mercoledì 29 giugno 2011

OCCHIO ALLO SPOT: LA RELISH FIUTA IL VENTO CHE CAMBIA?

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di Laura Albano*

Forse è semplicemente perché con lo scandalo della campagna 2009 la Relish si è fatta ricordare da tutti, e non ha più bisogno di fare colpo, ma potrebbe essere anche perché hanno fiutato il "vento che cambia", fatto sta che la pubblicità di questa stagione lancia un po' ruffianamente lo slogan indipendentista "Be free!" e la modella appare accessoriata da un vistoso fiore dall'aria neo-hippy, un po' anni '70.

Dal nostro punto di vista però la perfezione nel mondo della pubblicità è molto rara: e  in questo caso dopo il sollievo del  "toh stavolta non è sessista" viene da notare il contrasto tra l'esortazione Be free! e la solita aria tra il depresso e lo sfavato della ragazza, che tiene il fiore tra le mani prive di energia, e se ne sta con le spalle un po' curve e asimmetriche come se avesse addosso un peso, che per liberarsene ci vorrà ancora un bel po'.

A questo link si possono leggere i comunicati dell'azienda sulla vecchia campagna, che venne bocciata dallo Iap per violazione degli artt. 9 e 10 del Codice.

*Laura Albano, fotografa, autrice del blog Un'altra donna

4 commenti:

  1. Anch'io colgo il contrasto. Chissà però perchè quando colgo un'espressione svilita tutte le femministe prevenute(e i femministi) mi danno ragione mentre quando colgo aria sprezzante e aggressiva in certe pose e mise da amazzone mi si dice che sono un bacchettone che bada all'abbigliamento (come se l'abbigliamento fosse semanticamente neutro e non potesse veicolare non necessariamente ma almeno potenzialmente anche questa aggressività, come se non si appoggiasse comunque ad una rete di segni almeno lascamente interiorizzati e condivisi) e che giustifico lo stupro delle suddette panterone che, a loro volta, sono libere invece di sputarmi in faccia in quanto maschio e di bollarmi, loro me, come un violento.

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  2. Io conosco un solo modo per non essere bollati come violenti cioè non esserlo nè tentare di trovare "spiegazioni" agli stupri basate sul nulla. Bisogna rispettare la libertà di gestire il proprio corpo sia delle "panterone" sia delle non panterone. Non c'è altro da dire

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  3. Come se fosse una questione solo loro...si tratta di atteggiamenti sociali (quello che nessuno ha colto è che non parlo del semplice vestiario ma una questione complessiva di come uno si pone), che promuovono comportamenti, che hanno impatto anche sugli altri, che includono anche aggressività. E' un po' come dire che bisognerebbe essere liberi di urlare (e di nuovo: non sto dicendo che se la sono cercata, sto dicendo che promuovono relazioni conflittuali e *solo in questo senso* se la sono cercata, se poi vogliamo estremizzare, il che non toglie la colpa proprio a nessuno, così come non smette d'essere reato picchiare Sgarbi nonostante sia palesemente un maleducato)...le spiegazioni, peraltro, non sono nè incitamenti e nemmeno giustificazioni, ma vedo una tendenza a vedere secondi fini dappertutto.

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  4. la violenza sulle donne esiste pure nei Paesi in cui le donne girano coperte da capo a piedi e non possono fare le "panterone" (almeno in pubblico) quindi non c'è altro da dire

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