lunedì 8 novembre 2010

STREGHE IN 10 DOMANDE: MONICA PEPE DI ZEROVIOLENZADONNE.IT







Per la rubrica "Streghe in 10 domande" il blog ha intervistato Monica Pepe di Zeroviolenzadonne.it, attivissimo portale sul tema della violenza alle donne, che ogni giorno offre un quadro a 360° sulla condizione femminile in Italia, con un occhio anche a quella delle donne degli altri Paesi. 

Blog: Monica, quando e come è nato il portale zeroviolenzadonne.it?

Monica: Zeroviolenzadonne.it è on line dal 6 febbraio del 2009, con l’obiettivo di raccogliere e rendere disponibile a tutti e a tutte una rassegna stampa di genere. Mi ero accorta che quasi tutti i giornali ormai pubblicavano articoli sulla violenza sulle donne o sulle questioni di genere in ambito economico o politico, ma finivano con il disperdersi in mezzo a molte altre notizie.
Ci voleva un quadro unico che rendesse la dimensione dei femminicidi e la gravità dell’impatto sociale della discriminazione di genere, che aiutasse le persone a esserne informate e a prendere coscienza.

Blog: Ci parla un pò della Onlus Zeroviolenzadonne e delle sue iniziative?

Monica: La Onlus vorrebbe fare molte attività, in primo luogo di tipo educativo e rivolta agli adulti, ma al momento è prevalentemente di supporto al sito. I costi di Zeroviolenzadonne.it e del servizio che offre gratuitamente sono altissimi, non sono poche le difficoltà che incontriamo nel reperire i fondi. Colgo l’occasione per ringraziare la Tavola valdese che per il secondo anno ha creduto nel nostro progetto e ci permette di essere on line. Oltre a loro sono molti i Centri antiviolenza e le persone che ci sostengono.

Blog: In Italia le recenti notizie della cronaca nera portano in auge un'emergenza femminicidio piuttosto inquietante. A cosa è dovuta secondo lei questa terribile situazione?

Monica: Purtroppo è vero, i dati relativi alle donne che vengono uccise o subiscono violenza in Italia sono in aumento, ed oggi al contrario di ieri se ne parla molto di più. Il tema ormai è divenuto pubblico e anche i giornali e le tv se ne occupano più di prima; quello che manca è l’analisi delle cause, un approccio serio che parli delle relazioni familiari oggi, il riconoscimento preventivo del malessere delle persone senza sottoporle a giudizi o falsi moralismi.

Blog: Le Istituzioni cosa stanno facendo e cosa dovrebbero fare per contrastare la violenza di genere?

Monica: L’esempio che danno alcuni politici italiani facendo mostra di come intendono le relazioni tra i generi a livello pubblico e privato è pessimo. E non possiamo far finta che non influisca sulla formazione delle opinioni degli adulti, tanto meno che non incida brutalmente su quella dei ragazzi e delle ragazze.
A livello normativo la Ministra Carfagna ha fatto la prima legge sullo stalking, tra l’altro prendendo l’impianto da una legge del governo precedente che l’aveva fatta ma non approvata. E’ stata molto importante per consentire a tante donne di denunciare soprattutto le violenze di mariti o ex, anche se purtroppo, per via di alcuni ritardi nelle procedure amministrative, non è valsa a salvare la vita di alcune donne che avevano denunciato i loro persecutori. Ma il punto centrale è che la politica nazionale tutta evita sistematicamente di mettere la violenza sulle donne al centro dell’agenda anche se si parla di centinaia di cittadine ammazzate ogni anno. Non vengono mai previste o finanziate massicce campagne di prevenzione o di educazione alla gestione del conflitto della relazione tra i generi, questo è il maggior punto debole della Carfagna.

Blog: A che punto è l'Italia rispetto ai Paesi esteri? C'è qualche buon esempio da cui prendere spunto?

