venerdì 24 luglio 2009

A proposito di stalking...

E' in onda in questi giorni in tv lo spot "Denuncia chi ti ama" in merito alla nuova legge sullo stalking, divenuto reato.
Per saperne di più sulla legge rimando a questo articolo de La Stampa che lo approfondisce in modo dettagliato. Sullo stalking ci torneremo, ma quel che mi interessa per il momento è l'opinione in merito a questa legge da parte delle donne "sul campo", di quelle che di violenza ne sanno qualcosa perché ogni giorno sono impegnate nel combatterla. A questo proposito, ho trovato un interessante commento alla legge da parte del portale zeroviolenzadonne, di cui vi riporto un estratto. Ognuno, poi, è libero di farsi le proprie idee. Magari apriamo un dibattito su questo tema.
Aldilà delle convinzioni, su una cosa credo che siamo comunque tutti d'accordo: che lo stalking è reato.


"Il legislatore italiano ha varato il disegno di legge che prevede il nuovo reato di “atti persecutori”, seguendo la logica per cui prima si crea allarme sociale su fatti criminosi, accuratamente decontestualizzati, poi si risponde creando nuove fattispecie di reati generiche, difficilmente constatabili, prive di reale efficacia risolutiva del problema.

Delitti e sanzioni destinate a restare sulla carta che però hanno l’effetto di mistificare e nascondere il fatto che è la famiglia della tradizione religiosa cristiano-cattolica il luogo privilegiato ove si origina e si coltiva la svalutazione umana e la violenza sessista contro le donne. Che di lì si propaga a livello di gruppo sociale, di Regione e di Stato.

Quella sullo “stalking” si presenta come una previsione legislativa che rende protagonista, una volta di più, il carnefice. Previsione che nulla dispone in favore della vittima, neppure di colei che è destinata a subire ripetutamente le aggressioni, che non contiene strumenti di riparo, di cura, di sollievo dall’angoscia di un possibile percorso di emancipazione dal dolore e dal bisogno materiale e psicologico.

Sotto il medesimo cielo euromediterraneo, la cattolicissima Spagna ha varato, con ben maggiore serietà ed efficacia, la “Legge organica sulle misure di protezione contro la violenza di genere” (n.1/2004) che riconosce la violenza - anche quando abbia luogo fra le mura domestiche - come problema sociale di cui i Poteri pubblici devono farsi caricom non limitandosi ad inasprire le pene. In questa ottica è stato predisposto un intervento integrato e multidisciplinare che deriva dal fatto di considerare quale origine delle violenza sessista la discriminazione della donna nella società, ciò che consente l’adozione di trattamenti differenziati per sesso.

E’ stato varato un piano nazionale di acculturamento e sensibilizzazione rivolto a tutti ed è previsto un monitoraggio sull’osservanza e l’applicazione concreta della legge mediante apposita Commissione del Consiglio dei Ministri, per la metà formato da donne, che rivedono annualmente le provvidenze necessarie.

Quindi, la legge da valore all’inizio della violenza; ad esempio, minacce anche lievi da parte dell’uomo costituiscono delitto ed è prevista la tutela immediata della vittima: nel termine di 72 ore dalla denuncia il giudice deve emettere un ordine di allontanamento dell’aggressore. Altro che ammonimento del questore con la possibilità di tenere armi a portata di mano, come per la legge italiana.

La legge spagnola prevede inoltre il diritto a prestazioni di sostegno formativo e lavorativo per le donne non autonome.

Il messaggio alle istituzioni è che esse devono assumere ruoli attivi e responsabili anche nella acculturazione: nella lotta contro i pregiudizi prevede lezioni individuali e collettive per disimparare l’educazione famigliare trasmessa dalla famiglia patriarcale.

A tal fine una legislazione complessiva prevede che i partiti politici debbano avviare azioni positive per aumentare la presenza di donne in ruoli decisionali; che sia obbligatoria la presenza di una percentuale dal 40 al 60 per cento di donne nelle liste elettorali, ciò a seguito della riforma elettorale e del codice di parità varato nel 2007."

2 commenti:

  1. bello l'articolo.

    aggiungo alcune mie coniderazioni: ciò che mi preme ricordare è l'impossibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche (di qualsiasi tipo) per PREVENIRE o BLOCCARE SUL NASCERE tentativi di caccia alle donne. per me è una cosa grave. a meno di ripensamenti dell'ultimora.

    che senso ha, infatti, riconoscere come reato lo stalking quando si sa che l'intercettazione (utile ad individure, pedinare e fermare lo stalker in tempo) si può utilizzare solo se si coglie il colpevole in flagranza di reato?

    Chi ferma lo stalker?

    A me non interessa che finisca in carcere, (è ovvio che se ci finisce è meglio), a me rassicura sapere che questa gente può essere fermata in tempo oltre che incarcerata ad omicidio compiuto.

    Fabio.

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  2. Grazie Fabio per la precisazione.
    Se le cose stanno così, è terribile.

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