giovedì 28 ottobre 2010

Pubblicità: se mi offendi, ti segnalo!

Molte pubblicità, iniziative di marketing e programmi tv continuano a proporre l'immagine della donna come oggetto, corpo da esibire per la promozione di qualunque cosa, in qualsiasi contesto.
Il bombardamento massiccio di queste immagini ha un impatto e delle conseguenze di cui ormai non è più possibile non tenere conto. Il rischio, quello di contribuire pesantemente ad un clima già fin troppo favorevole al mancato rispetto e alla violenza nei confronti delle donne.

Molte donne, però, sono stanche di queste immagini e stanno capendo che, se vogliono cambiare le cose, devono iniziare a farsi sentire. Diverse, a questo proposito, sono le forme di critica alle pubblicità sessiste partite recentemente dalla Rete a colpi di mail action, proteste e segnalazioni allo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria).

E' il caso delle scarpe U-Power segnalato in questi giorni allo IAP da Donne Pensanti. E' il caso delle donne-vassoio del Caffè Progresso contro il quale è partita su Facebook una mailbombing.

Indipendentemente da come sono finiti o andranno a finire questi casi, segnalare allo IAP risulta il più delle volte una pratica discreta e piuttosto efficace che può fare chiunque in modo semplice e veloce: ricordiamo il caso recente della pubblicità della Sisley (quella del cetriolo tanto per intenderci) e quella del concorso per rifarsi seno, glutei e fisicità varia. C'è da dire che non in tutti i casi lo IAP è legittimato ad agire. Per esempio, non può intervenire sulle politiche commerciali o le tecniche di marketing (è il caso del Caffé Progresso), tuttavia, almeno per quanto riguarda la pubblicità commerciale vera e propria, la segnalazione rimane un buon metodo per bloccare in tempi rapidi una campagna che si ritiene irrispettosa.

Un altro episodio di mail action di questi giorni riguarda il caso di Castellamare di Stabia: al nuovo regolamento del Comune che vieterebbe abiti succinti, le donne hanno risposto in massa non solo fisicamente (con un sit-in fuori da consiglio comunale) ma anche virtualmente, con un'azione di mail action rivolta al Sindaco e al Parroco del Comune (quest'ultimo per via delle sue dichiarazioni).

Indipendentemente da come la pensiate sulla correttezza di queste azioni, considero un fatto molto positivo che un numero crescente di donne stia finalmente prendendo posizione, sia nel virtuale che nel reale, anziché rassegnarsi e fare spallucce di fronte al degrado dei modelli proposti.

4 commenti:

  1. http://tv.repubblica.it/copertina/le-coatte-di-ostia-per-la-treccani-ma-sono-due-attrici/55474?video&ref=HRESS-11
    cosa ne pensi? pupa e secchione versione treccani....

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  2. purtroppo la pubblicità si basa sull'episodio delle due ragazze romane a ostia facendone la parodia commerciale. il rimando pertanto va a quello specifico servizio di cronaca che prende in giro le ragazzine quantomeno non sulla falsa riga delle belle&sceme perché le ragazzine eranno effettivamente normalissime e non bellone.
    in questo caso, penso che la colpa sia più di quel servizio di cronaca stressatissimo dai media piuttosto che della pubblicità in sè anche se, certo, sarebbe stato sufficiente fare la pubblicità ad episodi facendo vedere TUTTE o almeno TANTI casi di lunguaggio scorretto in Italia fra i ragazzi e il problema sarebbe stato risolto. Immaginatevi il tipo della treccani che va in uno studio televisivo...non sarebbe stato piuì geniale e divertente?
    il problema è che ancora molti pubblicitari non si pongono il problema dell'equità di genere...ma secondo me se lo porranno, prima o poi, vedrai, a forza di protestare e di premiare chi non è sessista!

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  3. sono d'accordo, io boicotto tutti i prodotti la cui pubblicità mi sembra di cattivo gusto, soprattutto se sessista.

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  4. Aggiornamento sul Caffè progresso: stiamo inviando fax alla ASL di Torino. Incrociamo le dita!

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