venerdì 22 maggio 2009

Quelle che resistono

"Sono tante nel mondo le donne come San Suu Kyi. Milioni anche se non così colte, così celebri, così esposte nella vita pubblica. Milioni di donne anonime che combattono ogni giorno la loro privata battaglia contro la sopraffazione: domestica, sociale, culturale, politica.

Quando sono molto visibili il potere le eliminerebbe volentieri, proprio perché lo sono non può. La leader democratica birmana è un simbolo e - dice Dacia Maraini - «il regime birmano sanguinario quanto cinico non può permettersi il suo assassinio, pena l'isolamento totale dal consesso internazionale».

Vale per lei come per Yoani Sanchez che scrive per noi da Cuba, per Rebiya Kadeer uigura in terra di confine con la Cina, Joya Malalai afgana, Wangari Maathai africana, Shirin Ebadi iraniana. Le ribelli. I riflettori le tengono in vita. L'attenzione del mondo, ed è per questo che non possiamo dimenticarcene mai.

San Suu Kyi è di nuovo in carcere da ieri, è molto malata. Non è compassione ciò di cui ha bisogno ma vicinanza, presenza, amore per l'ideale che incarna, condivisione. Non è necessario essere in Birmania del resto per capire cosa siano l'isolamento la vessazione la protervia. Giusto ieri la voce del presidente Napolitano si è levata come un argine contro la «retorica xenofoba». Nel giorno in cui questo governo vara le norme contro il reato di clandestinità e i giornali della destra gioiscono - «finalmente cattivi» - il presidente della Repubblica parla a chi volta lo sguardo dalla realtà, a chi dice «non siamo un Paese multietnico» e trova le persone
di origini africane «molto abbronzate». Maleodoranti, nel caso abbiano passato giorni recluse in una stiva. Anche in carcere di solito non c'è profumo di Chanel. Chissà ogni quanto a San Suu Kyi è consentito lavarsi. Per una donna, poi, non profumare di essenze afrodisiache è un delitto. La rende indesiderabile, inadatta all'intimità che solleva il morale del capo. A che cos'altro potrebbero servire del resto le giovani donne se non al piacere? Svegliatevi, moralisti - strillano i proconsoli e i famigli dell'imperatore - il mondo è cambiato.

È vero, purtroppo è cambiato. Ricordate quando, non troppi anni fa, la libertà coincideva anche con la possibilità di indossare una minigonna, per esempio, perché la minigonna non è una «provocazione» all'inevitabile impennata dell'ormone maschile ma un indumento meno costrittivo di altri, non un segno di sottomissione né un fattore di rischio fronte all'incontrollabile pulsione violenta («se l'è cercata, era in minigonna») ma un'espressione di autonomia, affermazione di libera scelta addirittura in quel privato ambito che è il guardaroba? Fu una ribellione al potere, quella di Mary Quant: alle regole della differenza. Sforzatevi di ricordarlo, è difficile perché la risacca ci ha riportati lì ma non è impossibile. Federica Fantozzi ci dice oggi cosa sia diventato il mondo di Noemi, quello dove le ragazzine di tredici anni si fanno il book come fosse un curriculum: per farsi strada. Domani vi racconteremo di chi a sedici anni si spacca la faccia per avere la mandibola uguale a quella di un tronista famoso. Non è disprezzo della realtà: è pena per questi ragazzi.

Anche San Suu Kyi è bellissima, raccontiamoglielo."

di Concita De Gregorio. Articolo segnalato da Francesca.

(Fonte: Il Blog di Concita)

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