mercoledì 24 marzo 2010

AGORA', IL FILM CHE FINALMENTE VEDREMO

"Ce l'abbiamo fatta! Agorà verrà distribuito dalla Mikado a fine Aprile! Abbiamo anche ottenuto le 10,000 firme richieste!"
Così titola la pagina dedicata alla petizione on line per ottenere la distribuzione del film Agorà n Italia. Diretto da Alejandro Amenabar, la pellicola era a rischio di non essere mai proiettata nelle nostre sale. Il perché di tale difficoltà era facile immaginarlo già dalla trama del film: la storia di Ipazia, eccezionale scienziata alessandrina, inventrice del planisfero e dell’astrolabio, brutalmente assassinata nel 425 d.c ad opera di fondamentalisti cristiani.
Temendo in una sua mancata distribuzione italiana, ho visto il film in streaming in lingua originale (inglese) con i sottotitoli in italiano. E ho capito molte cose.

Protagonista dell’opera non è Ipazia ma il fondamentalismo religioso che trova nel cristianesimo dei primi secoli uno dei suoi massimi apici di brutalità. Un episodio storico piuttosto imbarazzante anche perché le similitudini con alcune situazioni contemporanee sono inquietanti: emblematico l’episodio in cui un discepolo pagano, abituato al confronto, dice a quello cristiano che l'unico modo per non sentire alcuna opinione differente dalla propria e che non offenda il suo Dio è quello di andarsene "nel deserto".

I cristiani vengono rappresentati come gente povera, infervorata dalle parole dei parabolani dotati di una capacità dialettica sublime, estasiati dalla possibilità di affrancamento dalla schiavitù offerta da una religione che vuole tutti gli uomini uguali, ma purché appartenenti al loro credo, cosa che, per contro, li rende aggressivi e intolleranti verso gli altri fedeli (pagani e giudei). Uno dei protagonisti del film è il brillante schiavo Davos, diviso fra la passione per Ipazia e la libertà offerta dalla nuova religione e che alla fine propenderà per la seconda, pur pentendosi di aver abbracciato un movimento tanto cieco e sanguinario. La fede cristiana si mischia al risentimento degli ultimi ed esplode in un’ondata di sangue e rabbia repressa verso tutto ciò che rappresenta l’elite, dunque anche verso la cultura.

Il film narra uno degli episodi storici più significativi in questo senso: la distruzione della biblioteca di Alessandria, luogo custode dei grandi saperi del mondo e crocevia di spiritualità differenti che convivono in pace in nome della consapevolezza che ogni uomo è fratello aldilà del proprio credo. Ipazia, scienziata atea, incarna la forza della saggezza che vede le cose al di sopra delle umane convinzioni e si pone continuamente in una condizione di dubbio dialettico. Quasi tutte le scene che la riguardano rappresentano la figura di una donna per nulla eroica o idealizzata ma ostinatamente inquieta, consumata nella propria sete di capire il mistero del cielo e dei pianeti.

ln questo senso, il cuore del conflitto non è la solita dicotomia fede e ragione quanto piuttosto quella del dubbio contrapposto all’assolutismo della convinzione. Ipazia, posta di fronte all’accusa di non credere in nulla, risponde con la frase “I believe in philosophy” che nel trailer italiano è stata tradotta in “Credo nella ragione” a mio avviso in modo incorretto. Filosofia e ragione non sono la medesima cosa. Ipazia crede nella sapienza che va oltre la mera speculazione razionale, crede nella saggezza costruita in millenni dai popoli e che nei secoli li ha fatti evolvere non solo dal punto di vista scientifico ma anche umano. Ipazia si pone e pone agli altri continuamente domande. L’inconciliabile differenza fra chi si interroga e chi pretende di essere nel giusto e vuole sottomettere gli altri alla propria fede sarà ciò che la condannerà a morte.

