, di cambiare, di scegliere, di essere. Chi scrive così ha paura di sé, paura della vita.

    Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre: questa è una delle risposte più surrettizie, perché mira ad accendere una sterile competizione chiudendo ognuna in se stessa e nell'esibizione del proprio corpo. E' una frase che colpisce nelle insicurezze, come uno schiaffo.

    La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo: questa è vecchia ormai ma ancora attacca. A un uomo che giudicava una scollatura di un'amica troppo "provocante" ho chiesto come mai in estate i muratori e gli operai possano lavorare per strada a torso nudo senza temere di essere assaltati da branchi di donne assatanate: ha risposto che "noi donne" sentiamo in modo diverso: "loro" possono stare nudi, noi no, perché la nostra è una provocazione.

    Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta): sì, questa è una parolaccia. Vuol dire anche isterica e pazza, non appagata sessualmente.

    Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista): a questa non so mai rispondere perché mi deprimo.

    Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta): come sopra.

    E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio? Questa sa di ruggine mentale.

    Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità: eh no, non basta. Non basta neppure andare a vivere sull'Himalaya: il mondo è tutto in ogni luogo e noi possiamo e dobbiamo cambiarlo, perché il mondo siamo noi.

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  16. Rispondere offesa per offesa non credo porti a qualcosa di buono, anzi. Significa scendere nella logica della contrapposizione e della competizione, tipiche espressioni del patriarcato. Dunque, si finisce per lasciarsi assorbire da quel sistema di pensiero binario "io vinco/tu perdi" che tanto bene ha criticato Carla Lonzi in Sputiamo su Hegel.
    E' anche vero, però, che non si può ogni volta accettare una discussione con interlocutori e interlocutrici che hanno a loro disposizione solo un abusato repertorio di luoghi comuni, come quelli elencati di sopra, a cui, da un po' di tempo, mi rifiuto di dare spazio in maniera elegante e senza scompormi troppo. Per cui, di norma, ad ogni discussione sul corpo delle donne et similia, mi qualifico come femminista, senza aspettare che il termine mi venga usato contro in senso dispregiativo. Fatta questa precisazione, chiedo all'interlocutore/trice cosa sappia del femminismo, quali pensatrici conosca, quali saggi abbia letto, quali campagne e lotte abbia condiviso. Normalmente, segue un'ammissione imbarazzata di ignoranza, per cui mi permetto di dare dei consigli di lettura, rinviando la discussione a quando anche l'interlocutore/trice avrà argomenti su cui confrontarsi. Altrimenti, constatato il dislivello che ci separa, è inutile sprecare tempo e fiato su un elenco di luoghi comuni e banalità tipo chi contesta è un cesso, non scopa e via discorrendo. Garantisco che anche questo modo di fare sortisce effetti insperati.

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  17. Lunamariposa,

    Il tuo sistema di far sentire l'interlocutore ignorante è interessante e sicuramente funziona con alcune persone. Mi sembra però in fondo un altro tipo di attacco personale, non così diverso da quelli che ho esemplificato io.

    Però quando dici "constatato il dislivello che ci separa, è inutile sprecare tempo", temo che in questo modo non ci si possa confrontare con il 99% delle persone? Quanti credi che abbiano una anche vaga preparazione in filosofia? E soprattutto, quante persone al giorno d'oggi si vergognano della propria ignoranza? Credo pochissime. Il rischio, rispondendo in questo modo, è che il tuo interlocutore ti cataloghi come "prof rompipalle" e che non capisca l'effetto che i luoghi comuni di cui sopra hanno sulla sua vita personale.

    Se io dico "sfigata priva di autostima" (magari senza usare queste testuali parole) a una ragazza che ripete a pappagallo questi luoghi comuni, all'inizio la cosa la ferirà, ma poi forse lo shock le farà pensare: "Perché sono rimasta così ferita? Sarà vero? Perché la persona che mi ha detto così, anche se secondo me è un cesso, è molto più tranquilla del suo aspetto? E allora perché mi sento così insicura? Cosa mi ha indotto a sentire il bisogno di offenderla? E cosa mi induce ad essere così insicura?" e magari, partendo dalla vita personale, rifletterà sui temi che ci stanno a cuore.

    Questo per spiegarti che l'obiettivo della mia proposta non è "vincere io, far perdere l'altro", ma è cercare di scuotere un po' l'interlocutore usando mezzi analoghi ai suoi (che forse sono gli unici che può capire). E quindi, alla fine, vincere tutti e due invece che perdere tutti e due.

