giovedì 10 settembre 2009

Pop, il bambino svedese che non è né lui né lei

Da Mondodonna:

"Una coppia lesbica svedese sta cercando di crescere un figlio (che ora ha due anni e mezzo ) senza norme di genere. Non usano i pronomi LUI o LEI e lo chiamano semplicemente Pop. Il sesso biologico del bambino/a rimane un segreto.

"Vogliamo che Pop cresca nella maniera più libera ed evitare che si senta costretto in uno schema di genere già dall'inizio" ha detto una delle madri di Pop. "E' crudele portare un bambino nel mondo con già impresso sulla fronte un marchio blu o rosa". Le due mamme hanno detto che finchè il sesso di Pop sarà mantenuto segreto, lui o lei sarà in grado di evitare le nozioni preconcette su come le persone devono essere trattate a seconda che siano maschi o femmine. I suoi abiti comprendono vestitini così come pantaloni e il suo taglio di capelli varia spesso. Decide, ovviamente, lui/lei come vestirsi. Le sue genitrici sostengono che in questo modo Pop maturerà un' incredibile fiducia in sè stesso/a.

Probabilmente le loro strategie crolleranno durante il primo anno di scuola elementare. Le differenze di genere sono alla base della nostra cultura e chi non vi si conforma rimane, purtroppo, un emarginato (pensate ancora oggi agli omosessuali o ai transgender). Ci sarà una grande pressione sociale su Pop, perchè alla fine scelga con quale pronome farsi identificare, Lui o Lei, e quindi scelga il proprio genere.

Il problema, e la cosa interessante, sarà capire che tipo di "eredità" psicologica lascerà a Pop il fatto di avere vissuto i primi anni della sua vita, quelli fondamentali dicono per la formazione dell'identità, nella completa assenza di acun riferimento al suo genere. Gli svedesi abitano proprio in un altro pianeta, cara Italietta. "

(Qui il link al post originale)

9 commenti:

  1. Come già ho fatto notare anche lì, è altrettanto crudele far vivere il bambino in modo isolato da quelli che sono i modi e gli automatismi di un mondo che sarà anche brutto ma è quello in cui si troverà a vivere. O c'è ancora chi crede di poter essere felice a suo modo nonostante gli altri? (Intendo: ignorando completamente la reazione del contesto sociale, non voglio certo fare un inno all'omologazione, lungi da me, ma far di questo bimbo una sorta di alieno non mi sembra la soluzione)

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  2. Pensiamo anche che il contesto svedese è molto più evoluto del nostro e che quegli "altri" magari non sono così bigotti ed ipocriti come gli Italiani. Pensiamo anche che da qualche parte bisogna pur incominciare.
    Pensiamo infine che il contesto quando lo cambiamo se non cominciamo da noi, nel nostro piccolo?

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  3. Su questo bambino, magari con tutti i buoni fini del mondo, si sta facendo una sorta d'esperimento, i cui risultati oggi ignoriamo. Se fosse adulto e consapevole sarebbe un grande pioniere, ma da piccolo e guidato dalla volontà e anche dall'ideologia dei genitori, è tristemente una cavia. Chi può dire cosa farà quest'essere umano una volta cresciuto del pesante fardello che altri hanno caricato su di lui? Si sentirà una persona con la mente più aperta o un diverso, un discriminato, un pesce fuor d'acqua. Questa seconda ipotesi è molto più probabile, la prima richiede un grande impegno, un impegno che Pop non si è mai preso. In astratto la cosa potrebbe anche essere un progresso, ma in concreto la probabilità che il bambino (o la bambina, boh) molto presto uscendo dall'ingenuità chieda alle due genitrici (ma non bastava già questo? E scusatemi se sono tradizionale) perchè non viene trattato come gli altri è altissima. Mai avrei pensato di dirlo proprio io ma in una società la corrispondenza di un individuo ad un canone minimo diventa un valore di per sè, a prescindere che questo canone sia giusto o sbagliato e a prescindere dall'adesione del singolo ad esso (è il puro numero di chi fa pressioni contrarie a rendere svantaggiosa una caratteristica fuori canone, persino quando in astratto sarebbe di per sè vantaggiosa. Siamo una razza un po' ovina, ci fa male, ma siamo fatti così)

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  4. @Marco B. io trovo che le due genitrici abbiano ragione a voler crescere Pop secondo le loro idee, lo fanno tutti i genitori e i danni li abbiamo sotto i nostri occhi tutti i giorni, quindi stiamo a vedere che succede, le due non stanno costringendo Pop in miniera e nemmeno lo stanno seviziando, suvvia!

    angela

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  5. Io più che altro mi preoccupo che lui finisca per sentirsi qualcuno con poche esperienze condivise. Non c'è niente di peggio in una certa età, soprattutto dai dodici in poi, di non sentirsi simile ai coetanei o peggio di non sentirsi compreso.Le due genitrici sbagliano esattamente come tutti gli altri genitori, solo che le loro pretese sul bambino sono apparentemente nessuna, in realtà altissime.
    Sai come quelle storie di figli di hippie che, non potendone più, desiderano intensamente diventare direttori di banca, alla faccia di quelli che gli invidiano l'infanzia non convenzionale? Mi sa che, come minimo, Pop finirà così

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  6. PS Sarò che Pop mi sembra un nome da maschio o continuo a pensare che una persona di cui ignoro il sesso abbia il sesso maschile? Sinceramente non credo sia maschilismo, è che sono un uomo e mi è più naturale considerare il mio sesso come standard che quello degli altri. Sorry

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  7. @Angela sì, forse in parte hai ragione. L'esempio qui portato è estremo, ma più banalmente questa cosa è già capitata con i figli di atei o di coppie interrazziali o interreligiose: non hanno mai avuto una sola cornice d'appartenenza, sono sempre stati abituati alla relatività. In quei casi penso che questa sia stata una ricchezza. In questo caso la cosa è un po' radicale e il rischio è che la società rifiuti in blocco la nuova sensibilità di Pop, anche quando essa sarebbe un progresso. Questo è il problema

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  8. Beh tenete anche conto che:
    1.la società rifiuta già in blocco i diversi e le persone che hanno "una nuova sensibilità" ( e credetemi ce ne sono tante).
    2. l'educazione non è solo non imporre discriminazioni ma anche saper spiegare il contesto entro cui ci si trova a vivere per non lasciare il figlio impreparato allo scontro con la società, che cmq avverrà sempre, seppur a livelli e con modalità differenti.

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  9. secondo me è illusorio crescere i/le propri/e figli/e come vivessimo in un mondo asettico. io ho scelto di tentare di dar loro tutti gli strumenti critici di cui dispongo per interpretare il mondo, affinché riescano a leggere le cose al di là delle apparenze. spesso, ad esempio, guardiamo i cartoni animati insieme, e io evidenzio i punti sessisti con commenti e linguaggio ovviamente adatti all'età del/la bimbo/a. insomma, il discorso che faccio è: il mondo è sessista (razzista, classista ecc ecc): guarda qui ti stanno ingannando, guarda qui ti dicono questa cosa ma non è l'unica verità o non è vero! mi pare onesto, anche perché altrimenti come faranno ad affrontare tutto questo?

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