martedì 6 aprile 2010

Il tabù della sessualità femminile

Vi riporto alcuni stralci di un interessante post pubblicato sul blog unaltrogeneredicomunicazione:

"La sessualità femminile è ancora un tabù. La pubblicità, i media che poco si curano della sessualità femminile-spesso subordinata al piacere maschile e le censure contro le pubblicità che mostrano donne alle prese con l’autoerotismo-nè dimostrano le prove.(...)
Pare che solo un tipo di sessualità non faccia scalpore: quella ad uso e consumo delle fantasie maschili.

Perfino le mestruazioni sono oggetto di tabù nel nostro paese e vengono trattate come vergogna. Un esempio significativo è la censura di un cartone animato da parte della maschilista Mediaset che con i suoi zoom preferisce mostrare ai ragazzini l’ano delle Veline anzichè il nostro cambiamento sessuale. Si tratta di Temi d’amore tra i banchi di scuola, dove nella traduzione italiana un intera puntata è stata rivoluzionata, affinchè il cartone animato non affrontasse il tema dello sviluppo sessuale femminile. Cosa si insegna alle ragazzine italiane? che è una vergogna diventare donne? Questa è misoginia pura! Ci lamentiamo dell’aumento di casi come l’anoressia e dimagrimenti eccessivi per nascondere proprio questo cambiamento e poi poniamo freni alla femminilità naturale e non mercificata. Se volete altri esempi di tabù contro il ciclo, guardatevi gli spot degli assorbenti.

Allo stesso modo vengono censurate anche le pubblicità o le scene di cartoni animati e film che mostrano amori omosessuali. A meno che non si tratti di donne lesbiche utilizzate per sollazzare gli ormoni maschili.
E da qui si collegano un sacco di cose. Si parla di una sessualità femminile ad uso e consumo maschile e anche se sei lesbica non ti salvi. Le lesbiche in confronto alle donne eterosessuali vengono rappresentate porche, attive e viziose, come se l’omosessualità femminile fosse un ‘vizio’. Inoltre sarebbe una vera e propria teoria dello stupro fantasticare di mettersi in mezzo tra due lesbiche sapendo che in quanto tali non acconsentirebbero mai. La pratica la leggiamo sulle cronache dei giornali.(...)

I media ci danno una visione parziale e strumentale della nostra sessualità, sottoponendola al controllo maschile che se ne appropria e la stereotipa.
La società allo stesso modo tende a controllarla, subordinarla a scopi procreativi, accessori e a condannare le donne che manifestano esplicitamente e in modo attivo la propria sessualità.

Da qui nasce la seduzione evocata dalla cosidetta donna-oggetto. La donna mediante una seduzione ammiccante ma passiva deve sembrare disponibile ma non deve mai prendere iniziativa o dire di no. Atteggiamenti stereotipati oltre ad essere tipici della cultura dello stupro.
La donna oggetto dev’essere sempre bella e perfetta e curare l’aspetto estetico per piacere agli altri e mai la propria sessualità, per quanto ci possa illudere la nostra società convincendoci che ci facciamo belle per noi stesse. Questi atteggiamenti hanno condizionato il femminile al tal punto da indurre a mettere in secondo piano i propri bisogni subordinandoli all’amore, alla procreazione e alla condivisione con un partner sempre più indifferente al piacere femminile.

Perfino la masturbazione femminile viene vista con sospetto e imbarazzo.(...)
Ammettere l’autoeurotismo per le donne significherebbe dimostrare che anche loro hanno delle pulsioni sessuali e ancora oggi gli uomini disapprovano questo. Da qui si cela paura di non essere in grado di soddisfare una donna piena di desiderio. Per questo gli uomini hanno limitato la sessualità femminile e ne hanno fatto di quella maschile uno strumento di dominio riducendo quella femminile ad oggetto di possesso.(...)

Anche l’orgasmo femminile ancora oggi è tabù, pochissime donne condizionate da questi preconcetti sono soddisfatte dalla propria vita sessuale. (...)
Inoltre l’orgasmo è prodotto sopratutto dal cervello e non dai genitali come la cultura pornografica e androcentrica vorrebbe.
Più tabù sono presenti più è difficile che la donna abbia una vita sessuale appagante. Molte volte la colpa è anche di un partner poco propenso per cultura al concetto di soddisfazione reciproca.

Spesso avere un solo partner o poche esperienze sessuali limita molto la conoscenza del proprio corpo e dei propri gusti. Le donne che hanno cambiato spesso partner sono più esigenti, conoscono più il loro corpo rispetto quelle che hanno avuto meno partner. Così anche quelle che praticano autoeurotismo sarebbero più capaci a raggiungerlo e a riconoscere se il partner è capace o no di ‘donare’ loro un momento indimenticabile. Per questo che una sessualità libera e attiva è ancora vista con profondo rigetto."

3 commenti:

  1. Ho un po' il vomito...ma quella del cartone animato come l'hai scoperta? non ne sapevo niente. davvero bello questo post, lo metto su dp come lancio...
    grazie della segnalazione

    francesca
    panzallaria
    donne pensanti

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  2. @Francesca: grazie ma il post non l'ho scritto io, l'ho solo riportato dal blog unaltrogeneredicomunicazione (ho messo la fonte in alto). Ti riporto qui l'urlo completa: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2010/04/06/la-sessualita-femminile-quel-tabu-indelebile/
    Baci!

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  3. Bel post, intelligente e arguto.
    Diciamo pure che si potrebbe aggiungere che la sessualità non è solo penetrazione, che il buon dio ci ha dato il clitoride, e che per godere non è necessario essere penetrate (a volte profanate?) da un maschio adulto.

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