venerdì 20 marzo 2009

Omofobia, la politica non sia più sorda

La recente aggressione di Pordenone rende urgente l'estensione della legge Mancino (che condanna azioni e slogan legati all'ideologia nazi-fascista e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali) alla persecuzione per orientamento sessuale.

"Dai andiamo a dare una lezione ai froci". E' cosi’ che e’ nata l'aggressione di Pordenone dove e’ stato selvaggiamente picchiato, in piazza, un giovane omosessuale disabile. Bisogna fare i nomi degli aggressori, tutti rigorosamente italiani, va sottolineato. Nicola Turan, 23 anni, indagato gia’ per scritte razziste, Federico Scabbio e Stefano Ostarita. Mostriamo i volti e pubblichiamo le foto degli italiani aggressori cosi’ come e’ stato fatto per i rumeni!

Si e’ parlato di vigliaccheria, di violenza agghiacciante, ma questa azione ha un nome che deve rimanere impresso nella memoria collettiva: odio omofobo. Una violenza che nasce dalla cultura del rancore verso i gay e che in Italia non trova ancora una sua collocazione nel codice penale. Non esistono aggravanti per questi reati, il che non puo’ che tradursi in una situazione scandalosa.

C'e’ una legge, la legge Mancino del 1993, che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazi-fascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Estendere il campo di applicazione di questa norma anche per motivi legati all'orientamento sessuale e l'identita’ di genere, permetterebbe di avere pene per la diffusione e l'incitamento di atti discriminatori verso gay e trans, oltre che misure piu’ severe per i reati di violenza omofoba.
Purtroppo oggi non e’ possibile. In quell' "andiamo a dare una lezione ai froci" non si individua un aggravante della violenza poi espressa, con il risultato che spesso gli aggressori sono fuori dal carcere in tempi rapidi, o non ci entrano affatto.

La violenza di Pordenone non e’ un fatto isolato anche se questa volta colpisce ancor di piu’ perche’ si e’ trattato di una vittima disabile. Sentiamo crescere attorno a noi un pesante clima di minaccia, che si alimenta di una crescente arretratezza culturale e sociale attorno alla comunita’ lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) .

C'e’ soprattutto un silenzio assordante della politica attorno a tutto quello che possa riguardarci, dalla legge anti omofobia, appunto, ai diritti civili. Si ha la sensazione di un isolamento che ha come altra faccia della medaglia, invece, l'uso strumentale, spesso nella comunicazione, di cio’ che riguarda il mondo lgbt. L'informazione sfrutta a fini scandalistici o di audience le polemiche sui gay e trans, ma all'audience prodotta non corrisponde un avanzamento sul terreno dei diritti.

A tutto questo non ci stiamo. E' tempo di scendere in piazza e agire quotidianamente. C’e’ una politica sorda e cieca che non tolleriamo piu’. Quanti gay o trans devono ancora subire violenza prima che si mettano in atto politiche adeguate? Sulla sicurezza lo scontro spesso giocato sui toni della demagogia e del populismo e’ quotidiano. Basti pensare a come dagli stupri si sia passati a dibattere delle ronde e dell'emergenza immigrati. Questa volta che a delinquere sono tre italiani si parla di un fatto episodico. Non e’ cosi’. Ci vogliono risposte politiche urgenti e concrete. Scendiamo in piazza e facciamoci sentire. Basta violenza e subito una legge anti-omofobia.


di Imma Battaglia
Presidente di GayProgect
(Fonte: Aprileonline)

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