giovedì 15 ottobre 2009

Stupro o prostituzione? La proposta di una lettrice sulle schiave del sesso

Ricevo e inoltro una lettera da parte di una nostra lettrice, con la speranza di far nascere una discussione o quantomeno una riflessione sull'argomento:

"Buongiorno

Vi scrivo per esporre una mia idea che riguarda le donne sfruttate dalla prostituzione.
Vorrei che si esprimesse alla società e agli organi istituzionali interessati e preposti a legiferare quanto riguarda questa piaga sociale che valica i nostri confini e ci tocca da molto vicino. Lo sfruttamento delle donne nella prostituzione.

L'ultima legge varata su tale argomento è soltanto una vergogna. Non si risolve affatto il problema. La mia idea che espongo non tende a risolverlo, non ho i mezzi nè le conoscenze per farlo. Molto modestamente vorrei cambiare concetto che si dà a questo tipo di prostituzione.
Sarebbe ora che si finisse di chiamare prostituzione ciò che invece è STUPRO.
Una parola forte, ma che almeno dà istantaneamente l'idea di ciò che queste donne subiscono ogni giorno.

La differenza è lampante tra una prostituta che si è scelta liberamente questa professione e una prostituta costretta a fare questa "professione". Non c'è bisogno che ve lo venga a dire io!
Ed è per questo che vorrei che le istituzioni - e non solo - si svegliassero su questo argomento, e che finalmente la giustizia condanni per stupro gli uomini che chiedono sesso a pagamento a queste donne.

Non so quanto questa mia idea sia attualizzabile. Forse la mia idea è soltanto un tentativo di cambiare un concetto culturale (la cosa più difficile da fare).
Spero di trovare riscontro da parte vostra.
Grazie per aver trovato il tempo per leggere questa mia mail.

Cordiali saluti
lgarbolino@gmail.com"

15 commenti:

  1. Grazie a te L., per averci offerto questo spunto di riflessione, esponendoti in prima persona.

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  2. E il consumatore, ultima ruota del carro, come farebbe a capire se la donna in questione è consenziente? E' come pretendere di perdeguire chi compra da un negoziante che non paga le tasse... In ogni caso l'unico modo per rendere meno clandestina e potenzialmente criminale la cosa, se si esclude il veto moralistico alla prostituzione tout-court è la riapertura di luoghi appositi che assicurerebbero più facili controlli da parte delle forze dell'ordine e quanto meno toglierebbero le ragazze dallo squallore della strada. Pretendere che invece si operi singola per singola ciascuna con appartamento di proprietà è assolutamente in mala fede, irrealistico e chi sostiene tali soluzioni sospetto voglia in realtà rendere illegale il fenomeno comunque declinato, ignorando o tacendosi che così lo renderebbe ancora più ipocritamente sommerso di quanto già non sia.

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  3. @Marco B: io sono d'accordo sulla legalizzazione che hai descritto però non la vedo in contraddizione con quello che dice la nostra lettrice. Penso che le due cose, anzi, siano complementari. Da una parte regolamenti e togli il buio sullo sfruttamento, dall'altra fai in modo che i clienti esigano delle verifiche/prove per non incorrere in un grave reato.
    Sai, anche chi acquista cd pirata o merci senza scontrino viene multato, seppure è solo il consumatore finale, a seconda della gravità di ciò che ha commesso. A maggior ragione chi acquista "corpi" di persone dovrebbe sincerarsi di ciò che sta compiendo.
    La prostituzione forzata è di fatto un abuso sessuale di cui anche il cliente purtroppo diventa complice.

