martedì 14 dicembre 2010

"QUELLA RAGAZZA NON E' TUA": A Milano spunta la protesta


"QUELLA RAGAZZA NON E' TUA": una studentessa universitaria mi scrive inoltrandomi la foto di un manifesto abusivo spuntato a Milano di fianco ad una pubblicità raffigurante una modella e la foto di un adesivo contro gli stupratori affisso nei bagni dell'Università Statale: 

"Ho notato che a Milano stanno “spuntando” manifesti (e adesivi, nei bagni della mia università) come quelli rappresentati nelle immagini. Mi è subito venuta in mente la rubrica “Sul Corpo delle Donne” de “l’Unità” e tutti quei manifesti sprezzanti e insultanti: da “Montami a costo zero (…ehi parliamo di fotovoltaico)” a “…Noi ve la diamo gratis (…la montatura)” che popolano le nostre città.

Credo che un buon modo per combattere questo fenomeno pubblicitario, che è molto meno d’impatto rispetto ad una notizia di stupro perché rientra nella nostra quotidianità (oramai siamo abituati a vedere immagini di questo tipo), sia proprio quello di rispondere contrapponendo idee nuove con la stessa visibilità ed impatto di questi messaggi pubblicitari. Utilizzare uno striscione e sovrapporlo ad una pubblicità è, in fondo, come entrare nella pubblicità stessa e dire a chi la guarda: “QUELLA RAGAZZA NON E’ TUA”. Chi è passato sotto quel ponte fino a quel momento ha letto solo quello che la pubblicità voleva (ovviamente non in modo evidente ma sotterraneo e inconscio come funzionano i “persuasori occulti”) e cioè la disponibilità di una ragazza, data dalla posa e dall’espressione. Sovrapponendo un cartellone che dà un altro messaggio ma che non si discosta graficamente molto dalla pubblicità stessa, la mia speranza è che chi ci sia passato sotto abbia potuto captare anche quel messaggio, pure se per pochi giorni (lo striscione "abusivo" è stato prontamente rimosso).


Mi chiedo quanto adesso tra i più giovani si riesca a ragionare per cambiare quest’immagine della donna o quanto piuttosto l’immagine abbia modificato noi. Questo atteggiamento lo ritrovo sia nell’impossibilità che riscontro nel parlarne con i miei coetanei, come se la risposta più facile fosse sempre “si è vero…tanto ormai”, sia nel non riuscire a concretizzare lo sdegno in qualcosa di più, un’ azione concreta, con chi mi trovo a scambiare idee costruttive. Credo che maschile e femminile, uomo, donna e ruoli siano ancora da ripensare. Ma per essere ripensati vanno conosciuti , studiati e messi in discussione chiedendosi perché l’abbiamo sempre pensata così, per cambiare davvero le cose con piccole battaglie quotidiane, sotterranee e non violente continuamente messe in atto da chi crede nel cambiamento attraverso l’istruzione e l’educazione. 

Questo manifesto è stato un piccolo gesto a cui ho sentito il bisogno di dare visibilità, che spero continuerà."

Luisa Michela


PS: Clicca sulle immagini per ingrandirle.

19 commenti:

  1. Bellissimo, io sono di Milano! Quasi quasi collaboro!!
    Ragazze dobbiamo inca**arci!

    RispondiElimina
  2. Quello che penso sull' argomento stereotipo l' ho espresso ampiamente in più di un post:

    http://iosonoincazzatonero.blogspot.com/search/label/Donne%20italiane

    Penso,su questa proposta, che fare cartelli da attaccare sopra sia uno spreco di tempo e denaro. Invece si dovrebe strapparli. Ogni persona (uomo o donna) che si senta offeso deve strappare via il manifeto. Penso che un qualsiasi avvocato in gamba in caso di denuncia te ne tiri fuoi vincente. E' imbrattamento di suolo pubblico che il nostro Comune vende senza l' autorizzazione di nessuno e ci impongono di guardare senza ritegno morale alcuno!

    QUINDI STRAPPIAMOLI TUTTI QUANDO LI VEDIAMO!

    RispondiElimina
  3. @Andrea Cusati: interessante. Mi pare che il movimento BYM li vada ad imbrattare o a modificare, invece. Cmq rigiro la tua proposta pure su fb.
    Giorgia
    (Vita da streghe)

    RispondiElimina
  4. http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/12/perche-tim-non-puo-fare-a-meno-di-belen/81534/

    RispondiElimina
  5. Le prime a dover essere convinte di dover cambiare questo stereotipo devono essere soprattutto le donne! Sono vissuta in altri paesi occidentali, sono italiana, sono stata un'attivista femminista a Roma ma devo dire che camminando oggi per la mia citta' mi rendo conto che le prime a non aver rispetto di se stesse sono proprio le donne!

    RispondiElimina
  6. Però ripensandoci l'idea della scritta è meglio, fa riflettere.

