martedì 12 gennaio 2010

Occhio allo spot: Il cartellone e le scritte sessiste

Da Comunicazionedigenere:

"Su Femminismo a sud ho trovato questo post creato dopo che un utente ha segnalato all’autrice un’azione sessista su un cartellone pubblicitario altrettanto sessista con donna ammiccante in una posa intenta ad offrire i seni.

Sul cartellone troviamo scritto:

«lei non a problemi Vuole solo il cazzo» e ancora: «Ciao bellissima bionda o trovato una russa che mi da la figa».

L’Impatto della publbicità che sfrutta il corpo delle donne a fini economici è quello di ridurre la donna ad un oggetto e di farlo percepire come tale al destinatario. E ci sono riusciti di brutto se leggiamo tra le righe!

In Italia c’è degrado culturale prodotto da un corto circuito. Da una parte corpi sovraesposti, dall’altra la cultura che produce repulsione verso la sovraesposizione e la mentalità distorta che rende la donna abbigliata succintamente come una che se la cerca, che si merita uno stupro, nata dalla cultura delle veline ha prodotto lo stereotipo di donna svestita-donna disponibile.

Mentre nella mente femminile la sovraesposizione dei corpi femminili che produce un corto circuito con la cultura cattolica che inculca alle donne vergogna del proprio corpo e della propria sessualità spinge verso disturbi alimentari, la sovraesposizione femminile figlia di una cultura sessista produce un corto circuito con la cultura misogina cattolica madre della prima che vede le donne abbigliate in un certo modo come ‘puttane‘ o come corpi accessibili.

Fika sicula, l’autrice del blog dove ho trovato l’articolo si pone queste domande:

“Il difetto sta in chi va in giro nuda o in chi attribuisce a questo un problema morale? Ci ha fatto più danno chi ci ha esposto senza vestiti o chi tenta di rimetterceli e ci dice che se mostriamo cosce, culo e tette siamo puttane?”

Abbiamo degli esempi in politica. C’è il nano che candida le donne solo se sono belle e disponibili, ci sono le donne del suo Governo che prima si scoprono e poi vogliono coprire le altre.

“I pubblicitari e prima ancora le aziende che promuovono i loro prodotti sono una massa di magnaccia che campa sulla pelle dei corpi femminili. Le donne scelgono di fare quello che dovrebbero fare in ogni caso, vendersi per campare o vendersi per guadagnare di più. Cazzi loro. Hanno diritto di scegliere. Tutte abbiamo diritto di scegliere. Di sicuro non ho mai visto la signora santanchè precipitarsi in un set per la registrazione di un promo pubblicitario per coprire le donne. Invece rischia il linciaggio per strappare il velo alle islamiche.

La Carfagna campava di calendari ose’ prima di essere ministra e di sollecitare provvedimenti per il decoro dell’abbigliamento delle donne in strada.
Tutto il discorso ruota sempre e comunque sulle donne, mai sugli uomini, mai su chi costruisce cultura misogina e sessista”.

La tv italiana espone corpi, spaccia questo fenomeno per emancipazione femminile, ma la cultura italiana è come quella islamica, se andate a vedervi un po’ di video su youtube sulle Veline, sono pieni di commenti sessisti che fanno traspirare che essere poco vestite ci rende un po’ troie e che allude che anche in italia gli uomini ci vorrebbero mettere un burqa.

Che poi il fatto che in tv le donne devono essere per forza nude e gli uomini sessisti puzza di burqa all’italiana, dove il nudo femminile dev’essere per forza sessualizzato, nudo per scopi sessuali, ed è forse per questo che il nudo femminile è demonizzato con toni censori.

Se il nudo femminile fosse meno stereotipato meno sessualizzato e fosse curato non per attrarre voglie basse ma per salute (non come oggi che ti vogliono spingere a curare il tumore al seno per mantenerti sexy),se la minigonna venisse usata dalla pubblicità e dalla tv come arma di emancipazione femminile e non come arma provocatrice, la cultura italiana migliorerebbe?

