mercoledì 13 aprile 2011

DECALOGO PER UNA COMUNICAZIONE A ZERO STEREOTIPI

Vita da streghe, insieme con Francesca Sanzo di Donne Pensanti,  ha redatto un decalogo con alcuni semplici e pratici consigli su come fare una comunicazione priva di stereotipi e non incappare in una promozione sessista e svilente.
Lo abbiamo creato non solo come blogger attiviste sulle tematiche di genere, ma anche come professioniste, dal momento che sia io che Francesca nella vita ci occupiamo di comunicazione.

Con questa iniziativa, che riteniamo complementare a quelle realizzate nell'ultimo periodo già da altri attori (come il manifesto deontologico dei creativi, la proposta di legge per un'immagine differente, le richieste alla commissione di viglianza Rai e tante altre) intendiamo rivolgerci direttamente alle aziende e a tutti i committenti delle pubblicità, in attesa che il panorama legislativo contribuisca a migliorare la situazione dell'immagine delle donne sui media. Ma pensiamo che potrebbere essere utile anche a chi si trova nella condizione di dover consigliare un'azienda nella scelta dei suoi messaggi.

Il decalogo è un testo in creative commons ed è in progress: chiunque lo può copiare e sono benvenuti i contributi per migliorarlo. Potete anche usare il banner zero stereotipi che linka direttamente al testo del decalogo per diffonderlo.

DECALOGO PER UNA COMUNICAZIONE 
A ZERO STEREOTIPI

1. La donna è una persona, non un oggetto. Se stai usando delle donne nella tua comunicazione, chiediti se la loro immagine potrebbe indurre a pensare il contrario.

2. Non basta “coprire” le donne per essere gender friendly. Occorre prima di tutto non svilirle con atteggiamenti, parole ed ogni altra forma di comunicazione che le dequalifichino o ne rimandino una visione stereotipata, svilente e maschilista.

3. Il corpo delle donne, anche scoperto, non è mai volgare e non è qualcosa di cui vergognarsi o da censurare. Semmai, lo è la sua mercificazione e il modo in cui esso viene utilizzato. Sfruttare il corpo di una donna (o peggio di una sua parte) ed usarlo come specchietto per le allodole per vendere è sempre discutibile.

4. Una comunicazione dalla parte delle donne dovrebbe proporre modelli estetici che non siano eccessivamente finti e irraggiungibili ma che tengano conto della conformazione naturale delle donne e, ove possibile, della sua diversità. Far sentire le donne inadeguate perché non corrispondenti ad un modello unico di bellezza (giovane, magra, sexy) non è esattamente un modo per stare dalla loro parte.

5. Evita gli stereotipi: la donna – oggetto sessuale è solo uno dei tanti stereotipi che creano pregiudizi. Anche la donna mamma chioccia/angelo del focolare o la donna in carriera fredda e scontrosa, ad esempio, lo sono. Anche per le bambine e i prodotti ad esse destinati è lo stesso (la bimba che pensa alla bellezza, che è già una piccola mammina casalinga o - cosa più inquietante - che viene messa in pose ammicanti, mentre il bimbo che si dedica all’avventura sono uno dei tanti esempi). Evita di usare gli stereotipi sia femminili che maschili nella tua comunicazione a meno che l’intento di critica nei loro confronti non sia più che evidente oppure affida questi ruoli ad entrambe i sessi.

6. Degradare gli uomini al posto delle (o insieme alle) donne non significa essere gender friendly, ma promuovere un finto paritarismo al ribasso che svilisce tutti, di cui le donne non hanno bisogno.

7. La sensualità e la sessualità sono cose bellissime, ma c’entrano con il prodotto e servizio che stai comunicando?

8. Ok, la sensualità c’entra con ciò che stai comunicando. Ricordati però che le donne non sono persone a disposizione di chi le guarda. Non indurre i destinatari della tua comunicazione a pensarlo dipingendole con atteggiamenti di eccessiva disponibilità sessuale.

9. Quando la comunicazione propone un’immagine d’amore (in tutte le sue forme) e le persone come soggetti e non come oggetti non significa che sia volgare. Ma se la tua comunicazione è rivolta agli adulti, assicurati che i circuiti nei quali la diffonderai non giungano agli sguardi dei più piccoli.