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  18. Ho appena pubblicato il post che avevo promesso sull'argomento. se volete leggerlo e lasciare un commento siete i benvenuti ;-)
    riguardo ai toni da usare in un dibattito come questo, io sono d'accordo con lunamariposa. mettere in evidenza ch ene sappiamo di più del nostro interlocutore (o almeno che ci abbiamo riflettuto un po' di più e sappiamo di cosa stiamo parlando) non vuol dire fare un attacco personale, comunque attaccare una persona sulla sua cultura o sul suo modo di ragionare non è mai offensivo, attaccarla sul piano estetico (come in alcuni degli argomenti riportati) lo è. Inoltre, proporre alla persona di andare a leggere e informarsi, o raccontargli ciò che si sa, è anzi un modo per dare a quella persona la possibilità di crescere culturalmente reputandolo comunque abbastanza intelligente da poter fare delle riflessioni su argomenti che forse non gli era capitato di pensare. Tutto questo ovviamente presupponendo un dialogo civile e ragionevole, e nel rispetto reciproco. Io purtroppo ho questo difetto: voglio sempre convincere chi ho davanti e cerco di farlo ragionare quando si toccano argomenti che conosco e che mi stanno a cuore. Mi capita molto spesso anche su questioni scientifiche, anche se non sempre riesco nel mio intento. a volte forse esagero ma se la discussione degenera non voglio mai mettermi al livello di chi ho davanti, e cerco sempre di ricordare una citazione che su wikipedia dicono essere di A. Bloch: "non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza".

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  19. @CosmicMummy: brava! ottimo! adesso mi si pone l'annoso problema di come dare visibilità a tutte queste risposte. O di come sintetizzarle.

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  20. Margherita, il mio non è un sistema di "far sentire" le persone ignoranti. Semplicemente, se un* non conosce, non sa, è un dato di fatto e non dipende da me, ma dalla persona in questione che evidentemente non ha lavorato troppo su di sé e sul mondo che la circonda, ma vuole comunque riservarsi il diritto di aprire la bocca, anche a sproposito. E’ di questa pseudo-libertà di straparlare sempre e comunque che si nutrono il sessismo e il razzismo. Con me non funziona. La consapevolezza, soprattutto dei propri limiti, è il primo passo per andare avanti. Ho più volte sottolineato che il mio approccio è pacato e senza eccessiva scompostezza, per cui il risultato il più delle volte è di curiosità. Quindi, davvero sulle questioni si ritorna in un secondo momento, quando e se si hanno argomenti e non beceri luoghi comuni su cui discutere. Penso che la nostra società sia satura di stereotipi, generalizzazioni e banalità, oltre che di un clima arroventato e violento, per cui non intendo di mio concedergli altro spazio e mettermi a disquisire, per esempio, sul fatto che una donna che contesta pubblicità come "montami a costo zero" lo fa perché ha invidia della modella a pecorina. E' un livello di discussione veramente troppo basso e a un'immagine così violenta e volgare non posso e non voglio reagire con altrettanta bassezza. Piuttosto, cerchiamo di analizzare su che tipo di immaginario collettivo fa leva quel tipo di pubblicità. E allora, per fare questa analisi ci vogliono degli strumenti. Io me li sono conquistati, non mi sono piovuti dal cielo, né li rivendico in virtù dei miei organi genitali. Invito gli altri e le altre a fare lo stesso. E' un invito, si può anche declinare. Ma non mi si può tirare a forza in un terreno che non è mio, che non condivido e dove, pertanto, non voglio assolutamente stare.
    Lunamariposa

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  21. Guardate La storia siamo noi: si parla della condizione della donna nel ventennio fascista, tra le altre cose.

