martedì 9 febbraio 2010

Libere di non uscire

Dal Corriere della Sera:

«Sull’autobus a quell’ora c’ero rimasta soltanto io. All’improvviso il conducente ha fermato il mezzo, è corso verso di me e mi ha violentata». Così, tra le lacrime, una donna di 41 anni, origini somale, naturalizzata italiana, ha trovato alla fine il coraggio di raccontare agli uomini della Squadra Mobile lo stupro subìto la sera del 31 gennaio scorso, lungo la via Prenestina: «Erano più o meno le dieci e mezza, stavo tornando a casa, non ho potuto reagire, non sono riuscita a sottrarmi a quella belva». (Continua a leggere tutto l'articolo qui).

Allora, ricapitoliamo. Non puoi uscire da sola la sera, non puoi passeggiare senza un accompagnatore, non puoi prendere i mezzi pubblici dopo una certa ora, non puoi neanche sentirti sicura in automobile perché quando torni a casa magari ti aspetta lo stupratore nascosto nell'autorimessa. Io stessa mi ritrovo pesantamente limitata, anche nel mio lavoro, a causa di questa penalizzazione nei miei spostamenti.

Chiariamo una cosa: è ora di cominciare a considerare i concetti di pari opportunità e di violenza come temi strettamente legati fra loro: non ci sarà mai parità finché metà del genere umano non avrà non solo le stesse opportunità ma anche le stesse condizioni di sicurezza e di mobilità dell'altro. Perché anche l'essere libere di spostarsi da sole è un elemento di indipendenza.
E non venitemi a dire che l'insicurezza è aumentata anche per i maschi perché le differenze statistiche su chi siano le vittime di violenza parlano molto chiaro.

La violenza sulle donne è un tema profondamente legato alla cultura di genere e il non accorgersene, gridando semplicemente all'offesa, è un atteggiamento ipocrita ed offensivo.
Dove sono le campagne educative di massa? Dove il divieto della non mercificazione del corpo femminile sui media? Dove l'insegnamento di educazione sessuale, magari nelle scuole della cosidetta rivoluzione (o involuzione?) Gelmini ?

Quando i numeri parlano chiaro, non esistono tragici incidenti fatali, esistono cause e conseguenze. E chi, potendo, non fa niente per eliminare le prime è moralmente corresponsabile di ciò che accade.

3 commenti:

  1. Tutti, e dico proprio tutti, nostre mamme comprese nel raccomandarci già piccine "fai attenzione, vestiti così, muoviti colà, parla in questo modo... , hanno prepararo la trappola. Noi abbiamo continuato a portarla avanti e per noi intendo la comunità, non certo me o altre come me o come te, Giorgia.
    Ghettizzate con una tale naturalezza da fare davvero paura.
    Strano che non abbia letto "che ci faceva sola a quell'ora di notte sull'autobus?". Diciamo che almeno le ovvietà hanno imparato a risparmiarcele.
    Ma ancora non si risparmiano ingenuità apparenti come "Procederemo con la massima severità possibile, -> qualora <- un nostro conducente risultasse il responsabile.
    ...qualora...

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  2. Hai ragione Clelia, non ci rendiamo neanche conto del condizionamento...E secondo me non se ne rendono conto neppure gli altri. A volte minimizzano la cosa facendoci passare per paurose ed esagerate o che si fanno troppi scrupoli, poi però se succede qualcosa "avremmo dovuto stare più accorte".

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  3. purtroppo nella nostra società la colpa è sempre fatta ricadere sulla donna, per come si veste, per come si pone etcetc. corcordo in pieno con te Giorgia, nel dire che vittime di questo condizionamento sono anche gli uomini...quegli uomini che non riescono a vedere ad un palmo di naso. Un'altra cosa da sottolineare: gli atteggiamenti di molte donne nascono per essere accettate dalla società (vedi velinismo). Chi non si adegua è tagliata fuori. e sono poche quelle che hanno la forza di farlo!

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