10. Sii coerente. Essere dalla parte delle donne vuol dire ragionare e comportarsi in termini paritari. E’ inutile essere gender friendly nella comunicazione se non lo si è anche nella vita di tutti i giorni, nel proprio lavoro e nelle proprie relazioni. Il rischio è quello di passare per ipocrita.

Se il decalogo vi sembra utile, passateparola!

24 commenti:

  1. Ciao, Giorgia!

    Credo che voi abbiate fatto un gran bel lavoro, per questo mi sono permesso di postarlo e diffonderlo sul mio blog, chiedendo agli altri di fare altrettanto.

    Un saluto, e grazie!

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  2. @Amedeo: ti ringrazio moltissimo. Speriamo che anche questo contribuisca all'innalzamento di consapevolezza delle aziende!!!

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  3. ciao Giorgia,
    posso postarlo sul mio sito nella sezione articoli?
    www.iridee.com

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  4. Lo farò circolare via mail, e in questo modo arriverà anche ad aziende. Gran bel lavoro, complimenti.

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  5. Lo posto sul mio profilo di fb... non avete detto altro che il minimo indispensabile per un comportamento civile nei confronti delle donne. :D

    Concetto

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  6. Lo posto sul mio profilo di fb... non avete detto altro che il minimo indispensabile per un comportamento civile nei confronti delle donne. :D

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  7. "Ok, la sensualità c’entra con ciò che stai comunicando. Ricordati però che le donne non sono persone a disposizione di chi le guarda. Non indurre i destinatari della tua comunicazione a pensarlo dipingendole con atteggiamenti di eccessiva disponibilità sessuale."

    Io penso che ogni cultura crei i propri stereotipi e non può non farlo, quindi una comunicazione a "zero" stereotipi mi sembra irrealistica, ma ok: Meno male che avete fatto eccezione per i prodotti che riguardano il corpo e l'eros però il problema è sempre lo stesso: chi lo stabilisce quando la "disponibilità sessuale" è eccessiva o no nel caso si pubblicizzi chessò, un reggiseno push up piuttosto che un rossetto piuttosto che un profilattico o un gel per massaggi? Lo stabilite voi? io? Il vescovo, il rabbino e l'imam in collegio ecumenico? il Moige? Una commissione di "esperti", e chi sono? Chi li nomina?
    Comunque se tale decalogo si rivolga solo alla comunicazione commerciale cioè la pubblicità mi sta bene perchè in pubblicità non vale il "diritto di offendere" e denigrare la sensibilità altrui che invece va sempre garantito a film, telefilm, romanzi, quadri, sculture, opere teatrali, canzoni,fatto salvo il divieto ai minori,..altrimenti si va nella censura.

    paolo1984

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  8. Nelle opere d'arte che mantengono il "diritto di offendere" ci metto pure i fumetti.
    Tanto più che ognuno si offende per cose diverse.
    Poi una cosa mi chiedo: vorrei sapere che c'è di degradante nell'immagine pubblicitaria di una donna adulta sessualmente disponibile se pubblicizza qualcosa che c'entra col sesso..ma non sarà che certuni/e tendono a fare l'equazione un po' troppo sbrigativa "donna eterosessuale sessualmente disinibita=prostituta=schiava e/o complice del patriarcato?

    paolo1984

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  9. wow! siete grandissime!!!
    mary