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  22. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-07429951-b30b-4285-8ded-985871c6a096.html#p=0

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  23. - Ci sono cose più serie, gravi o più importanti :
    Il modo in cui metà della popolazione mondiale viene rappresentata non è trascurabile: noi donne cerchiamo di adeguare la nostra identità a tale rappresentazione perchè è un modello di vita, spesso l'unico imposto e pure in modo subdolo. Ovviamente è un modello irraggiungibile oltre che poco rispettoso e veritiero, questo ci crea disagio e malessere e a cascata il nostro malessere si riversa sulla società.
    “Uno stile di comunicazione che offende le donne nei media, nelle pubblicità, nel dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi” (Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano)
    - Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a
    Nel dizionario la parola bigotto è associata ad inflessibile e poco tollerabile. E' vero, tollero poco le rappresentazioni svilenti del genere femminile, dalle pubblicità con seni e sederi continuamente esposti e dove ormai non compare nemmeno più la testa della modelle, a donne ritratte in atteggiamenti che mostrano come il cervello e una propria identità non sembrino essere qualità richieste dalla società odierna. Voglio e pretendo una rappresentazione del mio genere rispettosa del nostro modo di essere donne. La poca flessibilità è quella dei pubblicitari, che continuano a proporre le solite immagini perchè con il richiamo sessuale (pensano loro..) si va sul sicuro e non serve sforzare quei due neuroni che hanno nella scatola cranica per inventarsi qualcosa di nuovo.
    - Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre
    Il corpo delle donne mostrato nelle pubblicità semplicemente non esiste: quelle modelle dal vero non sono come le ritraggono. Photoshop ormai impera ovunque, e spesso i ritocchi sono pure fatti male. Avete mai visto le facce delle modelle nelle foto pubblicitarie? Non hanno nemmeno i pori sulla pelle, sembrano di plastica! Come faccio ad essere invidiosa di qualcosa che non esiste? E poi brutta rispetto a cosa? A canoni imposti da altri, in genere maschi? Mi reputo abbastanza intelligente e con sufficiente autostima da poter evitare certi diktat ma combatto per chi non lo può fare.

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  24. - La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo: Lorenzo ha risposto benissimo.

    - Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)
    Sono disprezzabili le battaglie contro il razzismo? Contro l'omofobia? Contro la mafia? Non credo, visto che si cerca di difendere delle persone loro malgrado esposte e poco difese nella nostra società. Così come spesso indifese e inutilmente esposte sono le donne nella nostra società. Femminismo non vuol dire odiare gli uomini e non vuol dire supremazia delle donne sugli uomini. ll femminismo cerca la parità fra i generi nel rispetto della differenza di ognuno. Se essere femminista vuol dire questo, vuol dire cercare di difendere e aiutare le donne e di conseguenza far progredire la nostra società, io sono femminista e fiera di esserlo.
    - Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)
    I pubblicitari ci beccano sempre: il porno soft funziona, soprattutto per chi non vuole fare la fatica di vedere al di là del proprio organi riproduttivo.
    - Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)
    Da che mondo è mondo chiunque abbia voluto modificare lo status quo è stato visto come un pericolo da zittire immediatamente. Nel caso specifico, definire brutta una donna è cercare di ferirla nella sua autostima e attraverso il disprezzo e la mortifcazione portarla al silenzio. Forse chi si esprime in questo modo non può essere tacciato di poca avvenenza, ma di poco rispetto e scarsa intelligenza di sicuro.
    - E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?
    A me piacciono molto le immagini pubblicitarie degli anni '70. Anche quando si pubblicizzava dell'abbigliamento intimo, le donne erano sempre ritratte in pose dignitose e si capiva qual'era l'oggetto della campagna pubblicitaria. Oggi invece nel profluvio di immagini di donne nude, nemmeno si capisce di cosa si parla, tutto è focalizzato su un seno o un sedere. Ad esempio, togliamo la parola Nuvenia alla loro ultima campagna pubblicitaria: sfido chiunque a capire che si tratti di una pubblicità di assorbenti. Sarebbe questa la tanto decantata creatività dei pubblicitari?
    - Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità
    Come dice Lorella Zanardo nel suo bel libro(tratto dal documentario) "Il corpo delle donne", non guardare la tv è un atto elitario. Vuol dire avere delle alternative, vuol dire avere una base culturale che ti consente di avere passioni da coltivare, vuol dire avere delle alternative alla tv come il Web, per cui si può scegliere di andare a teatro, al cinema o fare semplicemente altro. Per molte persone qui in Italia questo non è possibile, anche e soprattutto per la continua demolizione di tutto ciò che produce cultura (scuola, attività artistiche). La Tv pertanto si presenta e viene usufruita dalla maggior parte della popolazione italiana come unica fonte veritiera di informazione, e quando la maggioranza delle persone che vivono in uno stesso luogo ha una certa forma mentis, inevitabilmente condizionerà la vita anche di quelle persone che non sono così. Pertanto la televisione guardiamola tutti, insieme e in modo critico, senza berci tutto quello che ci fanno vedere.

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