lunedì 12 luglio 2010

La rivoluzione delle donne è un'urgenza

"Ma come, parli di donne e di immagini sessiste quando in Italia non c'è più né lavoro né libera informazione? Abbiamo ben altro a cui pensare adesso!"

Per molto tempo mi sono occupata della promozione di temi sociali come l’altraeconomia, la democrazia partecipata, il divario nord-sud del mondo, la libera informazione e in generale tutte quelle tematiche legate al cambiamento sostenibile della nostra società e tuttora cerco di fare la mia parte attraverso la mia attività di cittadinanza attiva. Tuttavia, ho capito che oggi una delle maggiori urgenze in Italia è la questione femminile.

Vi siete mai chiesti come mai la pessima graduatoria dell'Italia nella libertà di stampa vada di pari passo con un'altrettanta pessima posizione per le pari opportunità? Io me lo sono chiesta e ho capito che si tratta di due limitazioni alla libertà che vanno a braccetto e sulla cui gravità occorre il medesimo risveglio culturale.
Non abbiamo solo bisogno di cambiare una cultura che ci ha resi fanalino di coda dell'informazione e ostaggio di una classe politica imbarazzante, ma anche una cultura che ha fatto di noi il Paese più maschilista d'Europa, come sottotitola il libro "Ma le donne no" di Caterina Soffici.

La censura e il degrado dell'informazione contro cui tanto combattiamo è in atto da tempo nei confronti delle donne. La dittatura mediatica dell'avvenenza impone un modello unico femminile prevalentemente ridotto a corpo perennemente giovane e a ruoli subalterni. E' vero che ci sono alcune donne che sfruttano questo sistema per avere successo, ma il cuore del problema è chi alimenta e incoraggia questo tipo di comportamento e da esso trae vantaggio, contribuendo a creare un clima dove il peso delle parole di una donna viene sminuito dall'importanza che si da al proprio aspetto. Nei media, sul lavoro, nelle relazioni di tutti i giorni.

Non solo, la volgarizzazione della cultura e la mercificazione del corpo della donna possono favorire un clima di violenza che vede nella donna un oggetto di cui avere il diritto di disporre: lo sfogo di violenza sulle donne testimoniato dalle cronache nere di questi giorni rivela una vera e propria emergenza in questo senso. Sì, emergenza. In un Paese civile la comunità tutta, insieme con la politica, si sarebbero già mosse per una campagna di massa legislativa, sociale e culturale volta a sradicare le radici di una simile e prolungata violenza.

Presumere una gerarchia delle discriminazioni dei diritti è solo un'illusione, probabilmente creata apposta per dividerci. Se ci sforzassimo di avere una visione globale del sistema che tanto vogliamo cambiare, capiremmo come tutte le mancanze di libertà e di pari opportunità fra gli esseri umani siano tasselli del medesimo problema, che devono essere affrontati in ugual misura e con la stessa determinazione.

Presumere, inoltre, che impegnarsi su una questione precluda l'attenzione verso tutte le altre non è corretto: oggi possiamo essere cittadini impegnati su più fronti, dove ciascuno fa la propria parte in ciò che gli riesce meglio e dove un impegno non esclude l'appoggio ad un altro. La Rete ci ha abituati ad essere cittadini multicanale e multilivello.

Stiamo tentando, tutti quanti, di mutare una società ed un Paese sempre più soffocati da un potere elitario che sull'uso e l'abuso delle donne ha costruito le proprie fondamenta. Scardinarle, significherebbe privarlo del suo sostentamento. Sono sempre più convinta che il cancro di potere che ammorba l'Italia si basi anche su una profonda e secolare alleanza maschile, più forte di qualsiasi ideologia o colore politico.
Del resto, si può fare una rivoluzione nonviolenta con più di metà delle popolazione che vive ancora a libertà d'azione e d'espressione limitata? 

10 commenti:

  1. che dire... complimenti per il post! sei riuscita brevemente a centrare il punto. il problema è che ci sono anche tante donne che in questa situazione stanno bene, che accettano il ricatto, che si sottomettono a questa mentalità maschilista, e questo fa rabbia. basta vedere le nostre 'ministre'... certo è che se non facciamo qualcosa staremo sempre peggio, tutta l'Italia starà sempre peggio perchè non si fanno figli e troppo spesso le donne sono ostacolate nel lavoro e nella vita e questo ha anche delle conseguenze economiche e sociali. mi chiedo cosa si possa fare, partecipo dove posso a forum e blog e commenti di vario tipo, mi sono iscritta all'UDI ma per il momento, nella mia città, non ho avuto nessun riscontro. mi piacerebbe davvero fare qualcosa, ma cosa?