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  4. Ma prendersela col cliente lasciando le cose come stanno è moralistico e stupido, come sarebbe stupido prendersela con qualsiasi fruitore di qualsiasi cosa anzichè col produttore (su questo sono contrario alla tendenza di perseguire in un certo modola pirateria e per certi versi persino la pedofilia, tale da prendere di mira i semplici fruitori di crimini altrui non distinguendo tra legge e morale...non parliamo della storia della multa a chi è semza scontrino, che è stata eliminata anni fa). Tutte le politiche che perseguono l'ultimo anello della catena sono una politica d'immagine specie se non sono supportate da un'operazione più lungimirante che estirpi il male alla radice (il produttore e il distributore, che hanno la vera responsabilità). Difatti prendersela coll'ultimo anello è più semplice, porta risultati più rapidi e ha un forte impatto sull'opinione pubblica ma in effetti crea una situazione d'ipocrisia e ingiustizia per cui, che sia una donna o uno scontrino, ci sarà sempre il furbo che si rivolgerà ad uno dei tanti produttori disonesti (quelli che tale politica non ha eliminato dal mercato) e il povero cristo che fa il bravo cittadino e ci rimette. Se qualche furbo verrà beccato si reputerà solo uno sfortunato, perchè concepirà il suo atto non come un reato ma come un saper vivere, un adeguarsi alla situazione di semilegalità:basta vedere come ragionano i fruitori di copie illegali (mi rifiuto di chiamarli pirati, pirati saranno quelli che li riforniscono casomai). E così pene sempre più pesante, raramente e draconianamente comminate e popolo sempre più bue. Interessante anche come tutto questo già l'avesse capito Manzoni (celebre pezzo delle gride contro i bravi) e ne facesse già oggetto di polemica in questo povero paese

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  5. aspetta un attimo io non ho detto che bisogna prendersela solo con l'ultimo anello della catena. affatto. piutto bisogna renderlo consapevole del proprio gesto e del proprio consumo, esattamente come non basta creare un sistema di economia alternativa se non si educa anche il consumatore al consumo critico e al fatto che ogni suo gesto di consumo è un atto che ha delle conseguenze, umane, economiche, politiche.

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  6. Alla fine, siano un paio di scarpe o un CD o anche un porno attualmente si fanno infiniti sensi di colpa a chi acquista anche cose perfettamente legali ma fatte al risparmio e con strategie discutibili da aziende che si trincerano dietro alla privacy e alle righine scritte in piccolo. Secondo una certa scuola di pensiero del consumo critico, che ha le sue ragioni, saremmo solo noi a doverci dannare a rintracciare i comportamenti censurabili (non illegali in ogni caso) e privarci del bene in questione se uno di questi comportamenti avviene lungo la sterminata filiera che porta dalla materia prima al prodotto finito. Il guaio è che così, visto che la maggioranza se ne sbatte e le ditte la seguono non adeguandosi alle proteste, il virtuoso dovrà fare rinunce e affrontare difficoltà quotidiane nei suoi comportamenti, anche i più banali, senza cambiare di un millimetro il mondo in cui vive e intanto adattandosi ad una vita da francescano:ai sovrapprezzi a volte esagerati del solidale e del biologico; alle mail reticenti di ditte che non vogliono dirti quanto guadagnano al mese gli operai o di commercianti che non ti fanno risalire alla ditta che li rifornisce o addirittura nemmeno alla nazione di produzione; alle sigle astruse degli ingredienti in etichetta; alle formulazioni ambigue delle indicazioni dei prodotti; al doppio estremismo dei militanti pessimisti e delle multinazionali sorridenti american-lifestyle-anni '50...
    La croce ce l'abbiamo tutta addosso noi, perchè siamo i più esposti e i più facili da bacchettare e tutto quello che ti dico (salvo esperienze con prostitute: non le ho) te lo dico perchè l'ho provato sulla mia pelle e non sono in grado di sobbarcarmi il peso di una società e di un sistema di produzione infinitamente complesso sul piano qualitativo e su quello etico come quello contemporaneo. Il primo passo, dunque, per me, è non solo la trasparenza ma uno sforzo e dei privati e legislativo che renda semplice e rapido individuare determinati comportamenti di chi fornisce servizi e prodotti senza sobbarcarsi indagini personali piuttosto improbabili. Così finalmente il consumatore giudicherà non solo la liceità (che è il minimo) ma anche la correttezza risetto a parametri personali (penso a persone molto cattoliche o sensibili o a vegetariani, ecc.) condizionando il produttore. E questo al di la' e oltre la questione prostituzione, dove la cosa è identica ma più delicata. A quel punto criminalizzare per sensibilizzare non servirà più: tutti avranno tutto davanti agli occhi e, se l'offerta sarà davvero plurale, ci sarà un circolo virtuoso