Il secondo tema è quello della misoginia, che si aggrava di scena in scena con l’avvento del fondamentalismo. Ipazia, pur pagando la propria condizione di indipendenza con una nubilità forzata e il rifiuto dell’amore, è dapprima una donna libera e tenuta in grande considerazione da ogni sapiente. Ipazia è maestra di vita che forma alla scienza ma anche alla giustizia. La sua saggezza è tale che l’ascendente sui propri discepoli prosegue nel corso degli anni. I cristiani la tollerano fin quando tale ascendente, soprattutto sul prefetto di Alessandria, non entrerà in conflitto con la lotta per il potere condotta dal vescovo Cirillo. Nel film, Cirillo chiede espressamente al prefetto, già convertitosi forzatamente al cristianesimo, di inginocchiarsi di fronte alla parola di Dio dopo aver letto un passo di San Paolo sull’inferiorità della donna, che in una recesione on line sono riuscita a recuperare:

“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.”

Un uomo che frequenta una donna come suo pari e ne ascolta il consiglio, come il prefetto, è un uomo che si accompagna al demonio. E la parola “strega”, che tanto echeggierà nei secoli a venire, fa la propria comparsa. E’ proprio in nome di questa parola che Ipazia morirà e con essa scompariranno le sue importanti ricerche, il prefetto verrà esiliato ed il vescovo Cirillo, macchiatosi di cotanti e sanguinosi episodi di violenza, assumerà il potere. Lo stesso, apprendiamo dai titoli di coda, verrà poi proclamato santo e dottore della Chiesa.

Guarda il trailer del film in italiano:



Oppure visualizzalo a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=wjZeRjXsqus

14 commenti:

  1. posso sapere qual'è questo passo di S.Paolo che citi?

    Grazie

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  2. allora premetto che io il passo l'ho preso da un'altra recensione on line (e difatti l'ho scritto nel post, dove ho anche inserito il link della recensione da cui l'ho copiata) dopodiché credo sia "La Prima lettera a Timoteo" (facendo una ricerca on line l'ho trovata come citazione wiki: http://it.wikiquote.org/wiki/Paolo_di_Tarso). sono a disposizione per eventuali correzioni qualora avessi commesso errori. :)

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  3. Ho letto da tempo il passo citato! Ma sto seguendo un corso sull' Antico Testamento: nel Deuteronomio Iddio incoraggia persino gli stermini di TUTTI gli abitanti delle città conquistate da Israele ... era ancora peggio di OGGI! pian piano però le cose migliorano, forse potrebbero farlo più RAPIDAMENTE!

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  4. Uno dei primi filosofi contemporanei che trattò del pensiero di Ipazia è stato Rudolf Steiner, esattamente in una conferenza tenuta a Stoccarda il 27 dicembre 1910 pubblicata dalla editrice Antroposofica dal titolo “Storia Occulta” ( sottotitolo: Personalità ed eventi alla luce della scienza dello spirito).
    Rudolf Steiner è stato anche uno dei pochi filosofi a dire (e lasciar scritto) riguardo ai problemi delle donne: “Lasciamo che siano Le Donne a discutere dei problemi delle Donne!”
    (Il BLOG “Carlo33″ è in via di aggiornamento).

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  5. Buongiorno, il versetto si trova in 1 Timoteo 2:11-13.
    Leggete questo articolo intitolato: La Bibbia discrimina le donne? Vi sorprenderà!

    http://www.watchtower.org/i/20051108a/article_01.htm

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  6. @francesca: grazie per le precisazioni!

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  7. E' un piacere. La scrittura si riferisce all'insegnare nella congregazione. Possono farlo solo se non ci sono uomini ma devono indossare un copricapo, che indica sottomissione. Un altro versetto dice che facendo questo sono di esempio anche agli angeli. Vi assicuro che insegnare in una congregazione è una grossa responsabilità, meglio che lo facciano gli uomini! C'è un' altra scrittura che dice: "Le donne che annunciano la buona notizia sono un grande esercito" (Salmo 68:11), ad indicare che siamo numericamente superiori agli uomini. Infatti si dice: "Per ogni uomo ci sono sette donne", tanto per intenderci. Possiamo insegnare la Bibbia fuori dalla congregazione, sia a uomini che a donne di diversa fede della nostra. E' sia un privilegio che una sfida; infatti a volte ci chiudono la porta in faccia o ci dicono che andiamo a battere!! Nella Bibbia ci sono tanti esempi di donne devote, che vi invito a leggere nella Bibbia: Rut e Naomi, Ester, Debora la profetessa, Maria la madre di Gesù eccetera

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  8. Francesca sveglia. Qua c'è proprio poco da interpretare!

