martedì 27 gennaio 2015

EXTRATERRESTRE ALLA PARI

Nel 1979 avevo due anni. Nello stesso anno veniva pubblicata la prima edizione di un romanzo per ragazzi/e di Bianca Pitzorno dal titolo "Extraterrestre alla pari".
Io l'ho scoperto solo da poco, grazie a un'amica che me l'ha suggerito (grazie Lucia!), e ne sono rimasta estremamente colpita.
"Extraterrestre alla pari" è un libro attualissimo, moderno e, per certi versi, geniale.
Proporre oggi questa lettura parrebbe quasi rivoluzionario se non si sapesse che è stato scritto così tanti anni fa'.

"Extraterrestre alla pari" è la storia di Mo, abitante della stella Deneb venuto sulla Terra e accolto da una famiglia terrestre per una sorta di soggiorno alla pari. 
Ma le cose, per Mo, si fanno complicate fin da subito perché i Denebiani, a differenza dei Terrestri, non sviluppano differenze sessuali fino a circa 18 anni (che su Deneb corrispondono a circa 50 anni).
La cosa mette subito in imbarazzo e angoscia i genitori terrestri di Mo che non riescono proprio a interagire con lui (o lei?) senza saperne il sesso temendo di non poterlo educare nel modo corretto.
A quanto pare, infatti, sulla Terra questa cosa di sapere se un bambino è maschio o femmina è proprio fondamentale. 
Tant'è che, mentre su Deneb i genitori non si preoccupano della questione e attendono con serenità lo sviluppo dei figli, ogni cosa sul nostro pianeta sembra essere differente per un bambino o una bambina a seconda del sesso: dalla cameretta, ai giochi, ai vestiti, al modo di comportarsi. 

giovedì 11 dicembre 2014

AL VIA LA CAMPAGNA "NATALE SENZA STEREOTIPI"

Educare alle differenze propone la campagna NATALE SENZA STEREOTIPI per sollecitare gli adulti ad acquisti consapevoli. "Spesso - si legge sul sito dell'associazione SCOSSEanche per mancanza di riflessione e superficialità, gli adulti sono i primi ad assecondare le strategie di marketing che propongono giocattoli e attività ludiche rigidamente differenziate in base al genere.

In cosa consiste, in concreto, la campagna? La proposta è quella di usare due adesivi, uno positivo e l’altro negativo, sulle immagini che si ritengono più opportune: "immagini di giocattoli e attività ludiche che consolidano stereotipi di genere o, al contrario, li contrastano" si legge nelle istruzioni della campagna pubblicate su Scosse. L'invito è quello di sensibilizzare online i propri contatti e invitare i propri concittadin* a fare acquisti intelligenti: "sotto l’albero, quest’anno, non rinforziamo gli stereotipi e la divisione tradizionale di ruoli tra maschi e femmine. Regaliamo libertà e immaginazione".

Maggiori informazioni sulla campagna le trovate sul sito di Scosse.

mercoledì 3 dicembre 2014

"ABBIAMO DECISO DI RIMANERE INCINTI": COME NARRARE LA GRAVIDANZA IN MODO ORIGINALE

40 Settimane è una delle ultime uscite di Settenove, la casa editrice nata per prevenire la discriminazione e la violenza di genere, ben nota e amata su Vita da streghe (non fosse altro perché è anche la casa editrice di "Mi piace Spiderman...e allora?" ;).
40 settimane è un libro che parla di gravidanza ma lo fa, come è nella filosofia di Settenove, in modo "differente".
A cominciare dalla scelta del linguaggio. Il libro è infatti una graphic novel, la prima edita da Settenove, di Glòria Vives Xiol, che ne ha curato testi e disegni.

La cosa che mi ha più colpito di questo fumetto è compresa già nell'incipit.
Io e Guille abbiamo deciso di rimanere incinti scrive l'autrice. Sì perché questa gravidanza non è solo descritta narrando i cambiamenti fisici ed emotivi della futura mamma ma anche i comportamenti e gli stati d'animo del futuro papà. 
Guille, il compagno della protagonista, ha uno spazio molto rilevante ed è presente fin da subito non come personaggio secondario ma direi più come co-protagonista. (Guille e la pancia iniziano a comunicare tra loro senza alcuna mediazione da parte mia).

40 settimane diventa così "uno sguardo a due" sulla gravidanza, libero da  pregiudizi. Il registro è decisamente ironico e divertente ma nello stesso tempo realistico, scevro di parole affettate e di ipocrisia.
In 40 settimane si va dallo sconforto di un aborto spontaneo all'ilarità della prima ecografia (Non capiamo assolutamente nulla della eco ma ci piace tantissimo) alla commozione della nascita passando attraverso la comicità con cui viene narrato il rapporto con gli altri e il proprio corpo (Mi sconvolgono le migliaia di mani che toccano la mia pancia durante il giorno). Il tutto è un'altalena di sentimenti che ben rispecchiano le tante sfaccettature emotive di un'esperienza tanto importante quanto complessa.