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  7. schiave o non schiave (per me è schiavitù nella maggior parte dei casi), io credo che il problema sia un problema culturale. Manca una base di valori, mancano delle solide basi culturali che possano fare da fondamenta per qualsivoglia discorso di RICOSTRUZIONE MORALE dell'uomo.

    il problema è dell'uomo, e finchè non se ne renderà conto non ne caveremo un ragno dal buco.

    con gli amministratori della cosa pubblica che ci ritroviamo oggi (gente che riconosce come reato lo stalking ma che impedisce le intercettazioni, e quindi la principale fonte di informazioni per bloccare lo stalker) è dura parlare di RICOSTRUZIONE MORALE.

    una soluzione provvisoria potrebbe essere quella di legalizzare, vedi Olanda, tutto il traffico ora in mano alle mafie e renderlo non so quanto maggiormente dignitoso per le donne che decidessero di intrapenderlo come mestiere. almeno non sono più schiave e quella scelta diventa una scelta consapevole e da rispettare.

    il secondo passo, quello fondamentale, sarebbe quello di RICOSTRUIRE tutto quello che la tv, la disinformazione e una mentalità clerico-maschilista secolare hanno DISTRUTTO.


    Fabio
    http://demoniquotidiani.blogspot.com

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  8. beh, tutti in una giusta lunghezza d'onda... ance se la liceità e la criticità delineano una neturale tendenza dell'essere umano.. ci sono delle differenze. E non sarebbe cmunqu corretto allineare tutte le proposte di mercatoverso il basso.
    Ma al di là di questo... credo che un primo passo sarebbe come dite voi una lgalizazione della QUESTIONE come ià si fà in altri paesi d'europa responsabilizzando le persone alle scelte che fanno (visto che anche il nostro president sembra ritenere importante mantenersi operativ in questa direzione..)
    In 2° luogo credo la prostitzione diminuirà quando le donne meno mentalemente libere, potranno avere esemèpi e traini sociali forti che dimostrano la forza dell donna nel mondo del lavoro, della famiglia, della società..insomma..quello che la donna può fare a prescindere da un uomo sentendosi comunque bene.. allora queste donne bistrattate mentalmente si libeeranno delle paure e si butteranno nel mondo dellavoro e nella società.
    Chi non farà questo passaggio... a quel punto..si prostituirà per scelta!

