sabato 25 dicembre 2010

L'origine pagana del Natale

Viviana Vivarelli ha scritto per Vita da streghe un articolo sulle origini del Natale che, con poche parole, ci riporta ad una saggezza ancestrale:

"La nascita del Bambino divino è una immagine archetipica, cioè che appartiene a tutte le culture e affonda nella notte dei tempi. La luce muore fino al giorno più corto dell’anno e poi rinasce, le giornate diventano più lunghe. In quella notte del solstizio d’inverno in cui sembra che tutto muoia, tutto invece torna a vivere. E la nascita del bambino diventa una metafora simbolica dei movimenti della psiche, che può arrivare a toccare la notte dello spirito ma ha una speranza di tornare a risplendere.

In tal senso la nascita divina è una figura eterna e universale, cristiana quanto pagana.
Lo sapeva Padre Maria Turoldo quando scriveva:

Ancora un'alba sul mondo:
altra luce, un giorno
mai vissuto da nessuno,
ancora qualcuno è nato:
con occhi e mani
e sorride.


Lo sapeva Padre Enzo Bianchi del monastero di Bose, che diceva che il Natale è la festa meno cristiana che ci sia, con una matrice pagana che precedeva di gran lunga la nascita di Gesù.

Il Natale  è tanto antico che viene celebrato in India come ‘la festa delle luci’, ed è sempre stato celebrato nell’Europa nordica come lo era presso gli antichi Celti coi simboli del vischio, la pianta sacra ai druidi, del pino sempreverde ornato di campanelle d’argento, simbolo della poesia, e del padre Odino che volava nel cielo con le sue renne. La renna, del resto, o cervo, si collega alle corna che ornavano la testa degli antichi sciamani, modello figurato delle sette antenne del medium che collegano la mente umana ai sette cieli divini, così come i sette rami della betulla sciamanica dei tungusi, o i sette rami che spuntano dalla testa dello sciamano che ha masticato il pejote messicano e dunque vola col ‘cervo blu’.

Nessuna religione nasce ex novo. Ognuna parte dalle radici del sacro come erano state poste dalla cultura precedente. Tutte, infine, le religioni si collegano secondo modi e forme che Jung leggeva nell’inconscio collettivo.

Dice Padre Bianchi:  “Il 25 di dicembre si è  appena superato il solstizio d’inverno, si celebra la vittoria del sole sulla notte, la luce, le giornate che ricominciano a allungarsi. Ovvio che le luminarie di Natale precedono il cristianesimo, perché precedente è il bisogno di vincere il buio. Anche l’impiego del vischio, quando la terra è congelata, era già un’abitudine celtica da noi ereditata. Nel momento più duro dell’anno naturale la famiglia si raccoglie e per contrasto festeggia, si consola scambiandosi doni. In questo senso il Natale è una festa antropologica. C’è il giusto e l’ingiusto, mica il battezzato e il non battezzato. L’idolatria del Natale contemporaneo è ben altra cosa dalle sue origini pagane. Fa prevalere l’arroganza di chi ha rispetto a chi non ha, il misurarsi sulla quantità dei doni. Fino a rendere questo Natale invivibile alle persone sole, agli emarginati, ai più poveri. E’ assurdo, ma in questi giorni di una festa mal vissuta aumentano perfino i suicidi”.

Viviana Vivarelli
Masadaweb.org

7 commenti:

  1. Cara Giorgia, posso aggiungere un po' di storia, se mi permetti: i cristiani del III secolo d.C. decisero di festeggiare il 25 dicembre la nascita di Gesù Cristo, proprio perché quel giorno, nel calendario liturgico della religione ufficiale dell'impero romano, si festeggiava il "dies natalis solis invicti", cioè il giorno di nascita del Sole Invitto, divinità con cui si era recentemente identificato l'imperatore Aureliano (quello delle mura imperiali di Roma) in forma ufficiale, ma che già era stata la divinità di riferimento (sotto le varie forme delle diverse divinità solari: Mitra, Baal etc.) per altri imperatori prima di lui. Ovvero, nella decisione dei cristiani della fine del III secolo d.C., c'era un intento polemico: non l'imperatore, ma il messia di Nazareth era il vero sole, era lui il festeggiato del 25 dicembre. Allora i cristiani erano i perseguitati dalle istituzioni, poi le cose cambiarono, con Costantino. Per chi ha continuato a credere nel messaggio più antico, il 25 dicembre rimane il giorno che è stato scelto per festeggiare la nascita del "rabbi" di Nazareteh, quello che diceva di essere il Messia di Isralele, morto all'inizio del terzo decennio d.C.
    Buon natale e, dato che ci siamo, buon anno

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  2. bellissimo articolo, complimenti

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  3. molto interessante!
    Auguri a tutti!

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  4. @paola: grazie per le tue preziose aggiunte.

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  5. Bel Post!!!
    Evviva la sapienza tradizionale!

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  6. http://www.watchtower.org/i/20041215/article_02.htm

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