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  9. Fa riflettere su tante cose..ad esempio su come si può diventare intolleranti ed essere sinceramente convinti di avere ragione,su com’è facile usare le Scritture per il proprio tornaconto e far credere agli altri che è “Dio che lo dice”,su com’è facile passare da perseguitati a persecutori e rimanere con la coscienza tranquilla,su come si può trovare da imparare anche da chi non è pienamente nel giusto..e anche che sapersi mettere in discussione non contrasta con l’avere “fede”..insomma,si è potuto vedere la differenza tra l’essere uomini spirituali che guardano in alto, ai princìpi,(come i marinai che guardavano alle stelle) e l’essere “bestie da soma” guidati da un mandriano.

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  10. Il problema è credere fermamente che in una raccolta di storielle sia contenuta la verità assoluta.
    Io sono con Ipazia, credo nella Filosofia!

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  11. Quando nel nome di una religione, di un credo qualsiasi, si offende la dignità delle persone arrivando a perseguitarle: allora c'e' qualcosa che non va!
    Guardandoci intorno, anche adesso, si respira un' aria strana, di intolleranza, un' ingiustizia plateale che genera tanta sofferenza in chi non può e non sa difendersi.
    Come donna mi vergogno di vivere in un paese dove a una madre possono strappare il figlio appena partorito, solamente per...una regola stabilita...ma da chi?
    Ipazia non appartiene al mondo pagano, cristiano o altro: Ipazia appartiene all' umanità!

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  12. Per Anonimo
    Infatti: la Bibbia si interpreta da sola. Bisogna leggerla da cima a fondo per capire cosa dice. E' ben lontana da ciò che dice la Chiesa e il pensiero maschilista.

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  13. La papessa, nuovo film prossimamente al cinema:

    http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=47535&film=La-papessa

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  14. Su Ipazia la discussione, a mio modesto avviso, è impostata in modo fuorviante, perché il giudizio sul film è strettamente personale ed ognuno può avere il suo. Ma qui sta il punto, la libertà di pensiero non è legata a nessun credo; ed è proprio il "Credo" il vero spartiacque tra chi ha certezze assolute e verità rivelate ed immutabili e chi rimette in discussione i propri pensieri, ogni giorno. a questo punto, mi dispiace, ogni discussione, sta a zero, se non si accetta che al centro dell'agorà sta la tolleranza ed il rispetto reciproco di ogni pensiero non violento e non prevaricatore, espresso da chiunque, uomo o donna che sia. Mentre, è inutile negarlo, la fazione vincente del cristianesimo ha sempre cercato, con tutti i mezzi a disposizione, di zittire e di ridurre all'impotenza il dissenso, e negare tutto ciò equivale ad offendere la propria e l'altrui intelligenza. La storia della Chiesa è letteralmente piena di intolleranza perché è quel "Credo" che impedisce di agire diversamente, è quell'ipse dixit che ha condannato Giordano Bruno e Galileo Galilei. Ipazia, invece, oltre ad interpretare la tolleranza ed il libero pensiero aveva la massima colpa di essere una donna, perché è inutile negarlo, l'atteggiamento nei suoi confronti è tipico della Chiesa; una misoginìa fondata sulle parole di s.Paolo nella Lettera agli Efesini (vv. 5, 22-24): "… Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto". Dissentire dal "pensiero unico" equivale ad emettere la propria condanna a morte (morale e civile). il dissenso è pericoloso perché insinua il dubbio e questo l'ho visto con molte persone anziane che rifiutano ogni discussione classificandola come una "filosofia" ed accettano solo certezze perché "credono nel Credo".
    Armando dg

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