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  2. Il primo passo è unire le forze: noi abbiamo fatto il manifesto-poesia io non ci sto, poi c'è l'udi con immagini amiche, poi il corpo delle donne, il movimento di nuovo, pari o dispare, le case delle donne, i centri antiviolenza, la proposta di boicottare chi boicotta le donne di femminismo a sud...Penso che sia ora di unirci e cominciare a contarci attraverso un movimento di opinione comune e trasversale.

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  3. giorgia, concordo in pieno, su tutto. @cosmicmummy: perché non ti iscrivi a donne pensanti? a breve saremo associazione con circoli territoriali in tutte le città e sarebbe l'occasione per fare anche cose in loco, fuori dalla rete. se ti interessa: donnepensanti.ning.com

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  4. Molto interessante, ti ho linkata in uno dei miei blog e tornerò a leggere con più calma.
    Nenet

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  5. cara giorgia,
    concordo su tutto ma soprattutto sul fatto che non c'è tempo da perdere! In particolare per quanto riguarda la violenza contro le donne e i fatti di sangue non di questi giorni ma di ogni giorno, siamo tutti colpevoli. E' una scia di sangue che non vogliamo vedere forse perchè fa paure forse perchè non sappiamo come affrontarla.. è sulla cultura maschilista di questo paese mentalmente arretrato che dobbiamo incidere, ma dobbiamo farlo noi, e subito! Basta aspettare.. lidia castellani

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  6. @Francesca: già fatto ;-) mi sono iscritta giorni fa ma con il mio vero nome e cognome :-)
    sono disponibilissima a incontri e attività, come ho detto per il momento l'UDI non mi ha offerto grosse occasioni di incontro, forse semplicemente le iscritte della mia città sono poche, non so...
    i punti sono tanti, c'è la violenza sulle donne, la discriminazione delle donne sul lavoro, l'assoluta mancanza di appoggio alle madri e alle famiglie, l'assoluta mancanza di quei diritti fondamentali che sono oggi privilegi per poche, la presenza di donne in parlamento che tutto hanno fuorchè meriti politici, una classe dirigente di maniaci sessuali, una televisione per maniaci sessuali, una mentalità maschilista negli uomini (ma purtroppo anche in molte donne) italiani e potrei continuare ancora per ore... il risultato finale è comunque che le pari opportunità in questo paese sono una pura utopia! ma sarebbe bello che tutte queste 'chiacchiere' fra noi potessero servire a qualcosa di concreto... io il mio contributo per quanto possibile lo offro!

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  7. grazie Giorgia! per le tue riflessioni e condivisioni....

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  8. Grande Giorgia! sono assolutamente d'accordo con quello che scrivi, e sono contenta di leggere tanti commenti di donne che condividono queste idee perchè questo significa che tante donne si rendono conto della gravità della situazione femminnile in italia e spero davvero che insieme riusciremo a cambiare le cose!
    Vespertilla

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  9. http://magazine.libero.it/lifestyle/generali/ilaria-d-amico-impietosa-italiani-campioni-di-salto-in-basso-ne11768.phtml

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  10. Bellissimo post.
    Porto un contributo al parallelo discriminazione di genere - informazione.
    Il dolore nel parto. Ormai è monopolio di una certa frangia ostetrica che promuove la "necessità" e "utilità" dell'esperienza del dolore per la donna che sta diventando madre.

    Si promuiove il parto come rito iniziatico, si lascia intendere - ancora! - che la donna sia incapace di pensieri razionali e maturi e che solo con un intervento esterno (in questo caso il dolore) possa amare il figlio reale enon quello immaginato nei nove mesi di gestazione.

    Il dolore utile. Per le donne il dolore e la sofferenza sono utili, necessari.
    Gino Soldera - psicologo - sostiene che non c'è nulla di meglio per una donna del fisiologico e sano dolore nel partom (http://epidurale.blogspot.com/2010/03/gino-soldera-e-il-sano-dolore-del-parto.html).

    Michel Odent sostiene che la partoriente "con umiltà deve accettare il suo stato di mammifera".

    Questi sono solo due esempi di pensieri dedicati alle donne in dolce attesa. Il dramma è che queste teorie sono salutate come l'avanguardia femminista per un recupero della fisiologia e naturalità della nascita.

    Il risultato? Nelle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate solo il 16% garantisce un trattamento efficace e sicuro per i dolori nel parto (epidurale).
    Tradotto papale papale le donne sono discriminate nelle cure sanitarie in virtù (meglio sarebbe dire a causa) del loro sesso.

    Con l'approvazione in senato del disegno di legge 1771 - Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, si riconosce ai cittadini il diritto a curare il dolore. Per le donne questo diritto deve essere ancora riconosciuto....

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