giovedì 3 dicembre 2009

Sogno un mondo dove non esistano più maschilismi e femminismi

Quella di oggi è una lettera rischiosa. Forse destinata a scatenare polemiche. E tuttavia non ho potuto fare a meno di scriverla.

In questo periodo sento molto parlare di femminismo. Tante donne rivendicano, giustamente, l'orgoglio di essere femministe. Sul blog de "Il corpo delle donne" c'è un bellissimo video che sradica gli stereotipi della parola femminista in modo fresco e originale.
Però mi chiedo e nel contempo chiedo a tutti, perché ne sento davvero il bisogno: che cosa vuol dire essere femminista? Cosa vuol dire oggi essere femminista?
Io il movimento femminista purtroppo non l'ho vissuto e ammetto, davvero, di non conoscerlo a fondo. Provate, dunque, a spiegarmelo voi.

La prima sensazione che provo a sentirmi affibbiare questa parola non è tanto il fastidio dell'immaginario rabbioso, duro e scarsamente femminile che si è voluto perpetrare negli anni su questo termine, perché sono consapevole della manipolazione culturale e mediatica avvenuta a suo discapito negli anni recenti. Non è nemmeno la paura di etichettarmi politicamente. La prima cosa che provo quando mi dicono che chi si impegna per le cose in cui credo è un/una femminista è il dubbio. Quello di una domanda troppo pesante da ricacciare indietro: perché per difendere i diritti delle donne, per denunciare l'uso scorretto dei loro corpi e lottare contro l'abuso violento che le donne subiscono ogni giorno devo per forza definirmi una femminista?
Non sono semplicemente una persona che difende ciò che per lei è giusto in questo momento?

Nella mia vita ho combattuto tante battaglie: ho promosso la filosofia dei world social forum ma non mi sono mai definita una terzomondista, ho promosso l’altra economia ma non mi sono mai definita una no global. Ho fatto battaglie politiche di dissenso ma non sono mai stata una comunista. Perché ora devo per forza definirmi per affrontare la nuova sfida che sto intraprendendo? Su questo blog ho parlato spesso dei diritti dei gay, dovrei dunque definirmi una omosessualista?

I nomi sono importanti. I nomi ci identificano. I nomi definiscono e, definendo, impongono dei limiti.
Perché definirci? E se proprio dobbiamo definirci, perché non provare a farlo in modo creativo? Creando nuovi termini, aperti, scevri da qualsiasi etichetta o falsi pregiudizi.

Sogno un mondo dove non esistano più femminismi e maschilismi ma movimenti fatti da persone per le persone, che si confrontino di volta in volta su tematiche sempre diverse. Sogno un mondo dove non si parli più né di uomini, né di donne ma di persone.

Questo non significa non riconoscere il passato e gli sforzi fatti fino adesso, questo non significa essere ingrati o sminuire tutti coloro che sono, sono stati e si sentono femministi. Significa liberarsi dai limiti imposti dalle definizioni per creare qualcosa di nuovo, con una propria identità, che riconosca il passato ma nel contempo se ne affranchi.

Io devo la mia libertà di essere umano e di donna a molte persone e molti movimenti, non solo femministi. Di tutti riconosco il merito. Ma non per questo mi devo definire come appartenente ad essi per poter progredire nelle mie conquiste. Anche quelle di donna.


La Nuova Era

Sono negli impeti di chi si dà voce
e non delega, non pospone, non spera,
ma si afferma.

Sono nel grido gioioso dell’umanità
stupita della propria bellezza.

Sono dove è la coscienza,
e dove questa si oppone all’interesse
di coloro che non per merito, non per coraggio,
né per illuminazione
furono assunti a governare questa civiltà.

Sono nel desiderio di osare
e di ricercarsi oltre misura.

Sono dove ogni cosa è una e molteplice,
scomposta nelle differenze,
congiunta nel tendere unanimemente
alla dignità.

Sono nelle parole che non narrano di uomini,
né di donne
ma di anime generate dal medesimo palpito creativo.

Io sono l'era dell'Incanto.

E con gli sguardi di chi mi percepisce
investo la disattenzione di chi non mi crede possibile.

(Giorgia)

martedì 1 dicembre 2009

Horror TV: Il maschilismo del Grande Fratello e le sue donne silenziose

Da mondodonna:

"Nella puntata di ieri del Grande Fratello la Marcuzzi si è lanciata in una sorta di "sgridata" ad alcuni concorrenti, causa il loro maschilismo. I ragazzi e le ragazze che abitano la casa sembravano cadere dalle nuvole, rivelando quindi (e tristemente) che, per entrambe le categorie (uomini e donne), il regime delle differenze "sessuali" instauratosi in quattro e quattr'otto nel micro-sistema sociale in cui si sono ritrovati a vivere, li vedeva perfettamente a loro agio.
O forse no. A dire il vero in più di una volta qualche ragazza si era lamentata per atteggiamenti che al di fuori potrebbero a tutti gli effetti essere considerati come delle vere e proprie molestie. Ma non più di tanto. Ma quello che mi sciocca più di tutto è che davanti alle telecamere queste ragazze si trattengano dal protestare più di tanto...perchè forse si sentono, in qualche modo, tenute ad mostrarsi compiacenti. Non fanno forse così tutte in tv?