PS: come mai i sessisti e i razzisti non sanno scrivere in italiano?"

6 commenti:

  1. scoprire i sacerdoti, che con le loro lunghe tonache ispirano pensieri perversi; o di obbligare i ciclisti a vestire pantaloni meno aderenti perché la loro virilità è troppo in mostra. Bisognerebbe insomma condannare gli uomini ad essere invisibili, perché anche un collo ben rasato che emerge dal colletto bianco di una camicia è fin troppo allusivo, e una barba di due giorni può essere invitante, o uno sguardo affascinante può essere troppo osè. Dovrebbero portare tutti occhialoni da sole, e vestirsi da palombari. Perché non proponiamo queste cose, invertendo la solita solfa di sempre che non arriva più a nessuno? Si dà per scontato che la donna che espone il corpo è troia; ma degli uomini non si parla mai...
    Daniela

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  2. E' saltato l'inizio del mio post precedente, lo trascrivo: "si potrebbe proporre di coprire i muratori che in estate lavorano a petto nudo, sudati, sotto il sole, perché sono un attentato alla nostra morigeratezza mentale;"
    Daniela

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  3. la cosa tragica è l'impossibilità a vedere un corpo femminile se non come luogo del sesso e non luogo di una pluralità di messaggi, che possono comunque anche esser tutti trasmessi e veicolati dal corpo ...

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  4. Ieri ho visto riprodotto in molti blog amici questo manifesto.
    Mi chiedo: siamo sicuri che sia giusto dare risonanza e amplificare queste immagini con tutto quello che ne consegue?
    Non è che così facciamo solo la felicità dei pubblicitari e delle aziende colpevoli?
    Ricordo che Giovanna Cosenza qui sul suo blog ha raccomandato di non diffondere in rete le campagne offensive, perche così contribuiremmo a portare attenzione al marchio incriminato.
    Forse potremmo parlarne almeno senza mostrare le immagini incriminate...

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  5. @unaltradonna:

    Ottimo il post di giovanna però su una cosa non sono d'accordo: il fatto di tenere lo spot che si intende denunciare in sordina. Non credo affatto, da comunicatrice, che alle aziende faccia gioco il "purché se ne parli" dovuto ad uno sputtanamento mediatico. La storia del "purché se ne parli" è nella maggior parte dei casi un falso mito, soprattutto per le aziende. Sulla reputazione della aziende e dei prodotti vale il "Purché se ne parli bene" perché non è affatto efficace per un brand che con fatica ha costruito un determinato immaginario vedere distruggere i propri valori dovuti ad uno scivolone o ad una fetta sempre maggiore di pubblico che la critica. La reputazione on line di un'azienda è importantissima, ancora più importante perché gli utenti della Rete sono decisamente consumatori più attenti e consapevoli: il Web NON è la televisione o un altro media classico. Far girare un marchio in modo negativo non ci indurrà affatto ad un maggiore acquisto dovuto al fatto che lo vediamo tante volte e il messaggio ci arriva subliminalmente.

    Di conseguenza, credo che sul Web discutere del perché quel tale spot sia offensivo (facendolo vedere e spiegando perché) faccia benissimo perché aiuta a creare consapevolezza e un movimento di opinione: rinunciare a questo solo per evitare di fare maggiore pubblicità all'azienda mi sembra una cosa ingenua ed inutile. La forza della rete è la diffusione del dibattito. I cambiamenti della società avvengono da una presa di consapevolezza diffusa di ciò che non va piuttosto che dall'eliminazione in sordina di ciò che non ci piace.

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  6. Grazie della risposta. Scusa per l'intervento critico, ma è che riguardo a certe immagini sento veramente una saturazione fisiologica. Comunque è vero che la reputazione in rete per le aziende sta diventando sempre più importante.

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