40 settimane, insomma, è un libro davvero carino. Se volete saperne di più vi rimando alla scheda presente sul sito (tutto nuovo) di Settenove. 

mercoledì 19 novembre 2014

LA RICERCA: COME LA PUBBLICITA' RACCONTA LE DONNE E GLI UOMINI IN ITALIA

Clicca sull'immagine per sfogliare la presentazione di Guastini
La pubblicità italiana è sessista? Per rispondere a questa domanda Massimo Guastini (Presidente dell'Art Directors Club Italiano), ha condotto una ricerca - qui le slides di Guastini, qui il pdf completo - insieme a Giovanna Cosenza (Presidente del corso di laurea in Scienze della comunicazione all’Alma Mater di Bologna, Presidente del Co.Re.Com Emilia Romagna), Jennifer Colombari ed Elisa Gasbarri, assegniste di ricerca presso l’Università Alma Mater di Bologna. La ricerca è stata realizzata anche grazie a Nielsen Italia, che ha messo a disposizione gli annunci da monitorare e i dati degli investimenti pubblicitari, ed è stata presentata a Roma il 18 novembre durante l'evento “ROSA SHOCKING. Violenza, stereotipi… e altre questioni del genere" organizzato da WeWorld Intervita. 
Di seguito il comunicato stampa dell'ADCI sui risultati della ricerca, i cui dati sono illuminanti. Uno su tutti: le donne “disponibili sessualmente” sono, per la pubblicità italiana, 22 volte più frequenti degli uomini con lo stesso tipo di disposizione. 
Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini, in Italia.
Gli autori e le autrici della ricerca si sono posti l’obiettivo di rispondere a una domanda fondamentale:
Quando la pubblicità italiana rappresenta la donna e l’uomo lo fa in modo paritario?
Quasi 20 mila campagne (tv, radio, affissione, stampa e banner) sono state osservate e catalogate in categorie prive di un giudizio etico o morale (per esempio: sessista o non sessista). Ne sono derivate 12 categorie per la donna e 9 per gli uomini.
Per le quasi 7 mila campagne monitorate nel mese di dicembre si sono valorizzati, grazie a Nielsen Italia, anche gli investimenti pubblicitari.

lunedì 17 novembre 2014

CI VEDIAMO A "SIAMO PARI", FILM FESTIVAL SUI DIRITTI DELLE DONNE!

Domenica 23 novembre, nell'ambito della rassegna cinematografica "Siamo Pari"di WeWorld Intervita, che si tiene dal 21 al 23 novembre presso il Teatro Litta di Milano, interverrò durante la tavola rotonda sul tema "Quanto è radicato il sessismo nelle nostre vite? Siamo ancora molto lontani dal colmare il gender gap, soprattutto in mondi tradizionalmente maschili. Come possiamo cambiare prospettiva? Storie di donne che hanno iniziato a riscrivere le regole". 
Di seguito il comunicato stampa della rassegna:


WeWorld, ONG milanese che si occupa di garantire i diritti dei bambini e delle donne più vulnerabili in Italia e nel Sud del Mondo, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne rinnova l’appuntamento – dal 21 al 23 novembre - con Siamo Pari! La Parola alle Donne, la rassegna cinematografica nata con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sulla condizione femminile in contesti difficili utilizzando un linguaggio immediato e coinvolgente come quello cinematografico.

L’intero evento si svolge con il prestigioso patrocinio di: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Women for Expo e con il generoso contributo di: Poste Vita Pricewaterhousecoopers Spa, State Street Corporation e UBI Banca.
Anche per l’edizione 2014 il Media Partner è Corriere della Sera 27esima Ora.

giovedì 13 novembre 2014

"L'ALTRA PARTE DI ME", LA STORIA DI GIULIA E FRANCESCA

Due persone si incontrano su Facebook, si scrivono, si conoscono, abitano lontane e così parlano tramite Skype. Si innamorano. Sono davvero molto giovani, tuttavia riescono a incontrarsi, seppur fra mille difficoltà, sancendo l'inizio di una storia d'amore importante.

Ora, se queste due persone fossero un ragazzo e una ragazza potrebbero, per esempio, parlare ai propri genitori di questa novità così grande nella loro vita, potrebbero chiedere il loro consiglio, l'aiuto per potersi incontrare con una certa costanza, potrebbero invitare a casa la loro metà per conoscere la propria famiglia, potrebbero mangiare tutti insieme e poi, magari, passeggiare mano nella mano per la città...

E invece tutto questo, per le persone protagoniste de "L'altra parte di me", non è affatto scontato, né così semplice. Perché queste persone non sono un lui e una lei, ma sono Francesca e Giulia.
E' forse questo che mi ha più toccata del nuovo libro di Cristina Obber pubblicato per le edizioni Piemme, la semplicità con cui viene narrata una storia d'amore intensa e, di contro, lo spietato realismo con cui questa storia viene contrastata dal mondo esterno, per paure e pregiudizi. Ho empatizzato con le protagoniste e mi sono arrabbiata con chi non le comprendeva e la faceva sentire sole, come se stessero facendo qualcosa di male e non semplicemente vivendo un amore pieno di rispetto.