giovedì 6 gennaio 2011

L'archetipo della Befana

Viviana Vivarelli, dopo l'origine pagana del Natale, ci illumina sul significato del giorno della Befana:

"Il 6 di gennaio è la festa dell’epifania, parola greca che vuol dire manifestazione del Signore. In questo giorno si ricordano i re Magi che portano al Bambinello tre doni simbolici, l’oro della conoscenza, l’incenso della purezza e la mirra dell’immortalità. Nel tempo i tre astrologi si sono mescolati alla favola celtica di una vecchia strega non troppo cattiva, che vola su una scopa come si conviene a ogni strega, vede dall’alto i bambini come fa pure Papà Natale, ma può portare oltre che doni anche carbone. In questo archetipo si mescolano due figure femminili: la mamma (o nonna) che punisce e quella che premia

Nelle saghe antiche del Nord è la Vecchia, che si bruciava in piazza per celebrare la morte dell’anno vecchio, un simbolo di ciclicità per indicare la fine delle vecchie cose brutte e cattive e la nascita di quelle nuove, una specie di araba fenice, tant’è che presso alcuni gruppi cristiani, i copti per esempio, la fine del vecchio anno e la nascita del Bambino divino si celebrano insieme proprio il 6. 

Tipicamente la Befana ha attinenze con Babbo Natale, passa anche lei per il camino, vola attraverso  il cielo, ma lascia o trova una sua lunga calza dove dovrebbero stare prodotti della terra (le entità magiche femminili sono  legate alla terra come gli dei maschili al cielo): fichi secchi, noci, arance, castagne, noci o nocciole. Il carbone, infine, per chi è stato cattivo ha un significato alchemico. E’ infatti ciò che serve per accendere il fuoco del crogiolo che servirà per fondere la materia umana e estrarne nell’alambicco l’essenza divina. 

Il culto della Befana non è solo celtico e italiano, è presente in molte parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all'Africa del Nord. In Italia la Befana precedette Papà Natale che arrivò da noi insieme alla Coca Cola di cui era il logo, anche in Russia c’era un Santa Klaus. Nel solstizio invernale i Celti bruciavano fantocci di paglia o vimine, e l’uso venne ereditato dai popoli dell’Italia del Nord. Anche i Greci festeggiavano questo giorno e lo chiamavano "Teofania", cioè "apparizione di Dio", In era cristiana la festa persistette per 3 secoli e fu celebrata insieme al Natale, almeno per i primi tre secoli."

Viviana Vivarelli
Masadaweb.org

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