Monica: Molti Stati nel mondo hanno modificato i loro codici penali e le loro leggi espandendo le definizioni di violenza contro le donne, ad esempio articolandola oltre la definizione di violenza fisica in sessuale, psicologica ed estendendo la legislazione anche alle violenze commesse nelle relazioni diverse dal matrimonio. Come ad esempio in Bosnia, Bulgaria, Georgia, Paraguay, Portogallo - che ha anche da qualche mese legalizzato i matrimoni tra persone omosessuali - e Svizzera.
La definizione di stupro è stata ampliata in molti Paesi puntando anche sul concetto di consenso senza farne esclusivamente un problema di forza fisica. Per fare un esempio concreto la ottima Legge spagnola contro la violenza sulle donne è stata fatta con il contributo delle femministe e delle donne che hanno lavorato per anni per il contrasto alla violenza sulle donne, con il finanziamento consistente di una serie di attività educative e culturali sul tema. L’Italia è molto indietro e viaggia comunque molto più lentamente rispetto agli altri Paesi.

Blog: In effetti, ho sempre di più l'impressione che le radici della violenza di genere non possano essere sradicate se non con un'incisiva azione educativa: ma in che modo attuarla e verso chi?

Monica: Io credo che dovrebbe essere rivolta alle persone di ogni generazione, dalle scuole materne alle persone anziane, concentrando i maggiori sforzi sugli adulti, con particolare riferimento a genitori e a educatrici/educatori, che costituiscono il punto di riferimento soprattutto per bambini/e e adolescenti.

Blog: Esiste una correlazione fra la comunicazione dell'immagine femminile sui media e la violenza di genere?

Monica: Certamente. Gli/le adolescenti che non hanno genitori o adulti che li aiutano a decodificare i messaggi continui dell’immaginario pubblico – politico e commerciale – che ossessivamente continuano a rappresentare le donne come oggetto sessuale o come dispensatrici di cura, gli uomini come cacciatori o come eternamente dipendenti delle cure di una donna, dovranno sforzarsi molto di più di altri per riuscire a stabilire una relazione paritaria e sana con persone dell’altro e del proprio sesso.

Blog: Cosa possiamo fare noi donne e uomini nel nostro piccolo, per cambiare le cose?

Monica: Partire da sé innanzitutto, perché tutti noi abbiamo storie personali che ci hanno fatto vivere o assistere a meccanismi di oppressione tra i generi, e poi parlare, sempre e in qualsiasi luogo, in un mercato o quando si è un bus, contrastare ovunque la violenza di genere e interessare al tema amici e familiari.

Blog: Cosa vorrebbe dire ad una donna che in questo momento è vittima di violenza?

Monica: Di credere e di ripartire da se stessa prima di ogni cosa, di vedere davanti ai propri occhi un futuro vero e senza violenza. Di tracciare con coraggio la strada della propria liberazione, e di farsi aiutare rivolgendosi ai Centri antiviolenza (l’elenco è pubblicato anche su Zeroviolenzadonne.it), o a persone di cui si fidano.
Spesso ci scrivono ragazze e donne per avere il contatto di una persona in carne ed ossa a cui potersi rivolgere, questo ci fa capire quanto è importante dare una mano concreta per poter aiutare le donne a uscire dall’isolamento in cui fa cadere la violenza, che ricordo è prevalentemente all'interno delle relazioni familiari, il luogo per eccellenza dell'affettività. Questa contraddizione purtroppo impedisce a molte donne di prenderne conspevolezza, e di prendersi cura di sè. Per questo è importante dare qualsiasi tipo di supporto per non farle sentire sole.

Blog: Grazie per la sua disponibilità, Monica. E' libera di aggiungere tutto ciò che vuole, se lo desidera...

Monica: Grazie a voi per la bella occasione che ci avete dato di parlare di Zeroviolenzadonne.it!

3 commenti:

  1. Grazie ulisse, è importante diffondere queste donne e questi siti perché se lo meritano, e perché noi tutti ci meritiamo che loro abbiano visibilità.

    RispondiElimina
  2. Perché non si usa meno ipocrisia e invece di scrivere "violenza di genere" non si scrive "violenza degli uomini sulle donne, sui bambini e sulle bambine"?
    Perché è di quello che parlate.
    Mica del contrario, manco di straforo.
    Ed allora è giusto che le cose vengano chiamate con il loro nome.

    RispondiElimina