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  9. @ Marco: non si può paragonare il fenomeno della prostituzione con la pirateria! sono cose completamente diverse e accostare la donna al valore di un cd o di uno scontrino non ti fa onore. Non si possono comparare un essere umano e un oggetto!!!! In ballo ci sono sofferenze umane ineguagliabili! E' chiaro che la mia lettera non vuole essere l'unica soluzione del problema (come ho ben scritto), ma come ha colto Giorgia e spiegato con altrettante opportune parole, è qualcosa che va a compensare l'azione legale. Sono d'accordo a riaprire le case chiuse solo e soltanto se non saranno paraventi dietro i quali nascondere meglio la tratta di donne clandestine sfruttate. Togliere un fenomeno dalla strada (cioè da sotto gli occhi di tutti) per spostarlo e nasconderlo nelle case sarebbe, come dici tu, una situazione di vera ipocrisia.
    e poi non diciamo che non si può riconoscere una prostituta sfruttata da una che non lo è. Una nigeriana o donna di colore o una ragazza dell'est secondo te verrebbero fino in italia per praticare di loro spontanea volontà il mestiere più antico del mondo quando lo potrebbero fare tranquillamente nei loro paesi???? comincerebbero il cosiddetto "viaggio della speranza", per cui spendono i loro risparmi, per cui rischiano di perdere la loro vita per le condizioni off-limits dei mezzi di trasporto con cui sono costrette e costretti a viaggiare per approdare sulle sponde di un paese civile (come tanto ci piace chiamarci) e finire su una strada?
    Il fatto stesso che poi il cliente non voglia fare una profonda analisi di coscienza su quello che fa e su quello che implica il suo gesto è un fatto altresì grave. Il cliente influenza la domanda ed è la prima causa di questo fenomeno. Per cui la mia idea si rivolge direttamente a loro, clienti, per renderli consapevoli di ciò che in realtà stanno facendo. Inoltre vorrei ricordare che oltre allo stupro che subiscono ad ogni cliente, vi è dall'altra parte la violenza, le botte e le torture fisiche nonchè psicologiche che i magnacci causano a queste schiave degli appetiti sessuali degli uomini.

    lgarbolino@gmail.com

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  10. Volevo ringraziare anche io l'autrice della lettera, lgarbolino.
    Condivido la sua riflessione, e mi rattristo nel leggere di consumatori finali, negozianti, utilizzatori, termini di ghediniana fattura.
    Mi sorprende anche leggere tra le righe una sorta di accettazione del fatto che un numero considerevole di uomini paghi una donna per avere un rapporto sessuale, sapendo benissimo che nella maggiorparte dei casi dietro a queste donne ci sono altri uomini che le picchiano, ricattano o torturano.
    D'altronde...è di pochi giorni fa la sentenza vergognosa secondo cui lo stupro di una prostituta sarebbe meno grave perchè la donna che "sceglie" la strada "rinuncerebbe alla propria integrità fisica e morale".

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  11. Semplicemente non ci sto a vedere che, come al solito (so che il fenomeno è più grave quando cìè di mezzo la prostituzione ma la dinamica è la stessa di questioni assai diverse come la pirateria) si punti il dito un po' moralisticamente contro il cliente, che poi è quello che meno è implicato nell'aspetto criminoso del fenomeno. Non si sta paragonando prostituzione e pirateria, si sta dicendo che, per questo singolo aspetto, le dinamiche sono identiche e identicamente ingiuste. Difficile, poi, che le case chiuse, se ben regolamentate da una legge fatta con discernimento, ospitino clandestine o ragazze sfruttate: sarebbero istituiti controlli frequenti e per le clandestine mettersi in una casa chiusa diventerebbe certezza di venir scoperte. Quanto allo sfruttamento esso avviene in moltissimi altri lavori e il rimedio è sempre lo stesso: un sindacato forte e controlli spietati. Se poi non si vuole investire, inevitabile che ci siano imprenditori furbi ed esosi, ma non ha nulla a che fare collo specifico col vendere sesso, potrebbe accadere benissimo in un'industria metalmeccanica o tessile.

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  12. @ Marco: la conosci la parola corruzione? in un paese come il nostro dove si corrompono giudici guardie di finanza etc vuoi che non si corrompano magari proprio i controlli per le case chiuse, visto che i guadagni sono così opulenti grazie proprio ai clienti che tu difendi così tanto???
    e poi non mettere sullo stesso piano il cliente di una prostituta e il cliente che si compra un cd "piratato"!! non tieni conto di un fattore molto importante delle nostre vite: il fattore della deterrenza sociale! in quante cose tu pensi di essere veramente libero di scegliere quando invece è una manipolazione sociale influenzata dai giudizi sociali? se la società intera affermasse che, chi vuole andare con una prostituta senza porsi il problema se questa donna sia sfruttata o meno, è innanzi tutto un irresponsabile e un complice dei magnacci e dell'illegalità e che nell'eventualità che questa prostituta sia davvero sfruttata diventerebbe una stupratore (perchè così è!) probabilmente il cliente comincerebbe a RIFLETTERE e a PENSARE CON COSCIENZA DI QUELLO CHE FA.
    lgarbolino@gmail.com