Altra cosa indicativa delle relazioni di genere che si sono create all'interno della casa sono stati anche alcuni episodi fastidiosi nei confronti del primo concorrente gay dichiarato della casa, che hanno visto praticamente tutti i ragazzi coalizzarsi contro di lui (che è rimasto dunque fuori dal branco) per sottoporlo a sciocchi scherzi.

Dove c'è maschilismo, insomma, stanno male tutti. Anche gli uomini stessi, forse però ancora loro non lo capiscono. "

Link al video: http://www.youtube.com/watch?v=u1GE8GsBf48

venerdì 27 novembre 2009

RU486: un po' di chiarezza

"La pillola del giorno dopo (Pgd) è un metodo di contraccezione di emergenza nelle 72 ore successive al rapporto, blocca l'ovulazione o inibisce il viaggio degli spermatozoi e non è in alcun modo abortiva.

Dal 2002 una Risoluzione del Parlamento europeo raccomanda ai governi degli Stati membri e dei paesi candidati di agevolare l'accesso alla contraccezione d'emergenza a prezzi accessibili
Negli USA dal 2006 la pillola del giorno dopo si vende liberamente in farmacie e supermercati, senza ricetta a donne sopra i 17 anni, con ricetta per le minori .
In Italia ci vuole la ricetta. La Chiesa ha cercato di bloccarla dicendo che non appena lo spermatozoo arriva, si deve considerarlo ‘annidato’ e parlare lo stesso di aborto chimico.

Diverso è il Mifepristone o RU486, per l'interruzione volontaria di gravidanza, uno steroide sintetico utilizzato per l'aborto chimico nei primi 2 mesi della gravidanza. Non rende indispensabile l'ospedalizzazione, ma il governo italiano lo chiede lo stesso anche se non richiede interventi chirurgici. Blocca l'azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, come nelle mestruazioni.
In Italia questo farmaco è stato attaccato in ogni modo dalla Chiesa.
Il 30 luglio 2009 la RU-486 viene approvata dall'Agenzia italiana del farmaco ed entra a far parte dei farmaci utilizzabili in Italia. Ma oggi, 25 novembre, la commissione Sanità del Senato la blocca di nuovo chiedendo un altro parere dell’AIFA, e esige 3 giorni di ricovero in ospedale, che sono inutili.

Il nostro ritardo è vergognoso. In Europa la RU486 c’è da 20 anni. La Francia lo mette in commercio nel 98, l’Inghilterra nel 90, Spagna 94, la Germania 99. I Paesi in cui è attualmente utilizzata sono Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.
Pdl e Lega dicono che con la RU486, l'interruzione di gravidanza diventerebbe troppo facile per le donne.

Il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier dice: "L'uso della pillola è preferibile a un intervento chirurgico. Il farmaco è usato da più di 20 anni. Non ci sono controindicazioni farmacologiche, ma solo etiche. Finché non c'è un sistema nervoso sviluppato l'embrione non può essere considerato un uomo, questo avviene intorno al 3° mese di gravidanza. Il farmaco è un analogo di ormoni naturali e comporta rischi deboli dal punto di vista della salute, proprio come un qualsiasi altro contraccettivo. Non serve alcuna ospedalizzazione".

In Italia, paese dove non esiste un Ministro alla Sanità, una Commissione ha sottoposto il farmaco a un esame infinito per rimetterla poi al Governo che l'ha stoppata come favore politico alla Santa Sede, dicendo (Gasparri) "Che avrebbe reso la cosa troppo facile alle donne!" Bene! Anzi cerchiamo di rendergliela più dura la vita alle donne, che se sopravvivono a stupri, violenze domestiche, aggressioni e molestie, magari poi si montano la testa!
Il corpo delle donne è la merce di scambio per contrattare consensi politici. Una volta si compravano le indulgenze. Ora è più facile vendere il corpo di qualcun altro.

Si dovrebbe poi accennare a quell’altra vergogna italiana che è l’obiezione di coscienza dei farmacisti alla pillola del giorno dopo e del personale ospedaliero anche alla RU486, come già è stato per l’aborto terapeutico. Altri mezzi con cui in Italia, col silenzio dello Stato, si perpetua la violenza alle donne. "

Viviana Vivarelli
masadaweb.org

Dedicato ai maschi


Ti amo quando sei un uomo

Quando ti posi sulla soglia, in attesa,
pazientando fra le mie rovine.

Quando abiti nel dubbio,
quando rifletti e poi mi guardi
con accanto la tua idea delle cose.

Quando non dici,
perché stai cercando nuove parole.
Quando non chiedi perché abbiamo già avuto.

Ti amo così

quando ti avverti
e tieni conto del tuo respiro,
quando giochi e il tuo sorriso si scioglie nel mio giorno.

Ti amo quando mi incontri
senza sapere se verrai accolto,
se sarai il mio amante, il mio sole,
il mio altro.

Ti amo quando sei forte ma non mi divori,
e ti schiudi
nel tremore di non saperti maschio.

Ti amo quando sei un uomo.

(G.V.)


Dedico questa poesia al mio uomo perché lo amo e a tutti i maschi del mondo perché vivono in una fase di nuova identità. E perché in mezzo a tanti episodi di violenza, oltre alla rabbia, oltre alla denuncia, a volte occorre anche un grido d'amore.