venerdì 2 aprile 2010

Nuovi dietrologismi sulla Ru486

In merito alle recenti e apertissime opinioni del neo presidente della Regione Piemonte Cota (seguito a ruota da quello del Veneto, Zaia) sull'introduzione della RU486, l'UDI replica e non ci sta. Riporto di seguito qualche stralcio della sua comunicazione "L’urgenza del neogovernatore del Piemonte":

"Al neogovernatore, intenzionato a non fare aprire le scatole del farmaco maledetto, al neogovernatore "pro life" a tutti i costi, soprattutto quando i costi non sono suoi ma delle donne, ricordiamo che la legge vale anche in Piemonte e che nella legge 194 non ci sono appigli legali per prevedere un ricovero forzato.
Soprattutto pensiamo che abbia sbagliato passo sottovalutando le ragioni delle donne –comprese forse anche quelle che lo hanno votato– e il loro diritto alla scelta informata e all’autodeterminazione."

E ancora:

"Nella nostra società agisce invece da molto tempo un via libera ad una cultura sempre più maschile attorno alla nascita, che mette al centro la cellula fecondata e relega la madre sullo sfondo. La precarizzazione di vita e di lavoro delle donne poi, soprattutto se e quando decidono di diventare madri, fanno il resto.
Compresi i decenni di ritardo sulla Ru486."

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4 commenti:

  1. Francesca Passerini2 aprile 2010 15:10

    Quella che segue e' piu' un'analisi personale che ritengo comunque pertinente all'argomento.
    ============
    Sono, come donna e madre, per la vita e contraria all'aborto, a qualsiasi stadio, quando lo si considera un semplice sistema anticoncezionale (personalmente ritengo il termine in se' errato dal momento che il concepimento di fatto e' avvenuto), un "meccanismo lecito" da prendersi in maniera cinica e irresponsabile ANCHE dalla donna.
    Non dimentichiamo infatti che succede pure questo, perche' il cinismo non ha sesso, e l'interruzione di gravidanza diventa allora una facile via d'uscita e magari pure ripetibile.
    Come ci si e' fatti portare, al cinismo, al considerare il corpo come macchina, strumento separato da tutto il resto, e' un altro discorso, che meriterebbe un'ulteriore analisi.
    Aborto quindi come scelta facile ma, aggiungerei, facile in apparenza, perche' spesso gli effetti psicologici sono comunque devastanti per la madre mancata, nella fase successiva all'interruzione della gravidanza.
    La vita, le esperienze, la maturita' puo' cambiare la donna che da adolescente e in preda felicemente agli ormoni, si lascia volontariamente strumentalizzare dai coetanei maschi, per puro piacere, per gioco, non necessariamente in nome dell'amore per un individuo in particolare.
    C'e' a chi piace essere donna-oggetto e chi vi partecipa con entusiasmo, non venendo necessariamente stuprata. C'e' chi vive l'istante e non pensa, per immaturita', alle conseguenze.
    Poi ci sono le giovani donne, sensibilissime e perdutamente innamorate, disinformate, troppo ottimiste o semplicemente sfortunate che sono bruscamente messe di fronte alla prospettiva di attendere un figlio da sole, senza mezzi, con paura, senza desiderio, senza un padre.
    C'e' il timore della famiglia che non le ha ascoltate, della societa' che puo' ancora puntare il dito, che non le tutela mai.
    Per non citare le vittime di abuso familiare, le violentate fuori e dentro casa, sul lavoro, le prostitute, le suore, le sorelle, le madri, le bambine...potremmo elencare infinite casistiche della sofferenza umana, tutta femminile, perche' vissuta dalla donna, sofferenza prolungata per la vita sulla psiche e le emozioni.
    Determinante e' quindi l'educazione dell'individuo, e per individuo intendo uomo e donna: l'addomesticamento del maschio al complesso e delicato mondo femminile da rispettare e non da violare, la sua responsabilizzazione e sensibilizzazione e, ovviamente, l'educazione alla dignita' della donna che lo accoglie,in un ruolo apparentemente passivo, il rafforzamento della sua autostima, del suo immenso valore anche e meravigliosamente procreativo.
    Determinante l'informazione sulla prevenzione, sui metodi anticoncezionali, sulle malattie sessualmente trasferibili.
    A mio parere proprio li' andrebbero indirizzati gli sforzi di ognuno, non su paliativi che non vanno alla radice del problema ma che, lo capisco, possono arginarlo al momento. E certo anche per tali strumenti risolutivi la voce da ascoltare DEVE essere quella delle dirette interessate.
    Detto cio' quindi rispetto e comprendo il dramma di molte donne trovatesi, per mille motivi diversi a dover affrontare una gravidanza indesiderata.
    Chiediamoci tutti pero' se non si potrebbe evitare a monte la sofferenza, partendo dal rafforzamento del valore della vita e dall'educazione -soprattutto- dei giovani. Perche' si dia un taglio alla storia dolorosa e agli errori che sembrano ripetersi senza fine.

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  2. @francesca: grazie. purtroppo qui non è in gioco la giustezza dell'aborto o meno ma il rispetto di una legge e soprattutto dell'autodeterminazione della donna, del proprio corpo e della propria salute. anche a me non piace l'aborto e ritengo che debba sempre esserci l'impegno a non ricorrevi, ma in ragione di questo e soprattutto pensando a tutte quelle donne che restano incinta per mancata educazione, violenza o altro e che dunque non hanno alcuna colpa, io difendo la ru486.

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  3. francesca passerini4 aprile 2010 03:41

    Ciao Giorgia...mi sono lasciata prendere dalla...tastiera... e soprattutto dall'argomento.
    Certo che la difendo anch'io se, come appunto dicevo, argina momentariamente il problema ed evita interruzioni di gravidanza in condizioni drammatiche e dolorose.

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  4. aggiornamenti: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96845

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