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  10. @ Paolo1984

    Scusa Paolo, abbi pazienza. Quali prodotti hanno da fare direttamente col sesso, secondo te? A me, a rigore, vengono in mente soltanto profilattici, gel e simili. Non sono cosí svanita da non capire ( o da non sperimentare nella mia vita) che se una donna indossa un certo abito o un certo reggiseno o un certo rossetto lo fa anche per rendersi attraente e desiderabile agli occhi di qualcuno (uomo o donna che sia). Quello che non condivido è che per pubblicizzare qualunque cosa abbia a che fare con il corpo delle donne si debba giocare sempre la carta della sensualità, come se il corpo delle donne non sperimentasse nient'altro e - soprattutto - come se la sensualità di una donna corrispondesse automaticamente all'offrire la propria disponibilità sessuale nel modo più appetibile possibile.
    Mi piace piacere, i completini sexy mi fanno impazzire, ma mi sono francamente stufata del fatto che la sensualità - e anche la sessualità - delle donne debbano essere ridotte alla scelta accurata 'dell'incarto della caramella' ("che siamo noi", direbbe Totò), nell'attesa trepidante di essere finalmente 'scartate'.
    Ti faccio una domanda, quanti spot ricordi che alludano al piacere sessuale femminile? Io ne ricordo solo 2 negli ultimi 10 anni: Dove Fresh Touch e, ovviamente il gel durex O. Punto. Quanti spot ricordi in cui la sensualità della donna non coincida esclusivamente con l'offerta di se stessa come oggetto sessuale? A me viene in mente solo la nuova réclame di Vecchia Romagna (col tango notturno). Guarda, il problema della prostituta e della schiava qui non c'entra, serve solo a confondere le acque. È che mi sono stufata del fatto che i nostri media strabordano di immagini connesse alla sessualità, ma nessuno si preoccupa minimamente di quello che piace A ME, di quello che mi eccita, di come voglio essere rappresentata come soggetto sessuale. Senza dare per scontato che la sensualità di una donna sia occhieggiare e ancheggiare in reggicalze e tacco 12.

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  11. @ Paolo1984

    Scusa Paolo, abbi pazienza. Quali prodotti hanno da fare direttamente col sesso, secondo te? A me, a rigore, vengono in mente soltanto profilattici, gel e simili. Non sono cosí svanita da non capire ( o da non sperimentare nella mia vita) che se una donna indossa un certo abito o un certo reggiseno o un certo rossetto lo fa anche per rendersi attraente e desiderabile agli occhi di qualcuno (uomo o donna che sia). Quello che non condivido è che per pubblicizzare qualunque cosa abbia a che fare con il corpo delle donne si debba giocare sempre la carta della sensualità, come se il corpo delle donne non sperimentasse nient'altro e - soprattutto - come se la sensualità di una donna corrispondesse automaticamente all'offrire la propria disponibilità sessuale nel modo più appetibile possibile.
    Mi piace piacere, i completini sexy mi fanno impazzire, ma mi sono francamente stufata del fatto che la sensualità - e anche la sessualità - delle donne debbano essere ridotte alla scelta accurata 'dell'incarto della caramella' ("che siamo noi", direbbe Totò), nell'attesa trepidante di essere finalmente 'scartate'.
    Ti faccio una domanda, quanti spot ricordi che alludano al piacere sessuale femminile? Io ne ricordo solo 2 negli ultimi 10 anni: Dove Fresh Touch e, ovviamente il gel durex O. Punto. Quanti spot ricordi in cui la sensualità della donna non coincida esclusivamente con l'offerta di se stessa come oggetto sessuale? A me viene in mente solo la nuova réclame di Vecchia Romagna (col tango notturno). Guarda, il problema della prostituta e della schiava qui non c'entra, serve solo a confondere le acque. È che mi sono stufata del fatto che i nostri media strabordano di immagini connesse alla sessualità, ma nessuno si preoccupa minimamente di quello che piace A ME, di quello che mi eccita, di come voglio essere rappresentata come soggetto sessuale. Senza dare per scontato che la sensualità di una donna sia occhieggiare e ancheggiare in reggicalze e tacco 12.

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  12. @ Paolo1984 e comunque, a costo di prendermi un vaffa ..., sappi che usare 'piuttosto che' con funzione disgiuntiva (come se equivalesse ad 'o'), sebbene sia divenuto di moda, è scorretto. Sí, ok mi ci hai mandato, ma te lo dovevo dire... ;-)

