domenica 24 maggio 2009

Donne & Pubblicità

Chi di voi non ha visto l'ultimo spot della Rocchetta?
Per chi non avesse avuto ancora il piacere di visionarlo, dietro segnalazione dell'amica Elisa, ve lo riprongo: un' offesa alle donne, come lo ha definito l'associazione Media & Diritti, che si occupa dei rapporti tra immagine e comunicazione, con un esposto recentemente presentato al Comitato di Controllo presso l'Istituto per la Autodisciplina Pubblicitaria.
Poi ci chiediamo come mai il problema dell'anoressia/bulimia stia strabordando nella società contemporanea...Mah????
Non occorre un neuropsichiatra per darci da sole la riposta.



(Fonte: Il mattino.it)

7 commenti:

  1. è incredibile che si possa anche solo pensare di mandare in onda una cosa del genere.
    tutto questo è molto triste. =(
    dobbiamo cambiare le cose.
    grazie per l'informazione, giorgia.

    dario

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  2. Perfettamente d'accordo sullo squallore culturale in cui siamo sprofondati. Da pubblicitario, uomo, cittadino, mi sono sentito offeso professionalmente, umanamente e civilmente da un messaggio così deviante e barbaro. D'altra parte, Rocchetta e Uliveto hanno giocato da sempre sul dualismo bieco e strisciante calciatore-velina (o miss Italia, è lo stesso) sul quale le ultime generazioni di telespettatori si sono appiattite. La creatività dei miei colleghi è retta da un filo più sottile di un perizoma.

    Stefano

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  3. Hai ragione Stefano. Ti capisco perché mi occupo anch'io di comunicazione e la cosa è molto avvilente. Forse a breve scriverò un post sulla mia esperienza di consulenza di comunicazione per le multinazionali...Mi hai dato un'idea. Dobbiamo parlare di queste cose.

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  4. ah... non è soltanto un elisir magico di discutibile belleza, ma l'acqua rocchetta ti fa pure crescere un palmo, non importa l'età che tu abbia...
    il messaggio è così ridicolo che faccio fatica a pensare che ci sia neanche un filo d'intelligenza nelle "menti" che stanno dietro a un tale progetto. a me però quelle che preoccupano sono le menti non mature che ci si trovino davanti. bisogna darsi da fare. grazie per questa utilissima rubrica.

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  5. Grazie Giorgia,
    ho sempre cercato di lavorare in comunicazione in modo etico, responsabile e trasparente. Il fatto però è che non sono concetti tollerati dalle imprese che, in quanto tali, puntano al fatturato.
    Il problema sta nel pubblico, deviato da un'informazione distorta e appiattita su livelli talmente bassi da non permettere la vista di alcun orizzonte. Purtroppo è un circolo vizioso dal quale è difficile uscire:
    produrre programmi di basso livello per selezionare un pubblico permeabile ai messaggi pubblicitari, che a loro volta finanzieranno altri programmi di basso livello, volti ad abbassare ulteriormente il livello culturale dell'utenza, utenza che a sua volta sarà sempre meno ricettiva verso messaggi moralmente e culturalmente più elevati e refrattaria a programmi che la impegnino più del necessario.
    Questa è una formula "perfetta" importata dagli USA in Italia dalle reti Fininvest. Solo che negli States, chi vuole informazione e media di alto profilo ce li ha. Noi no.

    Stefano

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  6. @ irene: grazie a te che ci segui irene.
    @ stefano: esatto, noi no. e chi ci prova viene mandato a casa. questo è qualcosa i peggio che non offrire una scelta in più. questa è censura di ciò che fa riflettere...

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