martedì 1 febbraio 2011

LA MOBILITAZIONE NON E' NE' DELLE DONNE NE' DEGLI UOMINI

In questi giorni si moltiplicano le iniziative delle donne contro il "sistema Berlusconi". Difficilissimo raccoglierle tutte. Ci ha provato Repubblica facendo un riassunto (qui e qui) comprensivo dei vari appuntamenti. La stessa testata pubblica anche un articolo che parla della protesta maschile, dal titolo "Anche noi uomini dobbiamo dire basta". Da Placido a Salvatores: dignità violata". Forte, nel testo, l'affermazione di Valerio Mastandrea: "il modello maschile che ci viene mostrato dalla politica è triste ed è il terreno in cui crescono le violenze sulle donne".

Non credo abbia senso oggi parlare solo di movimento di donne, ma, come abbiamo già scritto, dello sviluppo di un movimento trasversale sia a generi che a generazioni. Di più. Credo abbia senso parlare di un unico grande movimento di protesta che ha in sè diversi attori e diverse rivendicazioni: sono le donne, i precari, gli studenti, gli omosessuali, i cassaintegrati, i disoccupati, i pensionati, gli immigrati senza diritti e tutte quelle fasce della popolazione maggiormente penalizzate da un sistema di potere vecchio come il mondo, che è, nei fatti, retto anche da una secolare discriminazione sessista. Le donne possono portare le loro istanze all'interno di questa grande protesta, perché le nostre rivendicazioni sono le stesse degli altri: vedere rispettati i nostri diritti.

Il problema di fondo non è, a mio avviso, solo la mercificazione delle donne, ma la prostituzione diffusa di un popolo sempre più costretto a piegarsi e a cedere la propria dignità per poter sopravvivere. Una situazione di cui le donne, come sempre, rappresentano l'anello più debole, quello che fa più fatica e dunque più soggetto ad essere mercificato. Complice anche una vera e propria "campagna" mediatica lesiva dell'immagine della donna, consacrata ad eterno oggetto sessuale.

Sono sempre più convinta che non abbia senso ormai parlare di questione femminile in Italia. Perché per ogni questione femminile ce n'è una maschile che le fa da specchio, entrambe facce della stessa medaglia: la mentalità "clientelare-maschilista-patriarcale" dura a morire, che trae continua linfa da una sottocultura costantemente diffusa dai media, soprattutto dalla televisione. Una sottocultura coadiuvata dall'affossamento di contenuti culturali profondi, dell'arte e dell'istruzione pubblica. Un martellamento informativo che ci impedisce di aprire gli occhi e che spesso dipinge come futile ogni motivo di indignazione. Perché per ogni appello delle donne ci sarà sempre un programma tv che definisce gossip la compravendita sessuale alle feste del premier. Per ogni "basta" ci sarà sempre qualcuno che ne smonterà la tesi.

Sono grata a Repubblica e alle altre testate on line che stanno dando visibilità alla questione delle donne. Sono contenta davvero. Ma se oggi vogliamo che questo impegno abbia delle conseguenze reali, occorre avere il coraggio di fare anche delle scelte editoriali coerenti.

"Siamo stanche e siamo indignate. Di chi con una mano denuncia e difende i nostri diritti e con l’altra usa il nostro corpo svestito come specchietto per le allodole per attirare il suo pubblico" scrivevamo qualche mese fa in una lettera aperta ai media italiani quando scoppiò il Rubygate. Penso sia il caso di ribadirlo anche adesso, per il futuro. La vera rivoluzione si fa insieme, uomini e donne, e si fa con i metodi giusti. Il primo fra questi dovrebbe essere la coerenza dei messaggi.

7 commenti:

  1. Complimenti!Eco come si riassume in poche sintetiche righe la nostra situazione di Italiani: " la mentalità "clientelare-maschilista-patriarcale" dura a morire, che trae continua linfa da una sottocultura costantemente diffusa dai media, soprattutto dalla televisione"...
    Bellissime parole...sto ancora cercando di capire come affrontare la situazione ma è bello sapere che c'è chi vede quello che vedo io, mi fa sentire meno sola.
    Grazie e ancora complimenti.
    Mi piacerebbe raccogliere firme per cacciare dal parlamento/dalle regioni/dai luoghi istituzionali queste meretrici che tanto denigrano il nostro genere. Spero che i giornalisti le scovino e le rovinino pubblicamente. Non bisogna mai piegarsi ai meccanismi del potere, si può essere povere e non avere i mezzi ma almeno si rimane in possesso della propria dignità.

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  2. Il genere femminile non è denigrato dalle meretrici, ma dal vecchio puttaniere che è presidente del Consiglio e denigra entrambi i sessi. Io spero che per queste ragazze si spegnino i riflettori e possano rifarsi una vita lontano dallo squallore in cui pure volontariamente si sono messe, spero che non vengano "rovinate pubblicamente" perchè si sono già rovinate da sole. spero che vengano dimenticate, l'oblio farà bene a queste ragazze e a noi.

    paolo1984

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  3. Il tutto, credo, sia ancora retaggio di una mentalità millenaria che ha avuto al centro l'uomo e la donna ha sempre avuto come funzione quella di riprodurre il genere umano, il vaso-contenitore, e di essere l'angelo del focolare, avrebbe detto qualcuno.
    Questo stereotipo, nella società di massa, si è sviluppato e distorto. L'angelo del focolare sita in televisione, offrendo però solo una determinata visione di sè. Quello che abbiamo di donna è solo un parziale.
    Un parziale, peraltro, poco rappresentativo e fortemente mercificato. D'altronde è un destino cui sempre più ci prestiamo: e sottolineo il verbo prestare.
    Non si tratta di fare discorsi da moralisti. L'integrità della mia -nostra- dignità non si vende, non si vende l'idea, non si vende la bellezza , anzi la Bellezza con la B maiuscola.

    Ecco perchè abbiamo tanto da imparare dall'Egitto e amici del Mediterraneo. Non sono un rivoluzionario, ma credo che la gente è troppo spossata, interessata ad altro. L'indignazione non basta davvero più, ma è già un passo in avanti!!!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com

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  4. Al seguente link potrete vedere il servizio sull'incontro "Un altro modello per le giovani donne:capacità e merito" tenutosi presso l'Università degli Studi Roma Tre, Facoltà di Scienze della Formazione.

    http://www.uniroma.tv/?id_video=18062

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  5. Però "qualche mese fa' in una lettera" si scrive senza accento sulla a.

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  6. Però "qualche mese fa' in una lettera" si scrive senza accento sulla a.

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  7. Lavandaia bambina:
    http://edicola.unionesarda.it/corrente/Gallery.aspx?Data=20110202&Categ=8&Voce=1&IdArticolo=2547438&IdFoto=776496

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