sabato 27 giugno 2009

C'era una volta la Barbie

Come sono cambiati i gusti (ovviamente pilotati dal marketing) delle bambine di oggi? Ecco la sintesi di un interessante articolo di Laura Laurenzi che risponde in modo abbastanza inquietante a questa domanda:

Barbie compie cinquant'anni. Un'icona senza tempo che invece sembra aver fatto il suo tempo. Perde terreno fra le bambine, affascinate da bambole più ciniche, assorbite dal gorgo del computer e del mondo virtuale, fisse su MySpace, attratte da Second Life e da Facebook dei genitori, da Pet Society se sono piccole, da "Amici" se hanno qualche anno in più.

Le nostre figlie - figlie di internet - soffrono di adultizzazione precoce. Il loro tempo libero è molto più frammentato. Smettono di giocare sempre più presto, inseguono modelli più trasgressivi e meno stucchevoli. Più che vivere davanti alla televisione, come facevano le loro sorelle grandi, si scaricano dal computer i serial prediletti, a' la carte. Quarant'anni fa c'era Topo Gigio, oggi c'è Hannah Montana, bionda protagonista dell'omonima sit-com tivù: ha 14 anni, di giorno è una normale studentessa ma la notte, di nascosto, con una parrucca in testa fa la cantante rock.

Le bambole sono destinate alle bambine piccole, insomma, roba da asilo. Già a sette anni non interessano più. Il bambolotto da cullare e accudire sembra ormai un residuato di guerra.
Fra le "tweens" oggi impazzano le Bratz, bambole allusive, sguaiate, truccatissime, con le caviglie svitabili per accessoriarle di zatteroni sempre più trash e con labbra che sembrano già ritoccate dal chirurgo plastico. E fanno furore anche le Winx, fenomeno tutto italiano che sta conquistando il resto del mondo, nipotine di Sailor Moon, cuginette di Harry Potter, apprendiste fatine o piccole maghe, sottili ed efebiche fino a rasentare l'anoressia.

Barbie a paragone sembra preistoria. Mezzo secolo e lo dimostra tutto. Cinquant'anni combattuti a colpi di ritocchi vari, restyling e lifting: un traguardo difficile, una svolta critica per una ragazza di plastica che è sempre stata perfetta. Ma le vendite sono in stallo, la richiesta rallenta, è debole, patisce la concorrenza, meno cinque per cento, sembra; si corre ai ripari creando un universo parallelo, un mondo Barbie online e interattivo, un cyberspazio che naturalmente è rosa, luccicante e impeccabile. Puoi creare abiti, accessori, case, città, parchi, castelli, e il tuo doppio.

"C'è purtroppo una regressione nei modelli in cui le bambine vengono indotte a identificarsi. Sono spinte sempre più in avanti verso il lolitismo in questa generale accelerazione dei tempi di crescita - osserva Anna Oliverio Ferraris, ordinario di psicologia dell'età evolutiva alla Sapienza di Roma - Barbie puntava sul look ma era anche un modello dinamico, una donna in carriera, emancipata. Oggi viene soppiantata dalle Bratz, che puntano esclusivamente sul look e sullo shopping, e questo è molto limitativo.
Inoltre, ben più che negli anni 70 e 80, assistiamo a una stereotipizzazione dei giocattoli: un fenomeno che è pesante e deleterio, funzionale al mercato. C'è un ritorno a una divisione netta dei ruoli: basta entrare in un grande magazzino e vedere come sono separati e diversi fra loro i reparti per i maschi e quelli riservati alle femmine, in cui tutto è rosa, tutto è stucchevole, tutto è carico di lustrini, e l'unica aspirazione che viene incoraggiata è quella a diventare principessa".

"Le Bratz sono agghiaccianti, ciniche, ammiccanti, disponibili e 'squinzie' quanto Barbie era ed è invece una signora - osserva Chiara Rapaccini, scrittrice e disegnatrice ed esperta del mondo dell'infanzia - Somigliano alle college girls di Tokyo e sono sempre più spesso in mano a bambine che a nove anni già sognano di fare le veline e a dieci rischiano di diventare anoressiche".

Giampaolo Fabris, che insegna sociologia dei consumi all'università San Raffaele di Milano, è colpito dalla carica di sessualità che, sia pure acerba e appena accennata, a suo parere si sprigiona con forza dalle fatine Winx. "Le paragonerei - dice - alle ragazze manga giapponesi. Indubbiamente sia loro che le Bratz, così adolescenziali e ribelli, rappresentano dei modelli culturali più attuali. Invece andrebbe sottolineato come la Barbie interpreti un idealtipo di donna emancipata. Oggetto di idolatria fra le signore che hanno fatto il Sessantotto, ha con il suo muscoloso fidanzato un atteggiamento paritetico, se non di superiorità".

È stata una donna in carriera, anzi: dalle cento (almeno) carriere. Non solo party girl, accessoriatissima. Non solo star e topmodel vestita dai più grandi stilisti del mondo. È stata veterinaria, poliziotta, vigile del fuoco, astronauta, paleontologa, regista, pilota d'aereo, acrobata, ambasciatrice Unicef, candidata presidente ben prima di Hillary, e anche sergente dei Marines.

Il fatto di essere condannata all'eterna giovinezza non le impedisce di invecchiare e di essere superata, sostiene Marino Niola, professore di antropologia dei simboli all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. "La Barbie con il lettore mp3 incorporato e con la chiave Usb è una sorta di ibrido mitologico con due anime. Un restyling tecnologico, potremmo definirlo un lifting, per adattarla agli anni che stiamo vivendo, a quel digito ergo sum che è la forma perfetta dal nostro essere contemporaneo".

"La Barbie compie mezzo secolo ma le bimbe non la sognano più" Da Repubblica.it di LAURA LAURENZI (14 gennaio 2009)

1 commento:

  1. Faccio notare solo una cosa: tutta la tradizione che si ispira ai modelli giapponesi ha un pubblico adolescente e smaliziato, molto in cerca di amorazzi liceali e incline a personaggi psicologicamente accattivanti, come punto di riferimento. Così anche le Winx in realtà, anche se, per un fraintendimento di casa nostra, sono riadattate ad un pubblico di dieci-otto anni (che mi domando come faccia a capire sia loro che, tanto più, i manga). Gli anime giapponesi sono impropriamente dati in pasto ai bambini, che non li capiscono, si annoiano o ne vengono turbati, quando sono più apprezzabili da una fascia dai dodici in su

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