    RispondiElimina
  7. Che strano, i post, i cartelloni, le manifestazioni, i siti ed i gruppi facebbok contro il sessismo e la violenza sulle donne vengono prontamente censurati. A quanto pare è UFFICIALMENTE indecente difendere le donne, è decente stuprarle ed umiliarle.
    Stavolta sono talmente incazzata che non lascerò più passare niente

    RispondiElimina
  8. BRAVISSIMA!!!! Ci stiamo risvegliano e credo che questo sia solo l'inizio!!!! Anna

    RispondiElimina
  9. sono d'accordo con Vanda...le prime che non si rispettano sono le donne convinte che sia giusto cosi'...fino al punto da giustificare persino le violenze!!Finche' ci saranno donne che "accettano" sara' dura...

    RispondiElimina
  10. Anna Maria Grana15 dicembre 2010 22:30

    Bellissimo, complimenti Luisa, ottima idea, bisogna fare passaparola. Grazie per il tuo contributo ed è vero che insieme "possiamo" combattere questo degrado. Sono così contenta che ne parlerò alle mie alunne domani. Ti abbraccio e ... ancora grazie!!!

    RispondiElimina
  11. Sono una studentessa della statale anche io, ma nella mia sede non ho visto nessun cartello del genere... c'è un modo per contattare questa ragazza? Mi interesserebbe parlare con lei per progetti comuni :)
    Livia

    RispondiElimina
  12. @Livia: mandami un'email all'indirizzo che trovi nella sezione SCRIVIMI. Girerò la tua mail alla studentessa a Luisa Michela che se vorrà potrà così contattarti.

    RispondiElimina
  13. Personalmente sono contraria a ogni forma di comunicazione volta a "far sapere" agli uomini che le donne non amano essere stuprate. (Notare l'ironia) Sono contraria al punto che non solo trovo questi messaggi controproducenti, ma addirittura offensivi, come se le donne non fossero che degli esseri senza difesa, senza forza, "disabili". Mi sembra che questi messaggi mirino piu' a "supplicare" gli uomini che non a rafforzare le donne e le loro coscienze. Ben venga l'azione sui manifesti pubblicitari. Ottima idea. Ma affinche' funzioni e non danneggi ancora di piu' la situazione critica in cui ci troviamo ritengo fondamentale mirare a un messaggio di tipo diverso. Se da una parte ci lamentiamo che le pubblicita' che ci offendono sono rivolte a un pubblico maschile (di maschi stereotipati), dall'altra - nel boicottarle - non dovremmo cadere nello stesso errore, ma rivolgerci a tutti e tutte, all'intelligenza comune. Non dire agli uomini "non mi violentare x piacere", ma mettere a nudo la pur ovvia stupidita' di quei messaggi pubblicitari che alimentano false ideologie e un'immagine femminile non reale.

    RispondiElimina
  14. come posso convincere i miei che la lotta alle pubblicità sessiste è giusta e sacrosanta e non inutile e contro i mulini a vento come sostengono loro ?

    RispondiElimina
  15. Va bene? uon Natle a tutti...
    Mario

    RispondiElimina
  16. Mi piace l'iniziativa del contro-cartellone e anche l'adesivo nei bagni. Però, sull'adesivo c'è scritto

    "SULLA TUA NAZIONALITA' NON HO INTERESSI
    CASTRAZIONE CHIMICA PER STUPRATORI, OMICIDI E POTENTI"

    Sulla castrazione chimica io non sono affatto d'accordo. (E non capisco cosa c'entri con omicidi e potenti, ma vabbè). E' un messaggio che invece di puntare sul rispetto reciproco tra i sessi incita alla violenza. Non a caso è un cavallo di battaglia leghista"
    Inoltre, è risaputo che l'asprezza delle pene somministrate non funziona da deterrente del reato in questione. (Per es., negli Usa la pena capitale non fa diminuire gli omicidi).
    Insomma, io credo la questione sia "educazione sessuale" al rispetto, e che questo valga per entrambi i generi.
    Ma se cambiamo la scritta dell'adesivo, l'idea mi pare ottima per stimolare un po' di coscienza :)

    RispondiElimina
  17. @isaroseisarose: sono d'accordo con te.

    Giorgia
    (Vita da streghe)

    RispondiElimina
  18. Creare contromanifesti richiede programmazione, tecnica, tempo. E purtroppo non tutti ce l'hanno. Ma credo che per raggiungere lo stesso obiettivo, basti un pennarello e una buona dose di indignazione. I nostri commenti possono essere comodamente e semplicemente scritti sui manifesti esistenti. Poi fotografati. Messi sulla rete, generando una diffusione virale del contro-messaggio. Basta iniziare.
    P.S.: ne ho parlato di recente qui: http://donneinritardo.blogspot.com/2010/12/guerriglia-urbana.html

    RispondiElimina
  19. @ Benedetta Gargiulo. Personalmente sono d'accordo. Se non c'e' tempo di fotografarli pero' non e' un problema. Credo l'urgenza piu' immediata sia quella dell'intervento sul manifesto, con contro-messaggi che possibilmente evitino l'autovittimismo. Anche semplicemente barrare il messaggio offensivo e scrivergli accanto "Ridicolo".

    RispondiElimina