giovedì 9 giugno 2011

OCCHIO ALLO SPOT: LA VITA E' FATTA DI ALTI E BASSI

Oggi per la rubrica Occhio allo spot, che come sapete indaga le pubblicità dal punto di vista degli stereotipi e delle tematiche di genere - con particolare attenzione agli esempi virtuosi per stimolare l'emulazione - recensirò l'ultimo spot di Unicredit.
Questa campagna  presenta infatti degli interessanti elementi a impatto zero stereotipi

Lo spot è ambientato in un aeroporto ed è dedicato alle piccole e medie imprese che fanno affari all'estero. Il messaggio della pubblicità ("La vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo in entrambi i casi") è rappresentato dall'idea creativa delle scale mobili dell'aeroporto che improvvisamente cambiano direzione mettendo così in difficoltà i viaggiatori, in questo caso imprenditori.

Qual è la cosa bella di questo spot per quanto riguarda gli stereotipi di genere?
Che il mondo dell'imprenditoria è finalmente ben rappresentato sia da uomini che da donne. Anzi, a dirla tutta la protagonista principale è una donna.
E' un bel segnale.

Certo, stiamo parlando di piccole e medie imprese. Inevitabile chiedersi se, nel caso in cui il focus fosse stato sulle grandi imprese, avremmo beneficiato di un'altrettanto equa rappresentanza di genere. Inoltre ho letto che la campagna è stata ideata a livello europeo dall'agenzia BBH London. Inevitabile domandarsi come sarebbe apparsa se fosse stata destinata solo al mercato italiano. Chi può dirlo.
Intanto però sono felice che passi sulle nostre tv un modello di donna diverso dai soliti stereotipi di donna-oggetto, donna-mamma, donna-casa o donna in carriera sì, ma stronza.

Qui potete vedere il video della campagna.

3 commenti:

  1. Ecco un altro sport molto importante ma sessista:
    http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/06/09/la-barbie-assassina-di-greenpeace/

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  2. Anche se è stata la BBH di Londra a crearlo, avrebbe potuto benissimo fornire versioni diverse "adatte" ai vari paesi di trasmissione. Confermo quindi il buon segnale di una importante banca italiana che non ha scelto di concentrarsi su un protagonista maschile.

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  3. Anche io l'ho notata e mi è sembrata gender-friendly :)
    Mary

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