mercoledì 15 luglio 2009

Scrivere per resistere

Vi inoltro un estratto di un mio articolo sul controllo dei media in Italia:

“Ora vedo, come in un incubo, che gli Italiani, che a me avevano dato il piacere della libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze compiute dal loro Cavaliere”.

(Di Juan Arias – El Pais 15/6/2009)

La nostra è una società mediatica: una società in cui la realtà viene percepita esclusivamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ciò che non si vede e di cui non viene data notizia, non esiste. Promuovere la propaganda attraverso i media è dunque essenziale per mantenere la base di qualsiasi potere politico, soprattutto di quelli non democratici, e per sopprimere qualsiasi voce che dissenta dalla “linea governativa”.

In Italia il controllo mediatico è in atto da tempo. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Freedom House sulla libertà di stampa in 195 paesi del mondo, l’Italia risulta solo al 71esimo posto a causa della sua situazione anomala a livello mondiale sul piano della proprietà dei media: la concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida, che fa capo alla maggioranza di governo. Per la prima volta, l’Italia è scesa dalla fascia alta dei “paesi liberi” alla fascia intermedia dei paesi “parzialmente liberi”, unico paese dell’Europa occidentale ad essere stato declassato.

Secondo il giornalista Marco Travaglio, il 60/70% degli italiani (dati Censis) non vede Internet, non legge i giornali e si forma un’opinione soltanto guardando la televisione. “Chi guarda solo la televisione non sa nulla, è ignaro” sostiene il giornalista “gli basterebbe fare un salto in Canada, in Australia, per sapere tutto, purtroppo vive in Italia e quindi di quello che succede nel suo paese non gli fanno vedere nulla” riferendosi al documentario Citizen Berlusconi andato in onda in gran parte delle televisioni del mondo, tranne che sulla nostra.

Ad aggravare la situazione di monopolismo mediatico nel nostro Paese è l’ignoranza media della popolazione. Secondo i dati dell’OCSE, il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche necessarie per interagire nella società dell’informazione. Si tratta di persone che non sono in grado di discernere le informazioni recepite, che non sanno difendersi, che non sanno probabilmente cosa votano. Il dilagare dell’analfabetismo funzionale non sembra trovare sufficienti risposte da parte dell’azione politica, men che meno dalla discutibile gestione dell’istruzione pubblica, a cui si è pensato bene di applicare pesanti tagli in modo piuttosto indiscriminato.

L’analfabetismo cognitivo è inoltre l’anticamera di un’altra grossa piaga del nostro Paese: l’analfabetismo digitale, aggravato dalla mancanza di investimenti in infrastrutture che prevedano una connettività veloce e diffusa per tutti. L’impossibilità di connettersi alla Rete significa la preclusione di tutte quelle forme di partecipazione democratica sviluppatesi con l’avvento di Internet. In Rete non solo è possibile accedere in modo veloce ad una grande quantità di dati e di fonti ma è anche possibile un rapido confronto delle stesse, la creazione di una discussione nel merito, uno scambio reciproco di conoscenza.

In Italia non solo la conoscenza digitale non viene adeguatamente promossa, ma addirittura la Rete è stata spesso, negli ultimi tempi, oggetto di frequenti attacchi alla sua libertà d’espressione come la recente legge “ammazza Rete” . In Rete la maggior parte dei dati viene fruita in forma scritta. Mai come oggi la scrittura è ritornata ad essere simbolo di attivismo, se non di vera e propria resistenza nei confronti di un regime tanto subdolo quanto invisibile: quello mediatico.

Giorgia Vezzoli

>>> Per leggere il dossier completo sul controllo dell’informazione in Italia, clicca e scaricalo qui<<<<

2 commenti:

  1. Un applauso. Ma temo che siamo una specie di elite. Gli italiani sono per lo più attempati e dunque poco inclini all'uso di nuovi strumenti tecnologici. La TV è più facile, perchè è fruizione completamente passiva

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  2. Ah, in compenso è passato Videocracy. Dovrei andare a vederlo...

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