giovedì 26 marzo 2009

Storie di donne: Lilly Ledbetter

Nella sua città la gente la rispetta: lei è quella che ha dato il nome alla prima legge dell’amministrazione Obama, ma è soprattutto la donna che non si è arresa davanti alle ingiustizie. "La battaglia per il salario equo è solo all’inizio"

Ci sono storie che meriterebbero un film. Gli americani sono molto bravi in questo. Tutti ricordano Erin Brockovich, la sua battaglia e l’oscar hollywoodiano che conquistò il film ispirato alla sua storia. E poi ci sono storie che, pur meritando un film, per prima cosa si aggiudicano una bella legge. E anche in questo, l’onore va agli Stati Uniti. La storia di Lilly Ledbetter è il racconto di una speranza.

A Jacksonville in Alabama - la città dove vive - la gente ne parla con rispetto: lei è quella che ha dato il nome alla prima legge dell’amministrazione Obama, ma è soprattutto la donna che non si è arresa davanti alle ingiustizie. Ora ha settant’anni, per diciannove ha lavorato alla Goodyear Tire and Rubber come caporeparto; poi la scoperta: nella cassetta della posta una nota anonima le fa sapere che la sua busta paga vale il 40% in meno rispetto a quella di tre colleghi uomini.

“Non appena ricevetti quel biglietto – ci racconta – mi sentii degradata, come se la mia persona valesse meno. Ci pensai su. Sapevo che se fosse andata come immaginavo, la battaglia sarebbe durata a lungo. Ma dovevo combatterla perché era la cosa giusta e non potevo fare finta di nulla. È stata dura: avrei potuto scegliere la via facile, tirare avanti e fare del mio meglio dimenticando quella faccenda, ma non potevo perché non era giusto.”

Gli ostacoli non mancano: donne e uomini dovrebbero ricevere lo stesso compenso a parità di mansione, ma alla Goodyear non è così. Anzi, lì di salari non si può nemmeno discutere, tanto che Lilly non va direttamente dai suoi superiori ma dritta alla commissione pari opportunità. “In altre occasioni avevo chiesto di sapere come funzionassero le retribuzioni in azienda. Sapevo che la Goodyear stava facendo degli aggiustamenti ma non ci aveva mai comunicato nulla. Gli stipendi erano un gran segreto. Se discutevi della tua paga, lì non lavoravi. Me lo dissero il giorno in cui firmai il contratto.”

Dalla commissione ai tribunali fino alla Corte Suprema, la Ledbetter non si arrende neppure quando il massimo organo di giustizia americano le dà torto. Per i giudici avrebbe dovuto presentare il ricorso entro 180 giorni dalla prima discriminazione, ma come avrebbe potuto se alla Goodyear i salari erano top secret? Il suo caso fa discutere anche in campagna elettorale. Per il candidato repubblicano John McCain è la dimostrazione che le donne hanno bisogno di più istruzione. È questa mancanza a rendere più deboli i loro salari.

“Come potevo istruirmi di più? – ci domanda la Ledbetter –. Ho la laurea, ho frequentato la scuola di ingegneria, arrivavo seconda ai test di valutazione aziendali tanto da poter scegliere in che area operare. Quella per me fu un’offesa.” I democratici le sono vicini, Barack Obama in particolare e quando viene eletto le dedica il suo primo atto ufficiale: il Lilly Ledbetter Fair Pay Act per l’equità salariale. “Credo che sia solo l’inizio: c’è un altro disegno di legge in esame –il Paycheck Fairness Act; alcuni lo considerano una sorta di martello destinato a dare manforte al chiodo, cioè alla legge che porta il mio nome. Penso che assisteremo ad altri cambiamenti perché questa storia non solo ha fatto scendere in campo le donne, che sono decise a non essere più bistrattate e malretribuite, ma ha catturato anche l’attenzione degli uomini. La classe media ha bisogno che lavorino sia donne che uomini e poi, spesso, sono proprio le prime a prendersi cura della famiglia, dei disabili, dei bambini ed è molto difficile farlo quando il proprio salario non è equo.”

Di mezzo, però, c’è anche la crisi economica. Se oggi in media le donne americane guadagnano il 25% in meno rispetto ai colleghi uomini, che ne sarà dei loro salari o dei loro posti di lavoro man mano che i morsi della recessione si faranno sentire? Per Lilly Ledbetter non ci sono dubbi. La sua storia è il racconto di una speranza: “Non penso che la crisi rallenterà questa spinta innovatrice, tutt’al più potrà potenziarla. Perché negli Stati Uniti le persone sono stanche e lottano disperatamente per far tornare i conti. Eppure ancora oggi sono in tanti a non essere pagati equamente. La spinta al cambiamento continuerà a crescere”.

di Martina Toti, Radioarticolo1
(Fonte: Rassegna.it)

1 commento:

  1. Purtroppo inutile. A chi vorrà pagare meno una donna basterà far uscire dal cappello magico un nuovo ruolo gerarchicamente più basso ma altrettanto faticoso da ricoprire e metterci le signore, oppure direttamente assumere solo maschi nei ruoli apicali

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