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  13. @Renata Non è mio costume sprecare un vaffa per così poco.
    Anzi grazie per avermi avvisato, eviterò di usare "piuttosto che".
    Se mi parli di pluralismo nelle rappresentazioni della seduzione e della sessualità negli spot per me va più che bene, non ho nulla da obiettare, continuo a non afferrare in cosa si distingua una disponibilità sessuale "eccessiva" e "sbagliata" da una "accettabile"...ad esempio a me viene in mente lo spot di Christian Dior con Natalie Portman come esempio di sensualità delicata e raffinata, un eros certo non "degradante" ma qualcuno potrebbe aver da ridire anche su quello.
    Tu forse consideri degradante ancheggiare e occhieggiare, un'altra donna magari no e non credo che quella donna sia meno consapevole di sè per questo motivo...che la seduzione femminile non sia solo quello sono d'accordo anzi ho scritto una volta che l'intimo femminile potrebbe essere pubblicizzato mostrando invece dei soliti ammicchi sensuali una modella in biancheria intima che legge un libro o suona la chitarra ma mi è stato risposto che sarebbe irrealistico perchè normalmente non si suona in mutande. Ci sono tanti modi per pubblicizzare i prodotti per il corpo femminile, e non è giusto usare sempre gli stessi, ma quel che dico io è questo: se contestiamo il femminile erotizzato quando viene usato per pubblicizzare un push up (penso a Intimissimi), cioè un indumento che ha non solo, ma anche una precisa valenza seduttiva ed eccitante (non credo che una si metta il push up per andare a messa a meno che non abbia una tresca col prete...però che bella idea per uno spot!) allora siamo meno credibili quando contestiamo l'erotizzazione usata per pubblicizzare cose che col sesso non hanno a che fare...
    Tra l'altro ho visto lo spot Vecchia Romagna..bello assai, raffinato, a me è garbato parecchio ma sono certo che qualcuno potrebbe obiettare che hanno usato una danza estremamente sensuale ballata da una coppia strafiga per pubblicizzare qualcosa che non ha nulla a che fare col corpo e con l'eros.
    Ciò che è raffinato per qualcuno può essere eccessivo o fuori luogo per qualcun'altro..e il sesso e la rappresentzione del femminile non è neanche l'unico problema della pubblicità: sul blog di Lorella Zanardo ha commentato una signora che si preoccupava di non far vedere ai suoi bambini lo spot Wind con Aldo Giovanni e Giacomo in cui la testa di Giacomo letteralmente scoppia come un palloncino. Secondo me quella madre, come molti genitori, si preoccupava troppo (lo spot riproduceva una gag demenziale quasi da cartone animato)..ma io non ho figli.
    http://www.youtube.com/watch?v=qANvQSF8hXE
    Comunque Vecchia Romagna è uno spot veramente bello!

    paolo1984

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  14. Guardate questa diretta (Dixit delle ore 15.00 circa): si parla delle violenze che subivano le donne durante la guerra nei balcani:
    http://www.raistoria.rai.it/

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  15. Complimenti per l'iniziativa. Dovrebbe divenire ''vangelo'' per tante persone! Vi seguo sempre, continuate così!

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  16. Non condivido il punto n.2 .. non bisogna coprirlo il corpo delle donne! Non c'è nulla di peccaminoso, o non dignitoso, o volgare nel corpo delle donne!! Queste cose sono negli occhi di chi li guarda... quindi basta auto limitarci please... LIBERIAMO I NOSTRI CORPI!

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  17. @Sara Mago: difatti il punto 2 non dice questo. E per ribadire ulteriormente il concetto il punto 3 afferma proprio quello che dici tu.

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  18. Che vuol dire allora "non basta coprire"? questa frase implica un dover coprire i corpi. pensate d'avvero ci sia l'esigenza di coprire i corpi?
    O di renderli liberi? Io penso più quest'ultima necessità...

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  19. a me non sembra @giorgia_v, perchè "non basta coprire" implica la necessità di coprire..

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  20. @sara mago: il senso è "non è che siccome copri le donne allora la tua pubblicità è gender friendly. se l'hai pensato, ti sei sbagliato" boh, non so, a me sembrava chiaro...

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  21. Scusami ma penso che sia una "sottigliezza" non poco importante.

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  22. http://dallapartedelledonne.wordpress.com/2011/04/09/le-donne-avanzano-ci-dobbiamo-preoccupare/#more-99

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  23. Spot Ikea offende il Sud:
    http://www.leggonline.it/articolo.php?id=117079

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