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  13. @Elisabetta: da quando fare un mestiere legale in Italia è rinunciare alla propria integrità morale? (L'integrità fisica cosa diavolo sarebbe? Uno stuntman rinuncia alla sua integrità fisica, non una prostituta! O si allude ad una qualche genere di purezza, quella che la media delle ragazze perde, semmai sia un valore in sè, prima dei diciotto?) Sentenza inaccettabile sul piano concettuale: vero è che ci sono rischi di stupro a fare quel mestiere ma dire che stuprare una prostituta non è un gran reato sarebbe come dire che siccome un poliziotto è pronto in qualsiasi momento a ricevere un proiettile nel polpaccio spararglielo è un reato meno grave che impallinare, chessò, un fruttivendolo. Se si vuole davvero tenere la prostituzione ma affrancarla dalla criminalità e dal pregiudizio (l'alternativa è una sola, dichiararla illegale per principio) è il caso di non considerarla un mestiere diverso da tutti gli altri, perciò non mi faccio scrupolo a fare paragoni con altri fenomeni perchè la prostituzione non ha leggi tutte sue: è in tutto e per tutto un fenomeno sociale e commerciale da guardare senza il velo dello scandalo sugli occhi (e non è affatto l'unica forma di lavoro logorante e esposto allo sfruttamento!). Dalla prospettiva meno morale e più cinica possibile direi che anche chi ne è entusiasta guadagnerebbe in una sistemazione decente di questo mestiere attualmente semiclandestino. Mi rifiuto di credere infatti che qualcuno sia felice di passare quella che dovrebbe essere, a suo modo, una serata spensierata di sesso con qualcuno che non ha scelto quello che fa e che prova dolore finchè lo fa

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  14. Ehm, come mai non è arrivato il mio altro commento? L. tu vuoi moralizzare la società, io voglio che funzioni meglio lasciando a ciascuno solo le sue responsabilità oggettive, secondo la legge cioè i principi di convivenza minimi e non secondo la virtù. La corruzione non la conto non perchè non sappia che esiste ma semplicemente perchè, se la contassi, anzi la dessi per scontata, potrei anche rinunciare, e tutti potrebbero rinunciare a sognare un paese migliore, visto che essa sarebbe sempre lì, a a vanificare anche le idee migliori. Criminalizzare il cliente che non ha modo di sapere se la ragazza è sfruttata (se si conta la corruzione non avrebbe la certezza del contrario neanche nelle case chiuse!) e sostenere che questo è deterrenza sociale equivale a dire che il cliente dovrebbe presumere o essere onniscente o astenersi dal fare qualsiasi cosa a monte della quale possa anche in ipotesi stare un reato o un'azione immorale(e sono tante! Ma nella maggioranza dei casi non c'è modo certo per saperlo.) Se poi io sostengo la riapertura delle case chiuse è anche per il motivo espresso nel commento che non è arrivato, cioè proprio perchè rendono più facile un controllo anche del cliente su quello di cui davvero sono parte quando vanno con una prostituta: una scelta sofferta finchè vuoi ma consapevole o uno sfruttamento. Da lì in poi il resto non serve: davvero hai una così pessima opinione dell'essere umano da pensare che si sceglierebbe di essere coinvolti nello sfruttamento avendone la certezza? A questo punto non è meglio essere più chiari da parte tua e dire che consideri la prostituzione sempre un male, posizione peraltro rispettabile ma che non condivido e che, s'è visto, convertita in legge crea ipocrisia

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  15. @ marco: qui non si tratta di moralità, ma di semplicissimo rispetto nei confronti di un altro essere umano! di mettersi per un attimo nei panni dell'altro e non pensare sempre e solo a se stessi e al proprio soddisfacimento!

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