domenica 5 aprile 2009

La consulta boccia alcuni comma della legge 40

"La legge 40 è una delle leggi più brutte e volgari del mondo. Offende la donna che tenta di essere madre e viola i suoi fondamentali diritti di persona. E’ pertanto una legge palesemente anticostituzionale, eppure il veto della Corte Costituzionale non scatta d’ufficio nemmeno davanti a simili orrori, ma consegue a un ricorso fatto da una coppia ferita nei suoi diritti e a valutarlo ci mette, badate bene, la bellezza di 5 anni!

Un tempo così lungo da essere esso stesso un insulto alla sfera dei diritti del cittadino, tanto più che questa legge offende le donne, una categoria da sempre pregiudizialmente penalizzata e discriminata dalla Chiesa e da uno Stato che non perde colpo per penalizzare ogni giorno una donna già lesa nella parità dei diritti, di retribuzione e carriera, di ruolo politico e gestionale, di disponibilità sfruttata senza sostegni sociali.
Il trattamento morale, legale, lavorativo e sociale delle donne è la cartina di tornasole del carattere progressivo o regressivo di una società che mostra se intende maturare ed evolvere o no.

Purtroppo non solo la Consulta impiega 5 anni a dichiarare illecite alcune parti della legge 40, ma lascia invariati tutti i punti fondamentali: il divieto di rispettare la volontà della donna, il carattere irrevocabile della sua decisione, la sua impossibilità a rifiutare l’impianto di embrioni marci, il divieto di ridurre gravidanze plurime, ma soprattutto il principio che non si deve pensare allo stato di salute e al rischio della donna ma solo all’embrione.

A questo punto, nella grande irritazione di quelle forze che questa legge l’hanno voluta e che sentono la sentenza della Consulta come “una intollerabile intromissione nei poteri del Parlamento”, salta fuori Fini che finge di preoccuparsi delle donne ed elogia queste correzioni come una vittoria di civiltà. Strano, visto che le forze maschili di AN questa legge 40 l’hanno voluta e votata.

La realtà è meno gloriosa: la legge non è molto migliorata, le correzioni della Corte l’hanno resa anche più farraginosa e assurda e occorrerebbe a questo punto una revisione totale del Parlamento, se non fosse che anche le forze di opposizione, essendo in massima parte formate da uomini, non hanno poi tutto questo interesse a fare una legge migliore.

Risultato: la donna e’ e resta discriminata: non puo’ rifiutare all’ultimo minuto l’impianto, deve subirlo come una condanna fatale irrevocabile, non può rifiutare l’introduzione di embrioni marci, deve sapere che in caso di pericolo si preferirà salvare l’embrione e non lei. Sarà sempre, per volere di matrigna Chiesa, messa al 2° posto rispetto a un embrione, che, ripetiamolo mille volte, è solo una possibilità di vita, sapendo che, anche di fronte a questa vaga potenzialità, lei, creatura formata, senziente e pensante, sarà comunque messa da parte senza che si tenga conto della sua volontà e della sua salute.

Contro lo sterile trionfalismo di Fini (ma quando mai i maschi di AN si sono schierati a favore dei diritti femminili?), resta il fatto che per le donne 2300 anni di civiltà occidentale non hanno significato nulla, 2000 anni di Cristianesimo che dalle donne è nato e sulle donne ha stabilito la sua influenza non hanno significato nulla, e siamo rimasti ancora ad Aristotele e alla sua definizione per cui la donna “è e non può essere altro che il contenitore del figlio dell’uomo”!"

Viviana Vivarelli
(Fonte: Masadaweb.org)

Nessun commento:

Posta un commento